2 Nov 2026
Sanità nella bufera: Gimbe boccia i fondi, allarme delle Regioni e sindacati in sciopero
La manovra finanziaria apre un aspro scontro politico e sociale sulla sanità pubblica, finita al centro delle polemiche insieme a scuola e pensioni. Sebbene il governo rivendichi la crescita del Fondo sanitario nazionale, che nel 2027 toccherà il record di 146,3 miliardi di euro, l'analisi della Fondazione Gimbe evidenzia che l'incidenza della spesa sanitaria rispetto al Pil è destinata a calare progressivamente, scendendo sotto la soglia del 6% dal 2028 per arrivare al 5,87% nel 2029. Come sottolinea il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, "il numero dei miliardi, da solo, non racconta tutta la realtà", poiché "dopo quattro anni, e ormai alla fine della legislatura, il rilancio del Ssn non è mai diventato una vera priorità politica". "A fronte degli oltre 18 miliardi richiesti dalle Regioni - denuncia GIMBE -, la legge di Bilancio prevede un aumento del Fondo di soli 7,1 miliardi nel triennio 2027-2029. La situazione finanziaria è resa ancora più complessa dal fatto che gran parte delle nuove risorse è rigidamente vincolata a interventi specifici, come l'aggiornamento delle tariffe ospedaliere, le indennità per i pronto soccorso, le misure per l'Alzheimer e i fondi per ridurre le liste d'attesa. Di conseguenza, la quota di denaro lasciata alla libera disponibilità delle Regioni si riduce a poche centinaia di milioni, facendo avvertire a Cartabellotta che "le Regioni devono garantire i servizi con margini finanziari sempre più ristretti, scaricando sui cittadini una quota crescente del costo delle cure". Le reazioni del mondo politico e sindacale non si sono fatte attendere. Dal fronte delle Regioni, l'assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso ha definito i tagli e i vincoli previsti "davvero insostenibili per tutte le Regioni e anche per noi", pur puntando il dito contro "anni precedenti che sono stati davvero sciagurati da questo punto di vista", citando il Superbonus e il reddito di cittadinanza. Il commento di Marzio Bartoloni, Il Sole 24 Ore.
Anteo Impresa Sociale e Coopselios acquisiscono Welfare Italia: circa 1.000 posti letto tra Lombardia ed Emilia-Romagna
Anteo Impresa Sociale e Coopselios, due tra le maggiori realtà italiane del terzo settore nei servizi alla persona (secondo il Rapporto Terzo Settore 2024 dell’Osservatorio Generali, il valore economico prodotto complessivamente dalle organizzazioni non profit italiane si stima attorno agli 84 miliardi di euro annui, corrispondenti a circa il 4,4% del PIL nazionale), hanno perfezionato il 28 ottobre 2026 l'acquisizione del controllo di Welfare Italia S.p.A., holding di un gruppo di 12 residenze sanitarie assistenziali (RSA) e strutture sociosanitarie per quasi 1.000 posti letto, concentrate tra Lombardia ed Emilia-Romagna. Il 76,68% del capitale è stato rilevato da Par.Co S.p.A., Finanza Cooperativa e Fin4Coop. L'operazione ha un valore complessivo di circa 48 milioni di euro. L'acquisizione è realizzata attraverso Mutual Care S.p.A., veicolo partecipato in parti uguali dalle due cooperative, con una contestuale riorganizzazione societaria del gruppo. L'operazione è il primo tassello di una piattaforma industriale di investimento nel settore sociosanitario promossa dai due gruppi. È finanziata da un pool guidato da Intesa Sanpaolo, in qualità di banca agente e arranger, con Crédit Agricole Italia e le banche del Gruppo BCC Iccrea, insieme a Fin4Coop – Finanza per le Cooperative. Con questa acquisizione i due gruppi avviano un progetto industriale di lungo periodo per consolidare e sviluppare l'offerta di servizi sociosanitari, in risposta all'invecchiamento della popolazione e alla crescente domanda di assistenza. La piattaforma punta a coniugare scala industriale, qualità e continuità dell'assistenza e sostenibilità economica, mantenendo saldi il radicamento territoriale e la vocazione sociale dei promotori. La continuità gestionale delle strutture è assicurata dagli operatori del gruppo. Ne parliamo con Matteo Tempia Valenta, Amministratore Delegato di Anteo Impresa Sociale.
La manovra entra nel vivo, polemiche su scuola e pensioni
Inizieranno giovedì le audizioni delle principali istituzioni in vista del voto alla Camera sul disegno di legge di bilancio per il 2027, contenente provvedimenti per 26 miliardi di euro. I parlamentari ascolteranno i pareri dell'Istat, della Banca d'Italia, delle parti sociali e delle categorie economiche, fino all'intervento conclusivo del ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti. Il termine per la presentazione degli emendamenti dovrebbe essere il 17 novembre. In attesa che la manovra arrivi in aula non mancano le polemiche. Una delle più rumorose ha a che fare con la scuola. Settemila tagli nel personale della scuola, di cui 5 mila docenti: quella annunciata nella legge di Bilancio. Ma da dove nascono quei numeri? Tutto ha inizio dal cosiddetto «inverno demografico»: come spiegano le proiezioni della Fondazione Agnelli su dati Istat, da qui al 2040, neanche 15 anni, ci saranno due milioni di studenti in meno. Un cambiamento in atto da tempo: ogni culla vuota si traduce in un banco vuoto nel futuro, ogni banco vuoto in una cattedra vuota. «La demografia non mente, due milioni di studenti in meno negli ultimi 10 anni significano più di 150 mila cattedre in meno — spiega il presidente della Fondazione Andrea Gavosto — Dal 2025 al 2030, sostanzialmente la riduzione della popolazione fra 3 e 18 anni sarà di 796.000 bambini/ragazzi, circa il 10% in meno. L'altro dossier caldo sono le pensioni. Il taglio all'indicizzazione delle pensioni è in formato maxi, proporzionale alle prospettive dell'inflazione evocate dal +5,4% indicato dalla stima preliminare dell'Istat. E serve a rafforzare una struttura delle coperture che poggia sul pilastro altrettanto robusto della cura fiscale rivolta a banche, assicurazioni e società dell'energia. Facciamo il punto con Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore.