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About Diario siriano e dintorni
Troppo spesso, il Medio Oriente viene raccontato secondo schemi, pregiudizi e categorie che nella migliore delle ipotesi sono datate e nella peggiore sono false. Insieme a Marco Magnano e Marco Pasquini (direttore della Cooperativa Armadilla) sfoglieremo le pagine del nostro "Diario Siriano" per trovare storie e sguardi che ci permettono di avere una visione più chiara e attuale di un territorio da sempre al confine tra culture e schieramenti. Al centro della scena troveremo spesso gli ultimi, le persone che pagano le conseguenze più gravi delle scelte compiute da chi invece sta al vertice.
- Publisher
- Armadilla
- Category
- news
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- it
- Explicit
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- 22 Mar 2022
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- 28 Mar 2023
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28 Mar 2023
S02E09 - Diplomazia e droni, la Siria a un bivio
Oggi parliamo di due importanti momenti diplomatici dell’ultimo mese, cercando al tempo stesso di calarci sul terreno, dove le buone intenzioni spesso lasciano il posto al conflitto. Venerdì 10 marzo a Pechino è stato firmato un accordo tra Iran e Arabia Saudita per ristabilire relazioni diplomatiche e per riaprire le loro ambasciate nelle rispettive capitali. Questo accordo è stato annunciato in maniera congiunta dalle agenzie di stampa ufficiali dei due Paesi, e ci porta a diverse considerazioni: prima di tutto, Iran e Arabia Saudita sono due tra le più influenti potenze regionali dell’area e sono considerate rivali su praticamente ogni aspetto, dalle alleanze all’idea di Stato. In seconda battuta, questo accordo arriva in anni di grande tensione regionale, segnata dalla guerra in Siria, quella in Yemen, la crisi nerissima del Libano, il ritorno dei Talebani in Afghanistan e senza dimenticare il tunnel politico in cui sembra essersi infilato Israele, in cui da settimane vediamo proteste sempre più forti e una reazione sempre più dura da parte del governo. Per questo motivo, diventa estremamente importante un altro accordo, quello del 23 marzo tra Siria e Arabia Saudita, anche in questo caso con lo stesso risultato. In particolare, le ambasciate di Siria e Arabia Saudita a Riad e Damasco dovrebbero riaprire verso la fine del Ramadan, che cadrà il 20 aprile, in vista poi della possibile riammissione di Damasco nella Lega Araba, da cui era stata esclusa nel 2012 per via della guerra civile. Il problema è che, se da un lato ci sono segnali piuttosto incoraggianti di una nuova stagione regionale in cui i conflitti via via si cominciano a gestire, dall’altra sul terreno stiamo assistendo a un nuovo rischio di escalation militare. Giovedì 23 marzo, proprio mentre Damasco e Riad annunciavano questa nuova fase diplomatica, un soldato privato in forza all’esercito statunitense è stato ucciso in una base militare nel nord-est della Siria, nella zona di Hasakah, da un drone autodistruttivo. Immediatamente dopo l’attacco, il Pentagono ha dichiarato che il drone era di “origine iraniana” e ha disposto attacchi aerei nella Siria orientale, nella zona di Deir-Ez-Zur, su strutture utilizzate dal Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane, uccidendo 14 persone. Dove ci porta questa contraddizione? Difficile avere una risposta certa.

14 Mar 2023
S02E08 - Siria tra guerra e sanzioni
Ci sono anniversari che anno dopo anno diventano più duri da digerire e che scavano un solco sempre più profondo in chi li vive. Il 15 marzo 2011 è la data da cui di solito si fa cominciare la guerra civile siriana, e di questo parliamo oggi attraverso una prospettiva particolare, quella delle sanzioni. Ogni anno, ormai da 12 anni a questa parte, in questi giorni ci troviamo a riflettere su una guerra che ha vissuto moltissime fasi diverse e che ancora oggi non sembra avere una via d’uscita. Eppure una certa continuità è innegabile, prima di tutto per la presenza di alcuni attori, locali e internazionali, e anche perché per tutto il corso della guerra, almeno dal 2012, un tema centrale è stato quello delle sanzioni internazionali e del loro impatto sulla popolazione. Si tratta di una questione di cui si parla sempre troppo poco, un po’ perché rappresenta un tabù, e un po’ perché si presta molto facilmente a strumentalizzazioni. Proprio per questo oggi vogliamo occuparcene. Lo facciamo insieme a Giorgio Squadrani, responsabile di Armadilla per la crisi umanitaria siriana, e Marco Carnelos, già ambasciatore in Iraq, inviato speciale per la Siria e per il processo di pace in Medio Oriente, attualmente alla guida di MC Geopolicy, società di analisi e consulenza strategica.

