

Media Monitor Podcast by Marco Hugo-Barsotti
Marco Hugo Barsotti
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About Media Monitor Podcast by Marco Hugo-Barsotti
Media Monitor Podcast in English/Italian or French: Talk about Broadcasting, Artificial Intelligence, Technology and communication...and the French Riviera too notsoslow.substack.com (https://notsoslow.substack.com?utm_medium=podcast)
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- Marco Hugo Barsotti
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- 11 Apr 2022
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- 8 Jan 2025
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8 Jan 2025
Un volo di cinquant'anni: Federico l'Olandese Volante si racconta a FM-world
L'intervista/conversazione ha avuto luogo martedì 7 gennaio 2025 This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit notsoslow.substack.com (https://notsoslow.substack.com?utm_medium=podcast&utm_campaign=CTA_1)

2 Sept 2024
Brionvega, Braun Telefunken ma anche Ducati: il designer Davide Vercelli racconta a FM-world l'evoluzione dell'apparecchio radiofonico
Radio is Queen Anni fa andava di moda la frase Content is King, per dire che ciò che conta nel mondo dei media sono i contenuti. Sarà, ma chi scrive - e siamo sicuri tanti di coloro che ci leggono - sono o sono stati appassionati anche del contenitore, dell'apparecchio "Radio". E d’altronde, se guardiamo le vecchie copertine del Radiocorriere, vediamo che in passato che il ricevitore era spesso in copertina, al posto di conduttori o cantanti. Armonia di linea, Purezza di voce Meno noto il fatto che, come si potrà vedere a Milano , tanti di questi apparecchi portano firme di designer e architetti prestigiosi, quali Le Corbusier, i fratelli Castiglioni, Zanuso e tanti altri. L' ADI design Museum di Milano ha deciso dunque di ospitare la prima tappa dell'esposizione intitolata "L'evoluzione estetica degli apparecchi radiofonici", a cura di Davide Vercelli. Impossibile resistere alla tentazione di parlargli direttamente: abbiamo dunque chiesto e ottenuto il contatto dalla direzione del museo. Questo il resoconto dell'intervista che ha avuto luogo lunedì 2 settembre 2024. Per chi preferisce, l'audio originale è disponibile a questo indirizzo. L'intervista M.H.B.-FMworld: Per chi non ti conoscesse una breve tua presentazione. Davide Vercelli: Sono un ingegnere deviato alla creatività, nel senso che ho una formazione da ingegnere ma non ho mai fatto l'ingegnere materialmente: progetto invece oggetti per aziende. Poi ho in gestione per Arte Fiera sempre a Bologna, parte degli eventi collettivi. Sono appassionato di design di radio e ho iniziato una collezione specificatamente dedicata al design degli apparecchi connessi in qualche modo alla musica ormai 30 anni fa. M.H.B.-FMworld: Abbiamo letto che la collezione dei pezzi presentati è tua, non si tratta di pezzi reperiti sul mercato o in altri musei... Davide Vercelli: Sì, è così, io negli anni ho addirittura dovuto acquistare un capannone per gestire gli apparecchi che man mano ho radunato. C'è uno scrittore che si chiama Walter Benjamin (https://didiersaillier.com/walter-benjamin-lamour-des-livres-et-de-la-collection/) che ha scritto delle cose meravigliose sul collezionismo e ci paragona a Sisyphos, quindi un sasso dopo l'altro portato alla sommità della montagna per poi ridiscendere. Gli oggetti sono così. Per cui la maggior parte degli oggetti esposti è mia, tranne due o tre che per i quali ho coinvolto amici collezionisti. L'esposizione M.H.B.