𝐇𝐨 𝐭𝐫𝐞 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢 (due femmine e un maschio) e loro, incredibilmente, mi sopportano ancora!<br />Le 𝐦𝐚𝐦𝐦𝐞 hanno tanti gruppi che le sostengono nel loro compito, noi 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐢 invece siamo spesso 𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐢 (al massimo ci diamo al calcetto) e allora ho pensato di condividere, con chi avrà la pazienza di ascoltare, delle riflessioni, anzi direi più degli aneddoti, che mi hanno fatto 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 come babbo e che spero possano essere di aiuto ad altri babbi e perché no, anche alle mamme.<br />𝐀𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚!

Babbo sotto spirito
Claim This Podcastby Daniele Levis
Podcast Overview
𝐇𝐨 𝐭𝐫𝐞 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢 (due femmine e un maschio) e loro, incredibilmente, mi sopportano ancora!<br />Le 𝐦𝐚𝐦𝐦𝐞 hanno tanti gruppi che le sostengono nel loro compito, noi 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐢 invece siamo spesso 𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐢 (al massimo ci diamo al calcetto) e allora ho pensato di condividere, con chi avrà la pazienza di ascoltare, delle riflessioni, anzi direi più degli aneddoti, che mi hanno fatto 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 come babbo e che spero possano essere di aiuto ad altri babbi e perché no, anche alle mamme.<br />𝐀𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚!
Language
🇮🇹
Publishing Since
5/9/2020
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Recent Episodes

May 30, 2020
Mestieri che s'inventano - Il lavoro dei bambini
L'uomo è più vicino a se stesso quando raggiunge la serietà di un bambino intento nel gioco. (Eraclito)<br /><br />Quante volte, soprattutto quando si avvicina l'ora della cena, invitiamo i nostri figli a lasciare tutto e tutti, lavarsi le mani e venire a tavola? Io lo faccio quasi tutte le sere. Eppure sono convinto che non sia la strada giusta da seguire. A mettermi la pulce nell'orecchio fu mia figlia Marta, la grande, quando aveva circa 4 anni se ricordo bene. Io ero a cucinare, lei era a giocare. Apparecchio la tavola, scolo la pasta e dico ad alta voce: "È pronto! Si mangia!". Come succedeva (e come succede) spesso, Marta fu sorda al mio richiamo. Allora mi avvicino e ripeto l'"invito" a cena. Lei, senza neanche degnarmi di uno sguardo, mi dice: "Aspetta, sto facendo un lavoro". La serietà della risposta mi ha fatto sorridere. Non le ho risposto. Ho aspettato che finisse il suo gioco-lavoro e poi abbiamo cenato.<br />Forse ero in una serata tranquilla, può essere, ma quella breve frase mi è sembrata intensa, seria, profonda. Insomma mi ha colpito e mi ha fatto riflettere. Già perché, mi son detto, quante frasi come questa, pronunciate da un bambino, vengono ignorate, o peggio, derise? Quante volte sono in grado di trattare i miei figli e gli altri bambini con serietà, con rispetto? Quante volte scendo dal mio piedistallo di adulto saccente e mi genufletto ad ascoltare l'innata saggezza di un bambino?<br />Un bambino, se ascoltato veramente, sorprende quasi sempre. Un bambino, se ascoltato veramente, è l'insegnante perfetto, è un esempio di vita, è una guida spirituale.<br />Il gioco di un bambino, allora, diventa il suo lavoro. Quella semplice attività, da te ritenuta un mezzo per parcheggiare un bambino mentre prepari da mangiare, è per lui, in quel momento, la cosa più importante della sua vita, una cosa sacra. Noi siamo chiamati a capire e a rispettare questa sacralità, senza interrompere, senza intromettersi, semplicemente rispettare.<br /><br /><a href="https://danielelevis.wixsite.com/sempreperamore/post/mestieri-che-s-inventano" rel="noopener">https://danielelevis.wixsite.com/sempreperamore/post/mestieri-che-s-inventano</a>

May 23, 2020
È questione di sguardi - Ti dico che ti amo
Se la crescita di un bambino è accompagnata dallo sguardo affettuoso di una persona a lui vicina, egli può restituire quanto ha ricevuto: possiede la forza di uno sguardo vitale che, nell'adulto, diviene la forza di stabilire dei rapporti.<br />(Peter Schellenbaum)<br /><br />Può sembrare strano ma di questa cosa me ne sono reso conto solamente tenendo in braccio la mia terza bambina appena nata… sarà che, forse, prima la davo per scontata.<br />Mi ha colpito della piccola Zoe, fra le tante sue fragili e morbide bellezze, l’incrociare gli occhi verso la punta del suo naso. Uno sguardo al quale accompagnava un buffissimo posizionamento delle labbra, come se stesse per sussurrare una “U” di sorpresa, di scoperta, di stupore.<br />Già perché il suo vedere era praticamente un miscuglio di ombre, luci e poco altro. Ecco allora che si sforzava di guardare la prima cosa che trovava sotto gli occhi: il suo naso. È lì che mettevo anche il mio di naso, ben meno carino e liscio del suo, è lì che sussurravo la ninnananna che avevo creato per lei, è lì che le parlavo, come se il suo nasino fosse in realtà il suo orecchio. Volevo in tutte le maniere essere visto da quegli occhietti storti.<br />Che bello poter parlare sottovoce a una creatura appena venuta alla luce, poterle dire quanto la ami e che ti sforzerai di essere un padre migliore. Poterle dire che la vita è piena di bellezze, anche nelle difficoltà. Poterle dire che lei è amata e che lo sarà per sempre. E tutto questo, dirlo con la consapevolezza che lei non capisce quello che dici, che lei di te vede solo qualche ombra e sfocatura, ma anche con la consapevolezza che lei sente quello che gli trasmetti; e in quel momento glielo stai trasmettendo con la tua voce dolce, con il tuo sguardo vicino e pieno d’amore, con le tue coccole, con tutto il tuo corpo, con tutto te stesso.<br />Quanto sarebbe bello essere capaci di fare questo sempre, tutta la vita, con i figli, con la nostra compagna o compagno, con i nostri fratelli e sorelle, con i nostri genitori. Poter prendere in braccio, poter prendere le mani della persona che abbiamo di fronte e dirle la verità del nostro cuore, quella che spesso resta nascosta a causa di chissà quale ottusa vergogna che ci siamo creati noi adulti.<br /><br /><a href="https://danielelevis.wixsite.com/sempreperamore/post/e-questione-di-sguardi" rel="noopener">https://danielelevis.wixsite.com/sempreperamore/post/e-questione-di-sguardi</a>

