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June 23, 2026

Come Fauci e intelligence insabbiarono le origini del covid

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8583" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8583</a><br /><br />COME FAUCI E INTELLIGENCE INSABBIARONO LE ORIGINI DEL COVID<br />di Stefano Magni<br /> <br />Tulsi Gabbard, direttrice uscente dell'Intelligence Nazionale (un ruolo di coordinamento delle agenzie di intelligence e figura di raccordo fra esse e il presidente) lascerà l'incarico il 30 giugno. Mentre volano stracci fra Trump e il Partito Repubblicano per la nomina del successore, la Gabbard, che ormai non ha più niente da perdere, sta togliendosi qualche soddisfazione personale e politica.<br />La settimana scorsa, il 12 giugno, aveva reso pubblici i documenti che provavano l'esistenza del finanziamento pubblico di 120 biolaboratori all'estero, in 30 paesi partner fra cui l'Ucraina (e dunque «a rischio di compromissione a causa della guerra in corso tra Russia e Ucraina»). La denuncia è passata abbastanza in sordina. È una pratica che dura, da quel che dice la Gabbard, almeno da una decina d'anni. Dunque a finanziare quei laboratori all'estero sono state le amministrazioni di entrambi i partiti, compresa la prima di Trump dal 2017 al 2021.<br />La nuova rivelazione, di ieri, 19 giugno, è invece una potenziale "bomba", anche se la grande stampa nazionale non l'ha diffusa molto, ad eccezione di New York Post e pochi altri quotidiani. Secondo i documenti appena declassificati, infatti, Anthony Fauci, il super consulente della politica pandemica, avrebbe mentito al Congresso, nelle audizioni, sul finanziamento di pericolosi esperimenti nel laboratorio di Wuhan, in Cina, probabile punto di partenza del Covid-19.<br />PANDEMIA DI COVID-19<br />Nel comunicato stampa della Direzione Nazionale dell'Intelligence, si legge che «Prima della pandemia di Covid-19, Anthony Fauci, in qualità di direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid), ha stanziato milioni di dollari dei contribuenti statunitensi per finanziare pericolose ricerche di tipo "guadagno di funzione" sui coronavirus dei pipistrelli presso il Wuhan Institute of Virology (Wiv), un lavoro che ora è ampiamente considerato la fonte della fuga accidentale dal laboratorio che ha scatenato la pandemia».<br />Ma di questo si parla da anni. La vera novità, invece, è la prova che l'insabbiamento c'è stato ed è avvenuto con la complicità di parte dei servizi segreti americani di allora. Si legge infatti che sono stati declassificati: «comunicazioni e documenti inediti che svelano come Fauci abbia collaborato con i vertici politicizzati della Comunità dell'Intelligence (Ic) per sopprimere la verità sulle sue azioni, sulle origini del virus, ovvero la fuga di laboratorio, e sul suo ruolo nell'assegnazione dei finanziamenti statunitensi a questa pericolosa ricerca che ha causato danni incommensurabili e innumerevoli perdite di vite umane. Questi documenti rivelano il ruolo diretto di Fauci nell'influenzare e manipolare le valutazioni dell'intelligence sul Covid-19 e come Fauci abbia mentito al Congresso nel 2024, quando sotto giuramento negò di essere a conoscenza o di aver partecipato a discussioni con funzionari dell'intelligence sulla ricerca».<br />L'INTERESSE AD ALLONTANARCI DALLA VERITÀ<br />E qualcuno sta iniziando a parlare, a quanto risulta, dopo aver subito intimidazioni: «Durante questo processo - di raccolta delle prove, si legge nel comunicato - i funzionari dell'Odni (Direzione Nazionale Intelligence, Dipartimento dell'Ohio, ndr) hanno raccolto testimonianze da numerosi informatori della comunità dell'intelligence che hanno denunciato ritorsioni per aver contestato la manipolazione delle informazioni sull'origine del virus da parte della stessa. Ciò ha rivelato un chiaro schema di soppressione del dissenso, di silenziamento dei critici e di occultamento di prove che hanno minato l'integrità della comunità dell'intelligence e danneggiato il popolo americano».<br />La storia della pandemia andrebbe...