28 Feb 2023
S02E07 - Libano, il Paese dei dollari
La banconota da 100.000 lire libanesi è la più grande disponibile a Beirut e dintorni. Appena quattro anni fa valeva 66 dollari statunitensi e il sistema del cambio ancorato è ancora ufficialmente valido. Eppure oggi nel Paese si vive con una moltitudine di cambi, da quello legale, su cui si pagano tasse e stipendi e che abbatte il valore della banconota a 6 dollari e 60 centesimi, fino a quello "di mercato" (un modo elegante per definire il cambio nero), per cui un dollaro cambia a oltre 85.000 lire. Insomma, nell'economia reale, per avere in tasca 66 dollari servono 50 banconote del taglio più grande disponibile. Al tempo stesso i prezzi continuano a salire, con un tasso d’inflazione vicino al 700%, ma difficile da misurare in assenza di dati ufficiali. La crisi valutaria è lo specchio più evidente del crollo del sistema-Libano, finito in una spirale economica, politica e diplomatica da cui sembra impossibile uscire. Sin dall'inizio dell'attuale crisi, cominciata nel 2019, si discute dell'ipotesi di abbandonare la lira e di adottare ufficialmente il dollaro statunitense come valuta allo scopo di stabilizzare l'economia libanese. Tuttavia, se da un lato la dollarizzazione è già avvenuta per alcuni settori e per alcune fasce di popolazione, la sensazione è che, senza affrontare le cause profonde dell'instabilità del sistema, non ci sia valuta che possa mitigare la crisi. Per mettere ordine nella questione, oggi è con noi Clara Capelli, economista dello sviluppo, esperta di Medio oriente e Nord Africa.

14 Feb 2023
S02E06 - Terremoto Siria-Turchia, una crisi nella crisi
Scrivere questa pagina del nostro Diario è stato davvero difficile. A una settimana dalle scosse in Anatolia, le vittime del terremoto in Siria e Turchia sono sempre di più, mentre sono sempre di meno le speranze di trovare persone ancora vive. Per la Siria, questo disastro si aggiunge alla catastrofe umanitaria portata da 12 anni di guerra civile e a un isolamento reso ancor più pesante a causa delle sanzioni internazionali, soprattutto quelle statunitensi. Le sanzioni sono ovunque e non risparmiano gli aiuti umanitari, che invece dovrebbero essere esclusi. Dove sta il cortocircuito? Perché la cooperazione, che dev’essere terza e indipendente rispetto ai Paesi in cui opera, viene spesso percepita come organica ai governi e ai regimi? Oggi Marco Magnano e Marco Pasquini ne parlano con Giorgio Squadrani, Responsabile di Armadilla (https://www.armadilla.coop) per la Crisi Umanitaria Siriana, basato in Siria, dove coordina la prima risposta umanitaria al terremoto. 🔴 Se anche tu vuoi dare una mano, Armadilla ha attivato una campagna di raccolta fondi su https://armadilla.coop/terremotosiria (https://armadilla.coop/terremotosiria)

20 Dec 2022
S02E05 - Quale orizzonte per la Siria?
Sono trascorsi dodici anni dall'inizio delle "primavere arabe" e in molti di questi Paesi le ferite sono ancora aperte. Questo è vero in particolare per la Siria, dove le rivolte del marzo 2011 si trasformarono rapidamente in una guerra civile e internazionale da cui ancora non sembra poter uscire. Da un punto di vista umanitario, la situazione nel Paese continua a essere disastrosa. Anzi, sarebbe più corretto dire che non solo non accenna a migliorare, ma che anzi è in peggioramento. L’accesso a risorse di base, come cibo e carburante, non sono garantiti se non attraverso sussidi governativi sempre più precari. Si tratta dell'effetto combinato di diversi fattori, che abbracciano politica, economia, clima e ovviamente le sanzioni internazionali. Ne abbiamo parlato in questa puntata insieme all’Inviato Speciale per la crisi siriana e Coalizione anti-Daesh, Stefano Ravagnan.

