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About Frequenze Partigiane
Per fare incontrare passato e presente pensiamo che si possa partire dal concreto di una via, una piazza, che ricorda una persona ed un fatto storico accaduto. Il racconto parte da qui e si dipana come un incontro, anche fisico con le testimonianze che quel determinato luogo richiama. Il progetto radiofonico è quindi una raccolta di luoghi e fatti che tiene insieme la cornice di fondo, ovvero la storia della Resistenza.
- Publisher
- Radio Frequenza Appennino
- Category
- history · news · society & culture
- Language
- it
- Explicit
- No
- First episode
- 5 Feb 2021
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- 14 Nov 2021
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14 Nov 2021
Puntata 22: Live Spagna 1936
“Giurate su queste parole, fratelli, di morire piuttosto che accettare tiranni” Questa frase, scritta su un treno di volontari in partenza per il fronte dell’Aragona rende il pensiero che guidò le azioni dei miliziani antifascisti nella Guerra di Spagna. Ma questa breve e cruenta guerra, non fu solo una guerra civile. Da tutto il mondo accorsero volontari in difesa della Repubblica, Hitler e Mussolini sostenevano con armamenti di ogni genere e truppe i golpisti. In Spagna in quegli anni si decideranno le sorti dell’imminente Seconda Guerra Mondiale. Nell’80° anniversario dello scoppio della Guerra Civile Spagnola (https://www.anpi.it/storia/101/la-guerra-civile-spagnola) incentriamo questa puntata (https://www.frequenzappennino.com/news/notizie-dal-territorio/2016/frequenze-partigiane-live-stiore-monteveglio/) sulle biografie degli abitanti del comune di Valsamoggia che decisero di sostenere il fronte antifascista a vario titolo. Donne e uomini, nati o residenti a Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno che dalle località in cui erano in esilio o dalla Madrepatria abbandonarono tutto per accorrere in Spagna. Vi furono anche fiancheggiatori e sostenitori che dall’Italia sfidarono la repressione fascista, contribuendo a raccogliere fondi e fare propaganda contro il sostegno italiano a Francisco Franco. Tante piccole grandi storie di volontari delle Brigate Internazionali che hanno rischiato di cadere nell’oblio sono state riscoperte dal lavoro degli storici Luciano Casali, Daniel Degli Esposti e Vincenzo Sardone. Per l’occasione è stato prodotto un volumetto che raccoglie le loro biografie ed inquadra queste vicende; nel live abbiamo ricordato anche due di loro che caddero nei combattimenti contro le truppe franchiste. Luciano Casali (https://it.wikipedia.org/wiki/Luciano_Casali) nel suo intervento telefonico ha ricostruito la Guerra di Spagna dal un punto di vista militare e politico. L’attore Matteo Belli ha letto volantini di propaganda originali dell’epoca, stampati clandestinamente in Italia; ad accompagnare gli oratori storici, canti antifranchisti e moderne canzoni antifasciste. A completare l’atmosfera, purtroppo non rendibile per radio, alle spalle degli ospiti campeggiava la bandiera della Repubblica Spagnola: rossa, gialla e viola. Un ulteriore intervento è stato quello di un parente di Cremonini Mario che ha ricordato la sua vita con aneddoti unici. In mostra era presente la camicia rossa originale di Mario con tanto di distintivo repubblicano. Nel 2019 si è concluso questo ciclo di ricerche con la mostra “Oggi in Spagna domani in Valsamoggia” (https://anpibologna.it/eventi/oggi-in-spagna-domani-in-valsamoggia/) presso la Rocca di Bazzano che approfondiva le biografie degli antifascisti dei cinque municipi degli anni ’30. “Oggi in Spagna domani in Italia” ammoniva Rosselli (https://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/elzeviri/oggi-in-spagna-domani-in-italia/), perché ieri come oggi “Non passeranno!”.

12 Apr 2021
Puntata 21: Sandro Pertini
“La comunicazione che mia madre ha presentato domanda di grazia in mio favore, mi umilia profondamente. Non mi associo, quindi, a simile domanda, perché sento che macchierei la mia fede politica, che più d’ogni cosa, della mia stessa vita, mi preme.” (Sandro Pertini, 1933) Ci sono personaggi che oltrepassano le barriere della politica, delle istituzioni e diventano vere e proprie icone popolari. Sandro Pertini è l’esempio perfetto di icona popolare, un personaggio capace in maniera quasi istintiva di essere non solo “tra la gente” ma “con la gente”. Una connessione umana e sentimentale prima ancora che politica col popolo che ha rappresentato lungo tutta la sua vita politica. Sarebbe meglio parlare di “vite politiche”, perché Pertini ha vissuto appieno il suo secolo nelle alterne vicende della nostra democrazia. Classe 1896, già nel 1918 lo vediamo iscritto al PSI (giovane avvocato appena laureato) e poi al fronte durante la prima guerra mondiale. Nel 1925 la prima condanna per propaganda antifascista, sarà la prima di una lunga serie che lo porterà poi alla clandestinità, tra Italia e Francia. Nel 1929 viene arrestato e condannato a 11 anni di reclusione, rifiuterà anche la grazia richiesta da sua madre. Nell’agosto 1943, alla caduta del fascismo, tornerà in libertà e subito si adopererà per organizzare la Resistenza. La nascita della Repubblica lo vedrà ovviamente tra i protagonisti, prima come padre costituente, poi come deputato, fino all’elezione al Quirinale del 1978. Rimarrà in carica fino al 1985 per poi rimanere senatore fino alla morte avvenuta nel 1990. Dietro questa scarna biografia (http://www.associazionesandropertini.it/biografia-di-sandro-pertini/) (troppo ci sarebbe da scrivere) ci sono i travagli di una vita vissuta intensamente e avventurosamente dalla parte del popolo. Può sembrare retorica, ma Pertini ha sempre concepito il proprio impegno politico come servizio per la collettività. Un uomo che ha avvicinato le istituzioni ai cittadini, senza astruse formulazioni ideologiche ma con gesti di portata straordinaria. Fin dai tempi della presidenza della Camera ha sempre aperto le porte ai giovani per incontrare numerose delegazioni. Da Presidente della Repubblica impossibile non ricordare le immagini del Presidente festoso sugli spalti di Spagna ’82 (http://www.andreapazienza.it/paz-l-artista/bibliografia-paz/15-pertini.html) o le sue parole di commozione ai funerali delle vittime della strage di Bologna del 1980. Come dimenticare le simpatiche vignette dedicate da Paz al grande “PERT (http://www.andreapazienza.it/paz-l-artista/bibliografia-paz/15-pertini.html)“? Un Presidente partigiano (https://www.frequenzappennino.com/news/2016/un-partigiano-presidente/), per dirla come un titolo di una canzone popolare, ma soprattutto un Presidente di tutti gli italiani che in anni difficili (erano gli anni del terrorismo) ha ricordato a tutti le radici antifasciste della nostra democrazia.