-FMworld: Quindi raccontaci a questo punto cosa ci attende a Milano. D.V.: Allora io nella pletora di possibilità che ci presentava ho voluto raccontare delle storie che in qualche modo hanno attraversato la società italiana ed europea a partire dagli esordi della radio in poi. Nel caso specifico sono nove e riguardano dei temi specifici. In parte è un'epopea di alcune aziende europee che hanno fatto la storia della radio: Braun, che prima di fare spazzolini da denti ha fatto delle cose meravigliose, prima con Hans Gugelot, quindi la scuola di Ulm, e poi con Dieter Rams (leggere questo (https://edition.cnn.com/style/article/dieter-rams-film-exhibition-style-intl/index.html), N.d.R.) ha fatto delle cose meravigliose nell'ambito audio, bellissime e forse inarrivate, dal '57 in poi diciamo. Una delle creazioni più famose di Braun è la cosiddetta "Barra di Biancaneve" (Braun SK55), che è questo radiofonografo da porre in centro stanza. Perché non ha un retro come accade abitualmente su tutti gli apparecchi, dove per primo ha utilizzato il policarbonato trasparente, per non coprire ma svelare la presenza del giradischi, cosa che poi è stata adottata in poi tutti gli impianti stereo cche ancora oggi utilizzano un giradischi. Ducati Quindi dicevo , Braun, Brionvega ma anche Ducati. Ducati, prima di essere nota e famosa per le moto, produceva componenti elettromeccanici e negli anni '40 ha prodotto una serie di tre radio in legno piallacciato chiare, in un'epoca dove tutto era scuro, noce, legno scuro. Una linea perfetta che è all'avanguardia ancora adesso, e una in particolare - è una di quelle che non è mia - , si chiama affettuosamente "radio papale". È un esempio di eleganza meravigliosa da vedere, con una scala verde e le manopole verde, immaginiamo degli anni '40, quindi in legno piallacciato chiaro, anticipando il design del Nord Europa, manopole chiare e griglia dell'altoparlante verniciata di verde chiaro anche lui. Space Age E poi raccontiamo invece una serie di storie un po' più intime, non relative a grandi aziende ma che hanno attraversato la società, per cui Space Age, l'influenza che la fantascienza e poi i viaggi spaziali hanno avuto sul design generale, sul design delle radio e degli apparecchi. Per cui le forme Sputnik, quelle rotonde, oppure a razzo, l'uso di materiali come il cromo, le plastiche lucide, c'è uno degli slot dedicato alla Space Age. Giò Ponti Dopodiché raccontiamo che Giò Ponti (l'architetto del palazzo sede di Finelco/Radio Medioaset N.d.R.), nel 1930, tuonò nella sua rivista contro le aziende produttrici di radio dicendo che erano solo in grado di mettere un apparato elettronico all'interno di un comodino in stile Tudor o Queen Anne, fruibile solo per i cottage americani e della necessità di strutturare un'architettura regionalista non ci fosse nulla. Quindi stimolò, con La voce del padrone, His Master's Voice, che era un'azienda produttrice, un concorso vinto da Figini e Polini, due architetti modernisti che entrarono nell'ambito del lavoro con lo studio di Gio Ponti che disegnarono questa radio che si chiama Domus, che è un piccolo capolavoro di architettura. Un edificio razionalista e le geometrie variabili Un parallelepipedo perfettamente squadrato, le manopole bianche, la disposizione dei comandi estremamente elementare, sembra un edificio razionalista in miniatura con un piallaccio in ebano, ebano del Macassar (??) , quindi estremamente raffinato, una bellezza totale. Esponiamo il numero di gennaio del 1933 di Domus, laddove viene bandito questo concorso. Ci è piaciuto poi raccontare delle storie, ci sono le geometrie variabili, tutti quegli apparecchi come la TS 502, la Radio Cubo, che volutamente non rappresentiamo nello slot della Brionvega ma in quello delle geometrie variabili perché è stato il capostipite di questi oggetti che potevano essere modificati dall'utente. Insieme a degli apparecchi, per esempio c'è un impianto stereo di Wega, marca tedesca, che anche lì ha due porzioni che ruotano l'una sull'altra a liberare il giradischi. Benito vs Adolph Poi vorrei ricordare la diatriba Italia vs Germania sulla radio popolare. Laddove i due regimi avevano necessità di diffondere il proprio verbo e di creare un'unità nazionale, in Italia e Germania i governi si mossero con principi molto diversi, con efficacia e risultati estetici estremamente agli antipodi, direi, Un esempio significativo di un approccio progettuale differente tra i nostri due popoli che sussiste tuttora. M.H.B.