13 Dec 2022
S02E04 - L'ombra di Ankara sulla Siria
La nostra pagina di diario oggi ha una data molto precisa: domenica 13 novembre 2022. è il giorno in cui nel centro di Istanbul un attentato ha provocato 6 morti e numerosi feriti. Le conseguenze di questo evento sono molte e oggi cercheremo di capire che cosa significano per la Siria. Il governo turco ha subito puntato il dito contro il PKK, il partito dei Lavoratori del Kurdistan. Ma al dì là delle conseguenze interne, le ricadute sulla Siria sono sicuramente di grande portata. Esattamente una settimana dopo, la Turchia ha avviato una delle operazioni militari aeree più importanti degli ultimi anni contro il PKK nel nord della Siria e dell’Iraq e con una simmetria per nulla casuale ha colpito 81 obiettivi, ovvero proprio il numero dei feriti causati dall’esplosione a İstiklal Caddesi. Ma al di là di questo numero, colpisce il fatto che in Iraq gli aerei e i droni turchi siano arrivati a 140 km dal confine, mentre in Siria abbiamo attaccato tutte le principali roccaforti del PKK. A colpire è anche la tempistica, perché la prontezza con cui si sono chiuse le indagini ed è partito l’attacco fanno pensare che il presidente turco Erdogan non aspettasse altro che un motivo, o un pretesto, per avviare l’operazione militare. A questa prima ondata ha poi fatto seguito un’azione ancora più ampia datata 29 novembre, che ha colpito le stesse aree di una settimana prima, aggiungendo anche la provincia di Hasakah. C’è un aspetto che è sfuggito a diversi osservatori, e incrocia la dimensione militare con quella politica: lo spazio aereo siriano è uno dei più militarizzati del mondo, soprattutto per la presenza degli aerei russi e delle batterie contraeree russa, siriana, iraniana e di Hezbollah. Ecco, gli F16 turchi sono entrati in territorio siriano senza che l’aviazione di Mosca o di Damasco si opponesse. Anzi, possiamo dire che tutti gli attori si sono girati dall’altra parte.

22 Nov 2022
S02E03 - La Cina guarda al Golfo
La scorsa settimana, in occasione del G20 di Bali, in Indonesia, il leader cinese Xi Jinping ha ripreso a viaggiare fuori dai confini del Paese per la prima volta dall’inizio della pandemia di Covid-19. Secondo molti osservatori, la sua prossima visita ufficiale di Stato sarà in Arabia Saudita, come primo passo di una rinnovata, o rafforzata, presenza cinese in Medio oriente. La visita è stata confermata pochi giorni fa dal ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan e si potrebbe svolgere tra l’8 e il 9 dicembre, anche se le date non sono ancora ufficiali. Durante la sua visita a Riad, Xi dovrebbe presiedere tre vertici regionali, compresi quelli con la Lega Araba e il Consiglio di cooperazione del Golfo. Che cosa cerca la Cina nel Golfo? Lo abbiamo chiesto a Gabriele Battaglia, corrispondente da Pechino per la Radiotelevisione Svizzera Italiana e autore del podcast “Il cielo sopra Pechino”.

7 Nov 2022
S02E02 - Nagorno-Karabakh, una guerra che ci riguarda
C’è un conflitto che va avanti da poco meno di trent’anni e che a ondate continua a far parlare di sé quando si riaccende all’improvviso. È una guerra che coinvolge a vario titolo alcune tra le principali potenze regionali e che non sembra avere una soluzione plausibile. Parliamo della guerra del Nagorno-Karabakh, nel Caucaso meridionale, una piccola repubblica secessionista di cultura armena, de iure parte dell’Azerbaijan, de facto controllata dagli armeni karabakhi e sostenuta ma non riconosciuta dall’Armenia. In quest’area rientrano varie tensioni regionali: prima di tutto i rapporti fra l’Azerbaijan e i secessionisti, quelli armeno-azeri, quelli armeno-turchi, e gli interessi regionali di Iran, Turchia e Russia. Soprattutto questi ultimi attori sono al centro anche dell’altra grande crisi di lunga data in questo settore, quella siriana, con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Per capire meglio questo conflitto protratto e le sue influenze sul più ampio quadro regionale, o sovraregionale, oggi ci facciamo aiutare da chi conosce in profondità il contesto e lo segue con competenza e passione da molti anni, ovvero Simone Zoppellaro, giornalista, scrittore, insegnante, basato in Germania ma che ha vissuto in Iran, in Armenia e in diverse altre parti del mondo. Simone ha pubblicato i libri “Armenia Oggi, drammi e sfide di una nazione vivente” nel 2016 e “Il genocidio degli yazidi. L'Isis e la persecuzione degli «adoratori del diavolo»” nel 2017, entrambi editi da Guerini e Associati.