11 Apr 2021
Puntata 20: Guido Jurgens
“Se tutte le città d’Italia avessero fatto come Sarzana il fascismo non sarebbe passato” (Sandro Pertini) Il nome di Guido Jurgens (https://www.frequenzappennino.com/news/2016/dai-monti-sarzana/) ai più non dice nulla. Anche chi si occupa di storia della Resistenza fatica a ricordare quel nome. Eppure quel nome è al centro di un episodio che merita di essere ricordato, passato alla storia come “i fatti di Sarzana (https://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1921/i_fatti_di_sarzana)“. Jurgens era infatti l’ufficiale dei carabinieri posto al comando della Caserma di Sarzana nei drammatici giorni dell’estate del 1921 (https://biblio.toscana.it/argomento/Fatti%20di%20Sarzana) che videro l’assalto dei fascisti alla cittadina ligure. In un crescendo di violenze ormai in tutta Italia non si contavano più gli assalti alle camere del lavoro, alle cooperative ed a tutte le sedi del movimento operaio. In Lunigiana però i fascisti trovarono pane per i loro denti, gli Arditi del popolo in breve arriveranno a contare numerosi iscritti. Proprio la reazione inaspettata di contadini ed operai mise in difficoltà i fascisti che decisero quindi di alzare il tiro cominciando ad uccidere gli oppositori. Sarzana era rimasto uno dei pochi comuni rossi ed il sindaco socialista Arnaldo Terzi (http://www.isrlaspezia.it/wp-content/uploads/2014/11/Sarzana-Terzi-Pietro-Arnaldo-via.pdf) (alle elezioni del 1920) aveva avuto l’ardire di esporre la bandiera rossa dal balcone del comune. Per i fascisti questo fu un affronto incredibile. Già il 12 giugno 1921 durante una spedizione dei fascisti di Carrara fu ucciso a Sarzana l’operaio Luigi Gastardelli. A luglio negli scontri seguiti all’assalto squadrista della cooperativa di Monzone furono uccisi due comunisti, Dino Rossi e Primo Garfagnini. Tutti questi episodi portavano la “firma” dei fascisti di Carrara, comandati da Renato Ricci. Questi atti di squadrismo sempre più violenti ebbero l’effetto di coagulare il fronte antifascista di Sarzana: socialisti, anarchici, comunisti e repubblicani decisero di fare fronte comune in un comitato presieduto dal sindaco Terzi. Il 18 luglio fu proclamato lo sciopero generale, mobilitando anche gli operai e i ferrovieri della Spezia. Fu creata una fitta rete di staffette e di sorveglianza del territorio, incentrata sugli Arditi del Popolo che, nonostante fossero osteggiati a livello nazionale dai partiti di sinistra e considerati politicamente immaturi, controllarono, almeno in un primo tempo, il territorio del circondario con il sostegno della popolazione e delle forze politiche. I carabinieri, anche pere evitare un crescendo di violenze, arrestarono il 18 luglio 11 fascisti tra i quali lo stesso Renato Ricci. Proprio per liberare Ricci i fascisti toscani decisero di dare l’assalto a Sarzana. All’alba del 21 luglio 1921 una colonna di circa 500 fascisti, agli ordini di Amerigo Dumini è decisa ad entrare in città per liberare Ricci. Presso la piazza della stazione di Sarzana trovano lo sbarramento di una pattuglia di carabinieri guidati da Jurgens. L’ufficiale non cede alle richieste dei fascisti, la tensione è alle stelle quando all’improvviso qualcuno tra i fascisti esplode un colpo ed i carabinieri rispondono al fuoco. A sera si conteranno circa 14 fascisti caduti I fascisti si disperdono fuggendo nelle campagne, dove alcuni furono uccisi dagli Arditi del popolo che presidiavano la zona. E’ interessante notare come la reazione del <a href="https://web.archive.org/web/20180729111943/http://old.comune.sarzana.sp.
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