-FMworld: Puoi spiegare meglio? Cosa intendi? D.V.: Intendo che ai tempi noi facciamo un editto in cui coinvolgiamo 12 aziende e diamo delle indicazioni di massima, la radio deve avere queste caratteristiche, prese determinate stazioni e avere questa forma più o meno. Quindi cosa accade? Che in Italia ognuno si fece una radio di legno, un mobile di legno più o meno come voleva, sono distinguibili, si riconoscono, si chiama radio rurale per i fregi, perché il fregio caratteristico è una spiga in alluminio sul frontale della radio, però sostanzialmente anche dal punto di vista elettrico ognuno mise dentro, ogni produttore, ero 11 o 12, mise dentro un apparecchio che già aveva leggermente modificato. In Germania, da tedeschi: la radio deve essere questa, uno stampo che faceva la Basf in bachelite uguale per tutti e il progetto elettronico verteva su una valvola sola. Per cui, mobile identico per tutti, stampato in bachelite, elettronico con una valvola e questo permise loro, con questa estrema razionalizzazione della produzione, di fare una radio che costava pochissimo e di distribuirne milioni: la Volksempfänger (https://en.wikipedia.org/wiki/Volksempf%C3%A4nger) Tanto che, a distanza di pochi anni, il 70% della popolazione tedesca aveva in casa una radio popolare tedesca. Le nostre radio, bellissime, sono proprio meravigliose, ma con una produzione limitata e esclusivamente dedicata alle scuole e agli enti rurali, sindacati e cose varie. Quindi noi abbiamo pensato di colpire una popolazione giovanile principalmente attraverso le scuole, loro invece di diffondere la radio in massa. La loro radio popolare si trova ovunque e costa pochissimo, anche oggi si trova sul mercato a prezzi accessibili. La nostra radio rurale invece è molto rara, si parla di poche centinaia di esemplari, e a livello collezionistico è molto ambita. A livello di efficacia siamo stati un po' perdenti. 50 kW M.H.B.-FMworld: Dunque Mussolini inaugurava trasmettitori più potenti d'europa, 50 KW a Roma, ma alla fine non aveva gente che lo potesse ascoltare ? D.V.: Esattamente. Una cosa interessante che facemmo fu indirizzare la nostra radio alle popolazioni giovanili, quindi alle scuole. Esisteva un periodico mensile che programmava settimanalmente delle trasmissioni educative. Le scuole seguivano quelle trasmissioni che andavano in onda al mattino, tipo alle 10, con temi come la missione dell'Italia in Etiopia o l'aeroplano e l'aviatore. Con tanto di rivista e, soprattutto, un poster enorme che veniva affisso nelle scuole, graficamente illustrando il contenuto delle lezioni. M.H.B.-FMworld: Una filosofia sostanzialmente diversa tra i due popoli... D.V.: Esatto. E questa differente lettura del progetto, del design, si riflette anche nel confronto tra Braun e Brionvega. Ci sono apposta anche per quello: Braun, con Dieter Rams: minimalismo totale, colori bianchi, assenza totale di elementi decorativi, e una linea produttiva che, dal '57 fino agli anni '80, può essere facilmente identificata. Brionvega, al contrario, esplose con colori vivaci, plastiche e modelli identificabili, ma molto diversi tra loro. Anche questo tipo di approccio progettuale ci appartiene in qualche modo, e appartiene ancora ai tempi odierni tra Italia e Germania. La La La Radio D.V.: C'è anche una parte dedicata alle radio più moderne, fino agli anni '80, con pezzi di Philippe Starck, che abbiamo inserito nella sezione dedicata agli "outsider". Sono apparecchi che, sebbene importanti, non appartengono ai grandi gruppi identificati in precedenza. Starck ha lavorato con aziende come Alessi e Telefunken, e ha disegnato delle radio interessanti come "La La La Radio", che è sostanzialmente un grande cono che enfatizza l'altoparlante, con i comandi molto piccoli. È stata prodotta in 7.000 esemplari numerati e noi ne abbiamo uno in esposizione. M.H.B.