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June 23, 2026

Mondiali di calcio: mangia, prega e segna, ma se sei islamico, non cristiano

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8580" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8580</a><br /><br />MONDIALI DI CALCIO: MANGIA, PREGA E SEGNA, MA SE SEI ISLAMICO, NON CRISTIANO<br />di Andrea Zambrano<br /> <br />Il cristianesimo dà fastidio anche ai Mondiali, mentre all'Islam si fanno ponti d'oro. Non è passata inosservata nella sua patria, la Germania, la preghiera che il calciatore Felix Nmecha ha pronunciato al termine della partita che la nazionale teutonica ha giocato contro Curaçao vincendo 7 a 1. Proprio l'attaccante tedesco di origini nigeriane ha dato con un suo gol il via alla goleada tedesca. Ma non è per ragioni meramente sportive che ce ne occupiamo.<br />Il motivo è legato alla sua fede cristiana. Una fede, è di professione evangelica, che il giovane attaccante vive in modo pubblico.<br />Dopo aver segnato il gol, si è inginocchiato sul prato, ha formato con le mani una corona sulla testa e l'ha depositata sul campo. Poi ha teso le mani verso il cielo e successivamente ha pubblicato una foto di questo momento su Instagram con le parole "Thank you Jesus!". Dopo la partita, inoltre, ha formato un cerchio di preghiera insieme a Jonathan Tah e a un paio di giocatori di Curaçao.<br />Il motivo di questo atteggiamento è legato alla sua fede cristiana. «Il calcio è la mia passione, Gesù è il mio fondamento» aveva detto in passato e «ogni volta che entro in campo, non si tratta di me, ma di glorificare Dio». Parole e atteggiamenti che stanno facendo storcere il naso a più di uno nel suo paese, alle prese con una drammatica secolarizzazione, come sulla Bussola scriviamo spesso a proposito della Germania.<br />Le critiche che gli sono piovute addosso provengono tutte dalla stampa, che ha non solo criticato Nmecha, ma lo ha pure dileggiato. «Un calciatore professionista con la fissa per Cristo: cartellino rosso per Gesù!»; «Il giocatore della nazionale tedesca Felix Nmecha ostenta la sua fede come un ostensorio. Dietro di essa si nasconde una cupa visione dell'umanità». «La preghiera di Nmecha dopo la partita dei Mondiali è una pietra d'inciampo». Cose così, per far capire il tenore di articoli livorosi, che scavano nel suo passato per trovare una mela bacata da azzannare.<br />LE "ACCUSE"<br />E che infatti trovano. Il calciatore, infatti, in passato aveva criticato l'ideologia omosessualista portata avanti dalle brigate Lgbt che anche in Germania sono molto agguerrite.<br />E così lo accusano di essere omofobo e transofobo: «Il giocatore aveva precedentemente condiviso o messo "mi piace" a diversi contenuti transfobici e omofobi sul suo account Instagram. In uno dei post, il movimento LGBTQ+ e il concetto di "Pride" venivano paragonati al diavolo. In un altro, un estremista di destra statunitense derideva una persona trans minorenne», si legge sulla stampa tedesca. Apriti cielo. Tanto è bastato per farlo diventare un bersaglio di critica e scherno che va ben oltre il rettangolo di gioco.<br />Non è una novità che la cristianofobia in Europa si stia radicalizzando proprio prendendo come pretesto la critica alle ideologie antiumane, che si sono imposte nel Vecchio Continente. E così, anche una manifestazione di lode a Dio per un semplice gioco, diventa occasione per tappare la bocca. <br />Infatti, il caso si allarga perché Nmecha ha detto di appartenere ad una sorta di congrega internazionale di calciatori, che hanno in comune non la squadra d'appartenenza di club e nemmeno la nazionale e neppure il ruolo, ma semplicemente la loro fede in Gesù Cristo.<br />"Ballers in God" (tradotto: giocatori in Dio) è una rete, parlare di movimento è esagerato, fondata nel 2015 dal calciatore inglese John Bostock e che si prefigge di utilizzare il calcio per diffondere il messaggio di Gesù Cristo, supportando e guidando i giocatori nella loro fede. Lodevole, soprattutto se pensiamo che il mondo del calcio, e dello sport in generale ad alti livelli, è quanto di più lontano da certi...

