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by Filippo Trocca

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Aggiornamenti, pettegolezzi e statistiche sul mondo dei dati <br/><br/><a href="https://filippotrocca.substack.com?utm_medium=podcast">filippotrocca.substack.com</a>

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June 12, 2026

Meridian, Robyn e il mito dell'MMM gratis

<p>Partiamo dal fatto scomodo. <a target="_blank" href="https://github.com/google/meridian?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Meridian</a> è l’MMM di Google. <a target="_blank" href="https://github.com/facebookexperimental/Robyn?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Robyn</a> è l’MMM di Meta. Entrambi open-source, gratuiti, ben documentati. Ed entrambi costruiti dalle due aziende che vendono lo spazio pubblicitario che quel Marketing Mix Model dovrebbe valutare. I due arbitri sono anche le due squadre in campo.</p><p>Non voglio farne una requisitoria Google-contro-Meta. Mi interessa una cosa più utile: <strong>ogni MMM va testato, chiunque lo firmi.</strong> Testare significa calibrarlo e verificarlo con lift test di vario genere e mettere alla prova allocazioni di budget alternative. Il verdetto arriva da lì, da qualcosa che vive fuori dal modello.</p><p>Prima di tutto, grazie</p><p>Prima di Robyn (open-source dal 2020) e Meridian (2024), l’MMM era rinchiuso in pochi laboratori: econometristi specializzati, vendor da centinaia di migliaia di euro l’anno, scatole nere. Questi due progetti hanno democratizzato la conoscenza e aperto il mercato su cui oggi prosperano anche i vendor indipendenti.</p><p>Cosa sono, in due righe</p><p><strong>Meridian (Google)</strong>: bayesiano, gerarchico a livello geografico, uncertainty-aware. Esigente su dati e competenze, pensato per l’ecosistema Google: Query Volume come variabile di controllo, reach e frequency di YouTube, export in Looker Studio.</p><p><strong>Robyn (Meta)</strong>: ridge regression con tuning evolutivo degli iperparametri, decomposizione delle serie storiche via Prophet. Più automatizzato e accessibile: una catena end-to-end in meno di un giorno, su serie storiche, senza dimensione geografica.</p><p>Due filosofie diverse. Stesso conflitto d’interessi alla radice.</p><p>Open-source non vuol dire neutrale</p><p>Il codice di entrambi è su GitHub, lo può leggere chiunque: l’accusa di scatola nera non regge. Il bias sta nelle scelte che il modello porta con sé.</p><p>Primo: i <strong>default e i prior</strong>. Le assunzioni di partenza orientano i risultati, e quelle di fabbrica le ha scelte il fornitore, non tu. Secondo: le <strong>variabili di controllo</strong>. Meridian incorpora segnali dell’ecosistema Google, Robyn ha default Meta-centrici: ogni modello “vede” meglio il canale di casa. Terzo: la <strong>calibrazione</strong>. I primi due punti si possono correggere, ma solo se qualcuno sa di doverlo fare e sa come farlo. È questo terzo punto a decidere tutto, ed è lì che quasi tutti si fermano.</p><p>Un MMM non è plug-and-play</p><p>I modelli open-source hanno fatto credere che dare in input i valori a un framework equivalga a sviluppare un modello MMM. Non è così: una volta lanciato, il modello restituisce i default e i prior di fabbrica, che non sono quelli del tuo specifico business. Se questi strumenti sono così configurabili, è perché sono pensati per essere <strong>calibrati da un esperto</strong>.</p><p>In Meridian puoi, e devi, impostare <a target="_blank" href="https://developers.google.com/meridian/docs/advanced-modeling/roi-priors-and-calibration?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">ROI prior personalizzati per canale</a> e <a target="_blank" href="https://developers.google.com/meridian/docs/advanced-modeling/set-custom-priors-past-experiments?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">calibrarli sui risultati degli esperimenti</a>, oltre ad inserire trend, stagionalità e carryover. La documentazione lo dice apertamente: non esiste una formula per tradurre un esperimento in un prior, si combinano dati, conoscenza di dominio e giudizio soggettivo. I prior esistono proprio perché i dati MMM sono pochi e rumorosi: con poca informazione il loro peso sul risultato è alto. Se nessuno li calibra, quello che ottieni è l’assunzione di fabbrica con l’aspetto di una misura.</p><p>Con Robyn la sostanza non cambia: i lift test entrano via calibration_input e con 10 canali ti ritrovi 32 iperparametri da delimitare. Soprattutto, Robyn non restituisce un modello: ne restituisce decine, tutti statisticamente plausibili, e quale usare per allocare il budget lo decide una persona competente.