-FMworld: Questi apparecchi sono funzionanti? E... li fate funzionare durante l'esposizione? D.V.: La quasi totalità è funzionante, perché il mio interesse principale è smontare gli apparecchi e riportarli a una condizione di restauro conservativo. Tuttavia, nessuna di esse funziona qui, perché sono molto vecchie e non rispettano le norme di sicurezza attuali, quindi abbiamo preferito considerarle un'esposizione museale. Però ci piacerebbe, magari in qualche fase di apertura, farne funzionare una per mostrare come suonavano all'epoca.... M.H.B.-FMworld: ...Ma Assolutamente! Poi a Milano c'e' ancora una o forse due emittenti private in OM... D.V.: Esatto, poche stazioni sulle OM dopo che la RAI ha smesso di trasmettereci l'11 settembre di due anni fa, abbattendo le antenne. È una scelta che ha fatto arrabbiare molti appassionati. Design High Tech italiano oggi M.H.B.-FMworld: Un'ultima domanda: dispositivi quali i caschi virtuali, Metaquest o Apple Vision Pro sono da un certo punto di vista l'evoluzione della radio e della TV, considerato che lo "use case" è da molti ritenuto proprio l'entertainment.Ma in questi ambiti non sembra esserci un ruolo significativo dell'Italia... D.V.: Purtroppo, no. Non esistono aziende italiane, o persino europee, che lavorano in modo significativo in questo ambito. Questo è anche uno dei motivi per cui non ci arrivano richieste per fare design di apparecchi elettronici. Dall'inizio degli anni '90, questa crisi ha colpito tutte le aziende produttrici europee, e ora tutto è appannaggio delle grandi aziende tecnologiche statunitensi e asiatiche, che spesso non approcciano il design come lo intendiamo noi. È triste, ma è una realtà. M.H.B.-FMworld: Per concludere, puoi dirci le date e i dettagli dell'esposizione a Milano e Bologna? E ci sono piani di portarla all'estero? D.V.: Certo. L'apertura a Milano è il 5 settembre, presso l'ADI Design Museum, fino al 27 settembre. Poi ci sposteremo dal 4 al 31 ottobre a Bologna, alla Fondazione Cirulli. La fondazione è una sede che ha una coerenza perfetta con il tema trattato, essendo la vecchia sede produttiva di Dino Gavina, progettata dai fratelli Castiglioni. Dopodiché, ci sono contatti per portare la mostra in altre città, sia in Italia che all'estero, ma non posso ancora confermare nulla. Si parlerà comunque del 2025 per una terza sede. Adi design Museum L'ADI Design Museum è in piazza Compasso d'Oro, zona Paolo Sarpi a Milano. Il museo è aperto dalle 10:30 alle 20:00; l'accesso a questa particolare esposizione è gratuito. All'interno, Il museo ospita la collezione storica del Compasso d'Oro. (M.H.B. per FM-world) This is a public episode. 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19 Aug 2024
Claudio Cecchetto a FM-world: "Per affermare una radio web ci vogliono otto anni. Col DAB, forse cinque"
Domenica d'Agosto Lo spunto per questa conversazione è stato un ormai famoso post su Talkmedia (https://www.facebook.com/share/v/71js4r4x7awrRfYH/): su alcune vetture BMW un aggiornamento software del costruttore rende impossibile ascoltare Radio Cecchetto (https://www.fm-world.it/frequenze/radio-cecchetto-torna-in-dab-in-lombardia-e-piemonte/). O meglio, la fa ascoltare visualizzando il logo di tutt'altra emittente. Pensavamo di raccogliere una dichiarazione dell'editore (Cecchetto) in merito, ma alla fine abbiamo ritenuto più interessante fare il punto su Radio Cecchetto e sull'annosa questione di "come emergere nel mare magnum delle radio digitali", una problematica che anche un nome importante