May 16, 2020
Andamento lento - Comanda mia figlia
Andando piano lei trovò la felicità:<br />un bosco di carote, un mare di gelato,<br />che lei correndo troppo<br />non aveva mai guardato.<br />(Bruno Lauzi)<br /><br />Un giorno sono uscito di casa per fare una passeggiata con mia figlia che aveva circa 3 anni. Ho portato con me un marsupio, legato alla vita, nel caso non avesse voglia di camminare. Infatti già quando stavamo per uscire di casa mi ha chiesto di prenderla in braccio e allora l'ho messa, con le gambe a ranocchio, nel marsupio, ho preso l'ascensore e sono sceso. Dopo pochi passi le ho chiesto se aveva voglia di scendere, lei mi ha risposto di no e io, dopo poco, le ho ripetuto la domanda. Tempo tre minuti mi ha chiesto di scendere. Tre minuti in cui avevamo fatto un bel po' di strada grazie al mio passo spedito. Dopo averla messa giù la musica è cambiata. Lei non aveva il mio passo. Lei si fermava ogni due metri per vedere quello che aveva attorno: un gatto dietro a un cancello, un fiore, un pallone in un giardino. A lei piaceva salire sui muretti delle recinzioni e camminarci sopra aggrappandosi con le mani alle ringhiere di ferro. Gli ripetevo di non toccare le ringhiere, i pali e i lampioni perché erano sporchi, ma lei amava farlo. Andava pianissimo e ogni tanto correva. Insomma non ero più io a comandare l'andatura. Era lei.<br />Eppure quante volte le ho detto di fare veloce, di stare al mio passo, perché io sono così. Noi adulti, noi genitori siamo così. Sempre di corsa. Fra il lavoro e la scuola, fra lo sport e le commissioni. Non abbiamo tempo. Lei no. Lei in quel momento aveva tutto il tempo del mondo. Io quando cammino penso a dove devo arrivare, allo scopo, alla metà. Lei no. I bambini vivono quel momento come se non ci fosse altro, come se il loro tutto fosse racchiuso in quell'istante.<br />Ecco perché, quella volta, facilitato dal fatto che non avevo particolari urgenze, ho deciso di non essere io al centro della scena. La scena era della mia piccola Marta. Io, come nella più classica delle coppie comiche, ero la sua spalla. Ho lasciato che fosse lei a guidarmi. È stata una bellissima esperienza. Completamente in balia di mia figlia che dettava il tempo anche per me.<br />Anche Mahatma Gandhi, con la sua sempre pungente ironia, ammoniva noi occidentali dicendoci che abbiamo l’ora ma non abbiamo mai il tempo. Un monito che dovrebbe farci riflettere su quelle che sono le nostre priorità e su quella che è l’eredità che vogliamo lasciare a questo mondo, alle future generazioni.<br />Ma quanto è difficile seguire questi consigli! A parole sembra facile. “Parto prima da casa ed è fatta”; oppure: “Anche se arrivo tardi pazienza”. A parole… ma nei fatti è tutta un’altra faccenda.<br />Mi rendo conto che ricasco continuamente nella frenesia, nella velocità, un po' come se qualcuno o qualcosa mi impedisse di partire in largo anticipo, di perdere un po' di me stesso per far posto ai miei figli. E quel che è peggio è che quasi sempre trovo una scusa. La colpa non è mai mia; è della società, del lavoro, della scuola, di mia moglie, di qualsiasi cosa o qualsiasi persona tranne che mia.<br />Vorrei essere migliore, vorrei avere la forza di vincere il mio egoismo sterile e di lasciarmi trasportare dai tempi dei miei figli, abbandonato alle loro bellissime, assurde, fantasiose e del tutto imprevedibili traiettorie, perché è una delle sensazioni più belle che un genitore possa provare.<br /><br /><a href="https://danielelevis.wixsite.com/sempreperamore/post/andamento-lento" rel="noopener">https://danielelevis.wixsite.com/sempreperamore/post/andamento-lento</a>
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