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June 9, 2026

L'arca di Noè, nuove scoperte su dove potrebbe essere

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8562" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8562</a><br /><br />L'ARCA DI NOE', NUOVE SCOPERTE SU DOVE POTREBBE ESSERE<br />di Giuliano Guzzo<br /> <br />L'arca di Noè, al centro di uno dei racconti più noti del Vecchio Testamento, forse è stata individuata. Lo pensa un gruppo di ricercatori statunitensi che non solo da tempo ispeziona con il georadar il sottosuolo del suggestivo sito di Durupınar - non lontano dal massiccio del monte Ararat, in Anatolia orientale (Turchia) - ma è ora convinto d'aver trovato degli indizi rilevanti e meritevoli di approfondimenti. Prima di vedere di che si tratta, però, è opportuno fare un passo indietro e dire qualcosa di più su tale sito. Tutta la vicenda ebbe inizio nel 1959 quando, durante una ricognizione aerea, il capitano dell'esercito turco İlhan Durupınar individuò una formazione irregolare nelle montagne della Turchia orientale che assomiglierebbe a una nave. Proprio questa somiglianza - piuttosto visibile anche a occhio nudo - ha per decenni spinto esperti, fedeli ma anche semplici curiosi ad ipotizzare che la formazione, chiamata appunto di Durupınar dal nome del suo poc'anzi menzionato scopritore, altro non sarebbe che il punto in cui si era fermata l'Arca di Noè.<br />Ad alimentare la suggestiva ipotesi ci sono non solo delle somiglianze esteriori (effettivamente la formazione ricorda un'imbarcazione), ma anche delle similitudini nelle misurazioni. Il sito infatti misura circa 515 piedi di lunghezza (circa 157-160 metri), estensione che risulterebbe davvero prossima a quella dei 300 cubiti (circa 133,35 metri) indicati nel sesto capitolo della Genesi come, appunto, lunghezza dell'Arca. Solo una coincidenza? Secondo molti studiosi sì e c'è chi da tempo ritiene la questione del tutto risolta. Il riferimento è qui ad un articolo pubblicato nel 1996 sul Journal of Geoscience Education dal geologo Lorence Collins, in collaborazione con David Fasold - il quale, peraltro, all'inizio credeva alla tesi dell'Arca -, nel quale si sostiene l'ipotesi della struttura geologica naturale, facendo presente come i presunti componenti artificiali (residui di ferro e metallici) sarebbero null'altro che minerali vulcanici ossidati e sedimenti. Il dibattito sul sito di Durupınar non si è però mai chiuso del tutto.<br />Prova ne sia quanto avvenuto nel 2017, quando il regista Cem Sertesen ha diffuso il documentario Noah's Ark, che ha riunito 22 anni di ricerche nella zona in cui molti credono si trovino i resti del grande vascello biblico. C'è poi il lavoro di Andrew Jones, fondatore di Noah's Ark Scans, il quale - insieme al suo team - da anni studia la formazione di Durupınar; e proprio Jones, per tornare agli ultimi sviluppi, utilizzando il georadar e la termografia a infrarossi avrebbe individuato quella che ritiene essere una struttura a forma di imbarcazione sepolta nel terreno. Le scansioni pare abbiano infatti rivelato una rete di tunnel sotterranei che attraversano il centro della struttura e ne percorrono i bordi interni; e tutti convergerebbero in una stanza interna. Da ultimo, va fatto presente come sarebbero stati rintracciati sul sito dei fossili marini, tra cui coralli e conchiglie che, a quell'altitudine, suggerirebbero che l'area in epoche remote possa essere stata sommersa.<br />«Credo fermamente che questi siano i veri resti, sepolti e in decomposizione, dell'Arca di Noè, la famosa nave. E stiamo facendo del nostro meglio per convincere gli scettici e mostrare al mondo questo sito», ha dichiarato Jones a Fox News, sottolineando di aver trovato prove certe dell'«esistenza di tunnel a circa quattro metri di profondità e circa due metri di altezza, che percorrono il centro dell'imbarcazione e il bordo interno dello scafo. Crediamo fermamente che questa planimetria, che mostra tunnel e possibili travi e muri di sostegno, suggerisca che si tratti di un'opera artificiale e non di una formazione...

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