deve affrontare. Ecco dunque, senza filtri e senza tagli, la nostra conversazione che ha avuto luogo domenica 11 agosto. L'audio originale è disponibile qui (https://open.spotify.com/episode/2bFojxJARKcMEsfch8Wqil?si=Hv9y2CklTgu1fBqJOuPPNQ). L'Intervista FM-world - Raccontaci innanzitutto l'idea di tornare a fare radio dopo tanti anni, cosa è successo in questo primo anno e se la consideri, oggi, una fase di messa a punto del progetto o se è già a regime. Claudio Cecchetto - Guarda io ho sempre creduto nel web, ho fatto anche iniziative in questo ambito ed essendo privilegiato nel campo della radio - perché le cose mi sono andate particolarmente bene - ho pensato: si parla tanto di web, del suo futuro e tutto il resto, ma con la radio siamo ancora in FM e quindi ho detto "voglio questa avventura" perché purtroppo la rete è considerata come la serie Z della radio, fino a poco tempo fa sembrava che fosse proprio l'ultima spiaggia, invece secondo me è la prima spiaggia, il web sarà la serie A. Pensare a lungo termine E quindi ho cominciato a entrarci un po' più seriamente, un po' più professionalmente e ho fatto questa radio, ho trovato dei collaboratori che hanno condiviso con me questo progetto... perché insomma come in tutte le cose c'è bisogno di persone valide... e penso di averle trovate. E quindi eccomi nell'avventura del web, io penso che come sono riuscito ad avere un ruolo gratificante nella radiofonia tradizionale spero di ottenere altrettanto nella radiofonia digitale, anche se secondo me... ci vorranno 10 anni, però spero con il mio ingresso di diminuire questo tempo. Novantanovemilasettecento FM-world - Perfetto, la tua risposta si sposa bene a quello che volevo chiederti. Tanti milanesi ricordano il lancio di Radio Deejay: praticamente ti eri messo tra i due colossi, Studio 105 e RMI - perché (99+101)/2 = 100, Radio Music "100" -, anzi quasi 100, novantanovemilasettecento. Insomma, quando uno passava con la manopola da 105 a RMI, poteva capitare in una bella canzone e dunque ci si fermava, si scopriva la tua radio. Con il web purtroppo non si riesce perché non c'è una manopola da girare, devi proprio andarci diretto e questo fa sì che tanti progetti facciano fatica ad emergere e diventare redditizi... C.C. - Secondo me i progetti redditizi sono quelli vincenti, ci vuole un'idea ottimale e la gente viene a cercarti, solo che devi avere davvero quella giusta. Non rifare quello che fanno gli altri (incluso me stesso) Quando sono partito sapevo esattamente quello che non avrei fatto: tutto ciò che hanno già fatto gli altri, tra cui includo anche me stesso. Perché esiste già. Questo è uno strumento nuovo e io vorrei che fosse nuovo anche il prodotto, quindi bisogna fare un buon contenuto, questo è l'unico sistema per arrivare alla notorietà. Pero, attenzione, ripensiamo a Radio Deejay: per diventare numero uno, ci ho messo 8 anni, non è che ci ho messo due giorni. Il problema è scalfire l'abitudine, le persone sono abituate ad andare sempre nello stesso posto, quindi tu devi disabituarle, quello è il lavoro più difficile, convincere gli ascoltatori che sono abituati ad ascoltare una certa radio, a fare una certa cosa, a farne un'altra, ecco questo è l'aspetto più difficile. Però ai tempi ce l'ho fatta e penso di farcela di nuovo, sicuramente con qualcosa di diverso da ciò che c'è già, perché quello che c'è già, c'è già da anni, si è capito che funziona e quindi è inutile andare a disturbare un prodotto con un prodotto simile, perché la gente deve cambiare, perché deve venire da te, trovare qualcosa di diverso da quello che gli è sempre stato offerto. Paddle e beneficienza FM-world - A questo punto, visto che non tutti conoscono la tua emittente, potrebbe essere utile dedicare due minuti nel descrivere cosa stai facendo con Radio Cecchetto. C.C. - Beh. Non tutti conoscono la radio