</p><p>La ricetta è la stessa per tutti: <strong>modello, specialista, calibrazione con esperimenti indipendenti</strong>. Il rischio vero è il set-and-forget: prendere il numero così com’è e scambiare la fiducia statistica per verità. La democratizzazione ha abbassato la barriera d’accesso allo strumento, non quella alla competenza per usarlo bene.</p><p>Quando l’arbitro ospita la partita</p><p>Finché Meridian era codice da gestire in prima persona, il conflitto restava un’avvertenza. Adesso è architettura: <a target="_blank" href="https://blog.google/products/marketingplatform/analytics/meridian-google-analytics-360/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Meridian dentro Google Analytics 360</a> è la versione ospitata da Google, con ingestione first-party, pull cross-channel e interfaccia agentica (<a target="_blank" href="https://filippotrocca.substack.com/p/meridian-dentro-google-analytics">ne ho scritto qui</a>). E le <a target="_blank" href="https://business.google.com/us/accelerate/announcements/qualified-future-conversions/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Qualified Future Conversions</a>, conversioni previste da Gemini addestrato sul comportamento dentro Google Ads, sono candidate a diventare input del modello. Un segnale che esiste solo per Google Ads e ne valorizza l’investimento, dato in pasto al modello che dovrebbe giudicarlo: doping legalizzato.</p><p>Se l’MMM di Google è calibrato su una previsione di Google, neanche lo specialista basta: l’indipendenza del giudizio si è spostata dentro il modello. Lo sottolinea anche la critica tecnica di <a target="_blank" href="https://arymalabs.substack.com/p/hits-and-misses-of-meridian-a-thorough?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Aryma Labs</a>: un buon modello, con un conflitto che nessuna eleganza statistica cancella.</p><p>La via indipendente</p><p>Il terzo polo è <a target="_blank" href="https://www.pymc-marketing.io/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">PyMC-Marketing</a>, toolbox bayesiano dei PyMC Labs: open-source ma vendor-neutral. <strong>Non vende media</strong>, quindi il bias del canale di casa non c’è per costruzione. Richiede competenze, ma non tifa per nessuna piattaforma.</p><p>Tra i vendor il discrimine è uno: chi calibra con esperimenti causali indipendenti e chi resta a correlazione pura. <a target="_blank" href="https://mutinex.co/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Mutinex</a>, <a target="_blank" href="https://www.measured.com/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Measured</a> e <a target="_blank" href="https://keends.com/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Keen</a> affiancano all’MMM esperimenti di geo-holdout: pausa della spesa in alcuni mercati, misura del lift, lift usato come prior. Se il modello dice ROAS 5 e l’esperimento dice 2, riconciliano.</p><p>E i default contano. <a target="_blank" href="https://getrecast.com/adstock-rates/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Recast</a> racconta di un brand CPG con carryover del video a 12 settimane che, con l’adstock di default a 7 giorni, si vedeva sottostimato il contributo TV del <strong>40%</strong>. Qualcuno deve sapere che la TV ha un decay basso, e impostarla di conseguenza.</p><p>Cosa pretendere da un MMM credibile</p><p>Quattro cose, sempre insieme. <strong>Indipendenza del validatore</strong>: calibrazione e verifica con esperimenti di incrementalità che nessuna piattaforma controlla (per partire: il <a target="_blank" href="https://filippotrocca.substack.com/p/il-playbook-del-primo-lift-test-guida">Playbook del Primo Lift Test</a>). <strong>Triangolazione</strong>: MMM, esperimenti e attribution insieme, mai una fonte sola (è il metodo del <a target="_blank" href="https://filippotrocca.substack.com/p/marketing-mix-model-strategico-dallanalisi-34c">capitolo 4 di MMM Strategico</a>). <strong>Trasparenza del metodo</strong>: prior dichiarati, variabili di controllo esplicite, intervalli di incertezza. <strong>Budget per la verità</strong>: misurare costa, ma è l’investimento che rende credibile il resto (<a target="_blank" href="https://filippotrocca.substack.com/p/budgeting-per-la-verita-come-strutturare">ne ho scritto qui</a>).</p><p>Smettete di credere al modello e iniziate a testarlo</p><p>Il modo standard per verificare la qualità di un MMM, qualunque ne sia il motore, l’ha messo sul tavolo proprio Mutinex con <a target="_blank" href="https://github.com/mutinex/mmm-eval?