24 Oct 2022
S02E01 - L'accordo tra Israele e Libano sui confini marittimi aprirà una nuova stagione per Beirut?
La seconda stagione di “Diario Siriano e dintorni” si apre con una buona notizia. Martedì 11 ottobre, infatti, Israele e Libano hanno trovato un'intesa sui propri confini marittimi e sullo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale al largo delle rispettive coste, nel Mediterraneo orientale. È un accordo che si attendeva da anni, perché la disputa sui diritti di esplorazione nei giacimenti è una lunga storia che in più di un’occasione ha anche fatto temere che potesse provocare un nuovo conflitto tra i due Paesi, dopo l’ultima guerra combattuta nel 2007. A grandi linee, l’accordo stabilisce per la prima volta un confine tra le zone economiche esclusive libanesi e quelle israeliane, ovvero le fasce di mare in cui un paese ha diritto esclusivo allo sfruttamento economico delle risorse marine. Oltre a questo, introduce un meccanismo con cui entrambi i Paesi potranno dividersi i ricavi di un giacimento di gas attraversato dal confine. Le negoziazioni sono state infatti mediate dagli Stati Uniti e approvate da Hezbollah, il principale partito sciita molto radicato nel sud del Libano. È un segnale importante perché a giugno avevamo toccato un momento di grande tensione proprio tra questi due attori, quando Hezbollah aveva cercato di attaccare una nave israeliana utilizzata per il trattamento del gas dopo che Israele aveva avviato alcune attività esplorative in un giacimento che il Libano considerava proprio. Per beirut, il gas rappresenta la speranza di fermare la caduta economica in corso da almeno tre anni, consolidare il debito e limitare almeno in parte la propria dipendenza da fonti energetiche straniere. Su questo accordo però pesano tanti “se”, che poi possono determinare il successo o il fallimento non tanto del negoziato, ormai andato in porto, ma delle sue conseguenze. Per andare un po’ più in profondità, in questa puntata siamo accompagnati da Marco Carnelos, già ambasciatore in Iraq, inviato speciale per la Siria e per il processo di pace in Medio Oriente, attualmente alla guida di MC Geopolicy, società di analisi e consulenza strategica.

4 Jul 2022
E07 - La sfida climatica riguarda tutti noi
Cosa succede quando la crisi climatica colpisce Paesi che vivono un disastro sociale, politico ed economico come il Libano o la Siria? Quali strumenti abbiamo per invertire la rotta? Oggi continuiamo un discorso avviato nell’ultima pagina del nostro Diario Siriano, dedicata al clima, insieme a una figura centrale per la consapevolezza e la sensibilizzazione a proposito della crisi climatica, ovvero Michael Haddad, ambasciatore di UNDP per l’azione climatica. Quando parliamo della regione mediorientale, parliamo della regione più colpita dai cambiamenti climatici. Abbiamo tre elementi in particolare da ricordare: il primo è l'aumento delle temperature. In alcune aree del Golfo, per la prima volta in assoluto abbiamo raggiunto i 60-62 gradi. Il secondo è che parliamo dell'area più povera d'acqua al mondo. Infine, l'85% del nostro cibo dipende dagli altri. Insomma, quando parliamo di questa regione e delle nostre città, la dipendenza dal cibo, la scarsità d'acqua e l’aumento delle temperature ci mettono nella categoria delle persone più colpite al mondo. Quali strumenti, quali idee e quali prospettive abbiamo di fronte in questa regione?

20 Jun 2022
E06 - Il Medio oriente di fronte alla crisi climatica
Quando pensiamo alla regione mediorientale, la prima cosa che ci viene in mente è l’instabilità politica, oppure gli scontri settari di lunga data, o ancora il petrolio. Così facendo, perdiamo di vista una crisi e una sfida potenzialmente definitiva non solo per la regione ma per il mondo, che oltretutto influenza le altre: la crisi climatica. Negli ultimi trent’anni, le temperature a livello globale sono aumentate di 0,7 gradi, un dato già di per sé preoccupante. In Medio Oriente, nello stesso periodo, le temperature sono aumentate di un grado e mezzo, esattamente il doppio che nel resto del Pianeta. Addirittura, si stima che entro il 2050 la temperatura sarà di 4 gradi più calda rispetto al quel grado e mezzo di innalzamento che gli scienziati considerano il limite per poter governare la crisi climatica. Secondo l’istituto tedesco Max Planck, un quarto delle città del Medio Oriente potrebbero non essere più abitabili entro la fine del secolo. Ma anche rimanendo all’oggi, gli effetti di questa crisi sono già evidenti in tutta la regione, con conseguenze molto gravi per la vita di tutti. Uno degli esempi più vistosi è la crisi idrica, che trova il suo segnale più simbolico nei fiumi Tigri ed Eufrate, uno dei luoghi in cui l’agricoltura è nata insieme alle società stanziali e che sui libri di scuola studiamo come “mezzaluna fertile”.

