25 Oct 2026
210 Abbarbicati
Trascrizione
Però un merito ai social dobbiamo comunque darlo, perché ci stanno aiutando a capire tante cose di noi, tante cose degli altri, e riflettere su come ci siamo ridotti, su quali sono le condizioni nelle quali oggi noi affrontiamo la realtà e ci dà un'indicazione forte e chiara di come ragioniamo.
Il caffè è più buono se ristretto, forte sì, ma non troppo lungo. Se vuoi prenderti il tempo per gustarti una brioche, molto meglio il cappuccino, sempre forte ma pacato. Un cappuccino con Paolo quando il tempo di un caffè non basta più, sempre con Paolo Pugni.
E dopo qualche settimana torna il cappuccino per riflettere su questo aspetto. Mi sono successe un po' di cose che, diciamo così, ho visto un po' di cose in rete e mi sono reso conto che valeva la pena di dedicare qualche minuto alla preparazione di questo cappuccino. Volevo quindi condividerlo proprio con te, condividere con voi queste, questi, queste riflessioni, questi spunti. Cosa Cosa ho notato in particolare? Ho notato in modo. Molto netto questa faccenda che siamo talmente tanto presi dai nostri pensieri, da quello che desideriamo, da quello che vogliamo, da quello che per noi è significativo, che finiamo per diventare miopi. E c'è da farsi una domanda su questo, ma siamo talmente legati a doppio filo a quello che pensiamo, perché così siamo rassicurati, perché abbiamo perso altri fondamenti. E allora nella certezza. Altezza di quello che io penso e quindi della bolla nella quale io mi riconosco, finisco per sentirmi al sicuro, a casa, tranquillo, rinforzato dai miei convincimenti, quali che siano, lo vedo succedere spesso, vedo sempre meno capacità. E di nuovo, sapete che quando parlo di queste cose parlo guardandomi allo specchio, di mettere alla prova il proprio pensiero, di sfidarlo, di aprirsi a visioni nuove, anche di dire mi sono sbagliato. Mi sono sbagliato, non è così che si pensa. Ho fatto un errore? Sì, sono stato esagerato, no. Siamo talmente dentro i nostri pregiudizi da aver perso totalmente, mi sembra, temo, lo spirito critico, anche soltanto la curiosità per la verità, la voglia di mettersi in gioco, l'umiltà di consedere di l'umiltà di considerare che non possediamo la verità, i nostri pregiudizi. Diventano giudici granitici, diventano giudici parziali, non imparziali, giudici parziali, severi, inappellabili, che ci costringono ad emettere pareri come sentenze. Emettiamo sentenze, non punti di vista. E queste cose qui non ci rendiamo conto immediatamente, ma producono delle conseguenze devastanti, ci rendono ridicoli. Inaffidabili, totalmente separate dalla realtà, da chi vede le cose con un po' più di oggettività di noi e ci rende inaffidabili su tutto il resto, perché se ragiona così in questa circostanza, figurati nelle altre. Quindi finiamo per perdere non solo di credibilità, perché questo potrebbe starci. Siamo imperfetti, abbiamo degli errori, commettiamo errori, abbiamo dei limiti, ma la debolezza non è il punto. È che noi siamo talmente tanto abbracciati a queste nostre convinzioni che diventiamo appunto ridicoli, diventiamo inaffidabili, veniamo tacciati a ragione di perdere il senso del vero. E questo è un danno anche per noi, perché finisco per essere totalmente incapace di riconoscere la realtà, quello che è, e il più delle volte questo comporta che non riconosco la realtà su di me, cioè non vedo in me questo errore. Io non sto facendo niente di strano, è oggettivo. Quello che ho visto è oggettivo. Come fai a dire che non sono così? Come fai a darmi indicazioni differenti? Quindi ci chiudiamo sempre di più nel nostro errore, nel nostro peccato, nella nostra piccolezza e diventiamo portatori, portatori, peccatori, quindi non sani, ma colpevoli di disonestà intellettuale al quadrato, perché non riconosciamo il nostro errore. E vedendo bene, generiamo strutture di peccato, generiamo strutture di errori, perché facendo così provochiamo spesso e volentieri risposte uguali e contrarie. Quindi non...