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">mmm-eval</a>: framework di validazione open-source e model-agnostic, stessi test su Meridian, PyMC, Robyn o una scatola nera proprietaria. Il dato di partenza del <a target="_blank" href="https://mutinex.co/open-mmm-validation-framework/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">whitepaper</a>: su 20 RFP recenti, il <strong>70% non chiedeva alcun test di governance o stabilità</strong>. La proposta: rendere i test <strong>obbligatori in fase di RFP</strong>. Quattro prove con soglie esplicite:</p><p>* <strong>Accuratezza predittiva (holdout)</strong>: MAPE oltre il 15-20% o R² sotto 0,7 segnalano problemi strutturali.</p><p>* <strong>Cross-validation</strong>: deviazione standard del MAPE sotto il 5-7% tra le finestre temporali.</p><p>* <strong>Stabilità del ROI</strong>: oltre il 15-20% di oscillazione tra un refresh e l’altro, c’è da indagare.</p><p>* <strong>Robustezza</strong>: si sporcano leggermente i dati di spesa (un 5% di scarto casuale, a simulare gli errori di tracciamento reali) e si controlla quanto si muove il risultato. Un modello solido cambia meno del 10-15%; aggiungendo un canale finto, che per costruzione non può aver prodotto vendite, il modello deve attribuirgli effetto zero.</p><p>Questi test servono a evitare errori da milioni di euro, e il <a target="_blank" href="https://mutinex.co/open-mmm-validation-framework/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">whitepaper</a> ne porta uno concreto. Un brand CPG sposta 5 milioni dal digitale alla TV perché l’MMM gli dà un ROI TV altissimo, e la campagna manca gli obiettivi. Quel ROI non era affidabile, e i test l’avrebbero mostrato prima di muovere il budget: oscillava tra 3,5x e 0,8x da un refresh all’altro, e bastava sporcare i dati del 5% per farlo crollare a 1,2x. Un numero instabile preso per certezza. È lo stesso meccanismo del <a target="_blank" href="https://getrecast.com/adstock-rates/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">caso Recast</a> citato prima, all’inverso: là il default sottostimava la TV, qui un modello fragile la sopravvalutava. In entrambi mancava chi validasse.</p><p>L’MMM giusto non è quello di Google né quello di Meta. È quello che scegli tu, messo alla prova con esperimenti che nessuna piattaforma controlla. Meridian e Robyn ti hanno regalato lo strumento e aperto il mercato per costruire quel giudice. Sta a te non confondere il pacco con il giudizio.</p><p>Filippo Trocca scrive di misurazione avanzata, attribuzione e Marketing Mix Modeling su <a target="_blank" href="https://filippotrocca.substack.com/">dataMesh</a>. Se vuoi confrontarti su come impostare un framework di validazione MMM indipendente nella tua organizzazione, scrivimi a <a target="_blank" href="mailto:filippo@analyticstraining.it">filippo@analyticstraining.it</a>.</p><p><strong>Fonti</strong></p><p>* <a target="_blank" href="https://github.com/google/meridian?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Meridian on GitHub</a> — Google</p><p>* <a target="_blank" href="https://github.com/facebookexperimental/Robyn?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Meta Robyn on GitHub</a> — Meta</p><p>* <a target="_blank" href="https://developers.google.com/meridian/docs/advanced-modeling/roi-priors-and-calibration?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Meridian — ROI priors and calibration</a> — Google</p><p>* <a target="_blank" href="https://developers.google.com/meridian/docs/advanced-modeling/set-custom-priors-past-experiments?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Meridian — Set custom ROI priors using past experiments</a> — Google</p><p>* <a target="_blank" href="https://facebookexperimental.github.io/Robyn/docs/features/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Robyn — Key features e calibrazione</a> — Meta</p><p>* <a target="_blank" href="https://www.pymc-marketing.io/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">PyMC-Marketing</a> — PyMC Labs</p><p>* <a target="_blank" href="https://blog.google/products/marketingplatform/analytics/meridian-google-analytics-360/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Google Analytics 360 + Meridian</a> — Google Blog</p><p>* <a target="_blank" href="https://business.google.com/us/accelerate/announcements/qualified-future-conversions/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Qualified Future Conversions</a> — Google Business</p><p>* <a target="_blank" href="https://mutinex.co/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Mutinex</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://github.com/mutinex/mmm-eval?