22 May 2022
E05 - Elezioni in Libano, un immobilismo annunciato
Alle elezioni in Libano, che si sono tenute domenica 15 maggio, ha partecipato meno del 50% degli aventi diritto, e se consideriamo soltanto i votanti in Libano, escludendo quindi la diaspora, scendiamo al 41%. Insomma, sei libanesi su dieci hanno deciso di non votare. È un dato in parte atteso, perché la crisi in cui è precipitato il Libano negli ultimi tre anni non ha avuto risposte politiche, anzi possiamo dire che è stata causata in gran parte proprio dal sistema politico. La notizia politica più rilevante è che nessuna coalizione ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi. Ma del resto, il sistema elettorale non aiuta a costruire maggioranze solide. In questa puntata, Marco Magnano e Marco Pasquini spiegano il funzionamento del sistema elettorale libanese e raccontano perché questa assenza di una maggioranza non è una buona notizia.

9 May 2022
E04 - Le armi spuntate della diplomazia
Undici anni di guerra civile in Siria, sette anni dall’inizio dell’offensiva saudita in Yemen, undici anni di crisi ripetute in Libia, e l'elenco potrebbe continuare a lungo. Sono tanti scenari di crisi, diversi tra loro ma tenuti insieme da un elemento indiscutibile, ovvero la geografia, e da un altro molto più disputabile, ovvero il fallimento, parziale o totale, del diritto internazionale. Ancora una volta insieme a Marco Carnelos, ex inviato per il processo di pace in Medio Oriente, in passato ambasciatore italiano in Iraq e inviato speciale per la Siria, attualmente alla guida di MC Geopolicy, società di analisi e consulenza strategica, si cerca di capire se in effetti il diritto internazionale abbia smesso di funzionare o se, addirittura, non abbia mai funzionato a dovere.

22 Apr 2022
E03 - Un Medio oriente sempre più marginale - Intervista a Marco Carnelos
La scorsa pagina del diario ci aveva portato a Beirut per raccontare la giornata media di chi vive in città oggi, a tre anni dall’inizio delle proteste e a due dall'inizio del tracollo economico. Ma Beirut non è soltanto fatta di gente comune, anzi: storicamente è uno dei poli della diplomazia regionale. Ma cosa si può dire dell’oggi? Ne parliamo insieme a Marco Carnelos, ex inviato per il processo di pace in Medio Oriente, in passato ambasciatore italiano in Iraq e inviato speciale per la Siria, attualmente alla guida di MC Geopolicy, società di analisi e consulenza strategica. Insieme a lui cerchiamo di capire quanto conti oggi il Libano nel quadro diplomatico, come si stanno riposizionando i Paesi dell'area mediorientale e nordafricana e ovviamente come tutto questo si inserisce in due scontri: quello tra Israele e Iran e il conflitto in Ucraina scatenato dall'invasione russa del 24 febbraio.

9 Apr 2022
E02 - Libano, una crisi quotidiana
Il Libano vive una crisi di sistema a ogni livello, da quello bancario a quello occupazionale, fino a quello ambientale e politico. Le proteste del 2019 contro la corruzione e il peggioramento delle condizioni di vita sono state l'inizio, poi è arrivato il default della Banca Centrale del marzo 2020, l’esplosione al porto di Beirut dell’agosto 2020, nel mezzo la pandemia e una situazione umanitaria strutturalmente instabile. Eppure, per capire fino in fondo questa crisi dobbiamo cambiare un po’ prospettiva rispetto ai grandi sistemi. In questa seconda pagina del nostro Diario siriano vogliamo raccontarvi una normale giornata di vita libanese e confrontarla con la stessa giornata tipo di tre anni fa circa e precisamente prima del 19 ottobre 2019, data che i libanesi considerano come inizio della grande crisi. Solo a quel punto avrà senso parlare di tassi di cambio e di grandi dinamiche economiche. Ma partiamo dall’inizio, dal momento in cui suona la sveglia.

22 Mar 2022
E01 - Cosa tiene insieme la guerra in Ucraina e quella in Siria?
Cosa tiene insieme Europa Orientale e Medio Oriente? La risposta semplice sarebbe “la Russia”, ma così è troppo semplice. Marco Magnano, giornalista, e Marco Pasquini, direttore della cooperativa Armadilla, ci accompagnano in questa prima pagina di diario, riflettendo sulle posizioni di Israele, Iran, Turchia e Siria rispetto alla crisi in corso in Ucraina.
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