sicuramente, però come brand penso che sappiano di che cosa si tratta. Vero, sono sempre un work in progress, quello senz'altro e cerco di inventarmi. Credo di essere partito già con qualcosa di diverso, pensa solo a Radio Rent. Noi diamo la possibilità... ecco, diciamo, così come ci sono i campi di paddle, i campi di calcetto o si tennis, ci sono anche le radio in affitto, ore radiofoniche che io metto a disposizione per quelli che magari hanno lavorato nelle radio, hanno crisi di astinenza, hanno voglia di ritrasmettere. O le idee nuove. Ecco io ho fatto un programma che si chiama Radio Rent che è proprio per loro, per poter rivivere l'esperienza radiofonica. FM-World - Sì, ma ti fai pagare lo spazio... C.C.: Attenzione, lo spazio lo noleggio ma il costo del noleggio va in beneficenza perché chiedo a tutti di donare quello che pagano per Radio Rent a un'associazione benefica di loro conoscenza, di loro fiducia. Oltre il rock FM-world - Non fai una supervisione sul tipo di musica? C.C. - Guarda, guardate, le cose a me non piace raccontarle, a me piace farle, sono sempre stato così. La radio va ascoltata. Anche all'inizio in tanti non avevano capito Radio Deejay, tanto è vero che sorridevano perché dicevano "ma che musica mette questo qua?". Ma la musica io andavo a prenderla, a cercarla, e quindi secondo me la cosa più logica è fare e non dire che cosa fare. Prendi il rock: è scomparso, perché quello bello ormai è già stato fatto, esiste ed è difficile che venga aggiunto nel repertorio rock qualcos'altro, è diventato quasi come la musica classica. Mancando il rock, questo può essere sostituito dal "rock del 2000" che è ad esempio l'elettronica e io sto andando in quella direzione, però a poco a poco, perché come tutte le cose ci si arriva col tempo. Assago 2.o? FM-world - Quindi tu dici, giudicatemi sulla lunga distanza, su 8/10 anni... C.C. - Sì, poi nel mio caso la gente dice "Ah fa Radio Cecchetto, perfetto, adesso farà Radio Capital Cecchetto". Ma ricordiamoci, prima di tutto ci vogliono le risorse. E obiettivamente se non hai tutte le risorse deve arrivare a dei compromessi, nel senso che se ti dà qualcuno le risorse vuol metterci anche il suo parere, quindi alla fine è che non fai un prodotto tuo, fai un prodotto mediato dal finanziatore. Dunque nel mio caso ok, con calma: ma penso di metterci un po' meno di 10 anni. E poi non è che voglio diventare numero uno, voglio... mi piacerebbe che Radio Cecchetto diventasse qualcosa di nuovo, qualcosa che mancava. DAB chiama WEB FM-world - Tu sei stato anche in FM, Radio Cecchetto l'abbiamo sentita a Sanremo sui 106 MHz, e poi in DAB, però hai parlato solo di web.... C.C. - Attenzione, io continuo ad andare in DAB, io in DAB sono a Torino, Milano, Brescia, Genova, Roma e adesso a Napoli. Io comunque credo nel DAB, il DAB è quello che aiuterà la notorietà del web. Vedi, ti ho detto otto, dieci anni, ma credo che col DAB ce ne metteremo cinque. In poche parole, divertimento e opportunità FM-world - C'è qualcosa che vuoi dire a chi ci legge e ci ascolta, che ho dimenticato di chiederti? C.C. - Dico solo che generalmente io mantengo le promesse. Noi ce la mettiamo tutta, il problema è che in questo momento le radio non divertono più... neppure chi le fa. Le radio sono nate perché c'erano dei ragazzi che andavano in un attimo al microfono, si divertivano e divertivano. Ecco, bisogna ritornare a quell'epoca lì, a quel tipo di approccio alla radio, la radio è uno strumento per divertirsi. E poi un appello, una cosa che dico a quelli che vogliono approcciarsi alla radio: attenzione, non è un lavoro, è un'opportunità. (Marco H. Barsotti per FM-world) This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit notsoslow.substack.com (https://notsoslow.substack.com?utm_medium=podcast&utm_campaign=CTA_1)
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