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">mmm-eval — Open MMM validation framework</a> — Mutinex</p><p>* <a target="_blank" href="https://mutinex.co/open-mmm-validation-framework/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Advancing MMM Transparency — whitepaper</a> — Mutinex</p><p>* <a target="_blank" href="https://www.measured.com/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Measured</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://keends.com/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Keen Decision Systems</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://getrecast.com/adstock-rates/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Recast — Adstock rates</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://arymalabs.substack.com/p/hits-and-misses-of-meridian-a-thorough?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Hits and Misses of Meridian</a> — Aryma Labs</p> <br/><br/>This is a public episode. 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June 4, 2026

Google non voleva darti questi dati. La storia dietro il nuovo report AI di Search Console

<p>Il 3 giugno Google ha annunciato i <a target="_blank" href="https://developers.google.com/search/blog/2026/06/gen-ai-performance-reports?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca"><strong>Search Generative AI performance report</strong></a> dentro <a target="_blank" href="https://search.google.com/search-console/about?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Search Console</a>: una vista dedicata che mostra quante volte le tue pagine compaiono in AI Overviews, AI Mode e nelle funzioni generative di Discover. Chi fa SEO lo chiedeva da due anni: dal giugno 2025 i dati delle risposte AI sono <a target="_blank" href="https://searchengineland.com/google-ai-mode-traffic-data-search-console-457076?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">confluiti nei totali “Web”</a> senza filtro, indistinguibili da quelli della ricerca classica. L’attesa era tale che a settembre circolò perfino uno screenshot falso del filtro, smentito da John Mueller.</p><p>Ora il report esiste, al suo interno troviamo: impression, pagine, paesi, dispositivi e date, fino al dettaglio orario. Manca una colonna: <strong>i clic</strong>. Niente CTR, niente query, niente posizione.</p><p>I primi feedback: la colonna che non c’è</p><p>La community SEO ha reagito in poche ore, con un tono solo: meglio di niente, ma il dato che serviva non c’è. Barry Schwartz ha <a target="_blank" href="https://searchengineland.com/google-search-console-ai-performance-reports-and-controls-to-block-your-content-in-ai-responses-479298?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">chiesto a Google</a> se i clic arriveranno; risposta: “introdurremo metriche aggiuntive nel tempo”. La sua chiosa: “Google non ci dirà quanti utenti cliccano dalle risposte AI verso i nostri siti, nessuna sorpresa”. Search Engine Journal taglia corto già nel titolo: “Still No Click Data For SEOs”. La frustrazione è fondata: il report dice quanto sei visibile, non quanti clic ti stanno costando le risposte AI. Con <a target="_blank" href="https://ahrefs.com/blog/ai-overviews-reduce-clicks-update/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">cali di CTR fino al 58%</a> quando compare un AI Overview, è quel numero a decidere se la visibilità vale qualcosa. Google lo possiede, <strong>ma non vuole mostrarlo</strong>.</p><p>Seconda critica: il rollout. Il report parte da un <strong>sottoinsieme di siti nel Regno Unito</strong>; l’<a target="_blank" href="https://blogs.bing.com/webmaster/February-2026/Introducing-AI-Performance-in-Bing-Webmaster-Tools-Public-Preview?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">AI Performance report</a> di <a target="_blank" href="https://www.bing.com/webmasters/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Bing Webmaster Tools</a> è globale da febbraio. Anche Bing conta citazioni e non clic, ma il confronto nei commenti è impietoso: chi insegue ha reso leggibile la transizione ovunque, chi domina la concede a rate.</p><p>Perché il Regno Unito? Lo stesso 3 giugno la <strong>Competition and Markets Authority</strong> ha imposto a Google il <a target="_blank" href="https://ppc.land/google-reacts-to-uk-order-with-a-search-console-ai-opt-out-toggle/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">primo conduct requirement vincolante</a> sotto il Digital Markets, Competition and Consumers Act: opt-out dalle funzioni AI per i publisher <a target="_blank" href="https://blog.google/products-and-platforms/products/search/new-controls-website-owners/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">senza penalizzazioni sul ranking</a> e, <strong>entro dicembre 2026, clic e CTR disaggregati</strong>. A febbraio Google definiva questi controlli <a target="_blank" href="https://ppc.land/google-says-letting-publishers-skip-ai-overviews-is-a-huge-engineering-challenge/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">“un enorme progetto di ingegneria”</a>; quattro mesi e un ordine vincolante dopo, eccoli. I clic arriveranno perché un regolatore li ha messi per iscritto. Non perché Google abbia cambiato idea.</p><p>E per chi i report li riceve in riunione: senza clic, le impression dalle risposte AI sono un KPI che può solo crescere. Aspettati <strong>dashboard in miglioramento mentre il traffico organico cala</strong> — convivono benissimo. Quando comparirà la riga “visibilità AI” in crescita, la domanda è una: misurata in cosa, e dove sono i clic.</p><p>La prima pagella era arrivata due settimane prima</p><p>Il quadro si era aperto al <a target="_blank" href="https://blog.google/products-and-platforms/products/shopping/shopping-updates-google-marketing-live/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Google Marketing Live</a> del 21 maggio con <a target="_blank" href="https://business.google.com/us/accelerate/announcements/ai-performance-insights/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca"><strong>AI Performance Insights</strong></a>: una vista dentro <a target="_blank" href="https://www.google.com/retail/solutions/merchant-center/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Merchant Center</a> che misura quanto spesso i tuoi prodotti vengono scoperti in AI Mode, nell’app Gemini e negli AI Overviews, e confronta la tua share of voice con quella dei competitor. È lo strumento di “AI share of voice” che fino a ieri compravi da vendor terzi — gratis e in casa Google. Tre viste:</p><p>* I <strong>journey stages</strong>: dove sei visibile lungo il percorso d’acquisto (scoperta, valutazione, acquisto).</p><p>* I <strong>product terms</strong>: i dettagli che contano per chi cerca prodotti come i tuoi (”montaggio facile” per le tende, “lunga durata della batteria” per le lampade portatili), sono le query conversazionali della categoria.</p><p>* Gli <strong>structured attributes</strong>: le specifiche cercate dai clienti (dimensioni, peso, materiali, colori), con un completeness score che segnala le schede incomplete.</p><p>Più le raccomandazioni su cosa sistemare, tipicamente quali attributi completare.</p><p>Due avvertenze. Il rollout parte da <strong>USA, Canada, Australia, India e Nuova Zelanda</strong>: per l’Italia è una finestra di preparazione. E va distinto dai <a target="_blank" href="https://searchengineland.com/google-launches-ai-performance-insights-and-conversational-attributes-in-merchant-center-478108?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca"><strong>Conversational Attributes</strong></a>, i nuovi campi del feed con rollout globale: quelli sono cosa compili, questo è come ti vedono. <a target="_blank" href="https://filippotrocca.substack.com/p/nellera-dellia-il-tuo-feed-prodotto">Nel post sul feed come vetrina</a> lo scrivevo: i dati prodotto pensati per le parole chiave non bastano più a farsi trovare dall’IA, AI Performance Insights misura quanto ti sta già costando.</p><p>Sui numeri da palco — AI Mode a 1 miliardo di utenti mensili, AI Overviews a 2,5 miliardi — guardia alta: a fine maggio un <a target="_blank" href="https://originality.ai/blog/ucp-agentic-commerce-adoption-dashboard?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">censimento di Originality.ai</a> trovava <strong>una ventina di implementazioni pubbliche</strong> dello Universal Commerce Protocol <strong>su oltre tre milioni di domini</strong>, nessuna dei brand del keynote. Quanto possiamo fidarci dei numeri annunciati da Google?</p><p>Le due pagelle, lette insieme</p><p>Google misura la tua visibilità AI sui due lati del suo ecosistema e in entrambi sceglie le colonne. Sull’organico dà le impression e trattiene i clic. Sullo shopping regala la metrica più ricca, la share of voice, perché lì l’incentivo è suo: più vedi, più investi in campagne e feed. Lo stesso schema di <a target="_blank" href="https://filippotrocca.substack.com/p/meridian-dentro-google-analytics">Meridian</a>: Google che ci dice quanto bene funziona Google.</p><p>AI Performance Insights non è ancora disponibile, e al lancio il punto da guardare è il metodo: una share of voice vale quanto la formula e il denominatore che la generano. Cosa conta come “rilevante”? Su quale universo è calcolata la quota? Se il metodo resterà opaco, sarà un voto scritto dall’insegnante che ha interesse a promuoverti.</p><p>Limite comune: <strong>vedono solo Google</strong>. Niente ChatGPT Shopping, niente Perplexity, niente Copilot, niente Rufus (l’assistente AI di Amazon). Misurare solo dentro Google è una parte spacciata per il tutto, e la misura <strong>cross-platform</strong> Google non può dartela: non vede fuori da casa propria.</p><p>Il traffico, intanto, resta senza nome</p><p>Dal 13 maggio <a target="_blank" href="https://marketingplatform.google.com/about/analytics/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">GA4</a> ha il <strong>canale nativo “AI Assistant”</strong> nei <a target="_blank" href="https://www.searchenginejournal.com/google-analytics-adds-ai-assistant-as-default-channel-group/574974/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Default Channel Group</a>: riconosce il referrer di ChatGPT, Gemini, Claude, Copilot e Perplexity senza configurazione. Ma dentro le app mobile il referrer spesso si perde, e la sessione atterra come <strong>traffico diretto</strong>. Soprattutto, AI Mode e AI Overviews non passano attribuzione: proprio le superfici delle due pagelle qui restano invisibili. La riga “AI Assistant” è il minimo garantito del traffico da AI, mai il totale.</p><p>Cosa farei adesso</p><p>Niente di questo rende i due tool inutili: vanno verificati prima di finire in una slide. Per l’Italia, dove non sono ancora disponibili, è una finestra per prepararci. Le quattro mosse che vi consiglio.</p><p>Controllerei subito <strong>le proprietà Search Console che servono il mercato UK</strong>: se rientrano nel campione, il report è già acceso. Lì leggi la visibilità; per stimare i clic persi dovrai incrociare quelle impression con i clic totali della proprietà.</p><p>Mapperei <strong>gli account Merchant Center sui mercati del rollout</strong>: la dashboard si accenderà lì prima, e la leggi mentre i competitor non la guardano.</p><p>Compilerei <strong>i Conversational Attributes partendo dai prodotti che fanno più fatturato</strong>, con descrizioni in linguaggio naturale scritte da un LLM, non incollate da una regola marca-modello-colore. È l’intervento che il tool stesso ti suggerirà: tanto vale partire ora.</p><p>Soprattutto, costruirei <strong>una baseline esterna prima che le dashboard di Google si accendano</strong>: quanto vieni citato sui motori AI che Google non vede. <a target="_blank" href="https://otterly.ai/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Otterly</a>, <a target="_blank" href="https://peec.ai/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Peec</a> e <a target="_blank" href="https://www.tryprofound.com/?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">Profound</a> mandano set di prompt sui modelli e contano le citazioni. Conta solo la frequenza — quante volte su cento compari, su un paniere ampio di query reali — mai il singolo tentativo.È il <a target="_blank" href="https://searchengineland.com/geo-rank-tracker-how-to-monitor-your-brands-ai-search-visibility-465683?utm_source=datamesh&#38;utm_medium=filippotrocca.substack.com&#38;utm_campaign=filippoTrocca">rank tracking trapiantato sugli LLM</a>, con i suoi limiti: il paniere lo scegli tu, la metrica la definisce lo strumento. Il suo valore non è la precisione: è <strong>l’indipendenza da Google</strong>. Quando le dashboard si accenderanno, avrai qualcosa di tuo con cui confrontarle.</p><p>La domanda è quella di sempre: chi misura la mia visibilità, e quanto guadagna dal voto che mi dà? </p><p>Filippo Trocca scrive di misurazione avanzata, attribuzione e Marketing Mix Modeling su <a target="_blank" href="https://filippotrocca.substack.com/">dataMesh</a>. Se vuoi confrontarti su come impostare una baseline indipendente di visibilità AI, scrivimi a <a target="_blank" href="mailto:filippo@analyticstraining.it">filippo@analyticstraining.it</a>.</p><p><strong>Fonti citate</strong></p><p>* <a target="_blank" href="https://developers.google.com/search/blog/2026/06/gen-ai-performance-reports">Introducing Search Generative AI performance reports in Search Console — Google Search Central Blog</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://blog.google/products-and-platforms/products/search/new-controls-website-owners/">New controls for website owners — blog.google</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://searchengineland.com/google-search-console-ai-performance-reports-and-controls-to-block-your-content-in-ai-responses-479298">Google Search Console AI performance reports and controls to block your content — Search Engine Land</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://ppc.land/google-reacts-to-uk-order-with-a-search-console-ai-opt-out-toggle/">Google reacts to UK order with a Search Console AI opt-out toggle — PPC Land</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://ppc.land/google-finally-gives-search-console-its-own-generative-ai-visibility-reports/">Google finally gives Search Console its own generative AI visibility reports — PPC Land</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://www.gov.uk/government/news/cma-secures-fairer-deal-for-publishers-and-improves-google-search-services-in-uk">CMA secures fairer deal for publishers — gov.uk</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://the-decoder.com/google-lets-sites-opt-out-of-ai-search-results-knowing-most-have-nowhere-else-to-go/">Google lets sites opt out of AI search results — The Decoder</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://ahrefs.com/blog/ai-overviews-reduce-clicks-update/">AI Overviews Reduce Clicks by 58% (update) — Ahrefs</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://searchengineland.com/google-ai-mode-traffic-data-search-console-457076">Google AI Mode traffic data comes to Search Console — Search Engine Land</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://blogs.bing.com/webmaster/February-2026/Introducing-AI-Performance-in-Bing-Webmaster-Tools-Public-Preview">Introducing AI Performance in Bing Webmaster Tools (Public Preview) — Bing Blogs</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://business.google.com/us/accelerate/announcements/ai-performance-insights/">AI Performance Insights — annuncio ufficiale Google</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://searchengineland.com/google-launches-ai-performance-insights-and-conversational-attributes-in-merchant-center-478108">Google launches AI Performance Insights and Conversational Attributes — Search Engine Land</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://blog.google/products-and-platforms/products/shopping/shopping-updates-google-marketing-live/">Shopping updates from Google Marketing Live — blog.google</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://support.google.com/merchants/answer/17117204">Merchant Center Help — Insights for AI-powered shopping</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://www.searchenginejournal.com/google-analytics-adds-ai-assistant-as-default-channel-group/574974/">Google Analytics Adds AI Assistant as Default Channel Group — Search Engine Journal</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://originality.ai/blog/ucp-agentic-commerce-adoption-dashboard">UCP / Agentic Commerce Adoption: Live Dashboard & Study — Originality.ai</a></p><p>* <a target="_blank" href="https://searchengineland.com/geo-rank-tracker-how-to-monitor-your-brands-ai-search-visibility-465683">GEO Rank Tracker: how to monitor your brand’s AI search visibility — Search Engine Land</a></p> <br/><br/>This is a public episode. 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May 29, 2026

Nell'era dell'IA il tuo feed prodotto non è una lista: è la vetrina

<p>Per anni il feed prodotto è stato la parte noiosa dell’e-commerce. Titolo, GTIN, prezzo, una tassonomia di base, e via verso i caroselli di Shopping. Lo gestiva il reparto tecnico, non lo guardava nessuno, e finché i prodotti restavano “approvati” andava bene così.</p><p>Quel mondo sta finendo. Con gli <a target="_blank" href="https://support.google.com/merchants/answer/16989427?hl=en">aggiornamenti al Merchant Center arrivati nel 2026</a>, il feed ha smesso di essere un archivio di metadati ed è diventato la base da cui l’intelligenza artificiale tira fuori le sue risposte. Quando chiedi a Gemini o ad AI Mode “qual è il portatile giusto per montare video sotto i 1500 euro?”, il modello non ti mostra più dieci link blu, dà una risposta, e la costruisce con le informazioni inserite nel feed. Se nel feed non c’è, in quella risposta tu non esisti.</p><p>Qui c’è un cambio che pesa più di qualsiasi dettaglio tecnico. Per chi viene dalla misurazione, “dato” ha sempre significato numeri e dimensioni: sessioni, conversioni, ricavi. Adesso il significato si allarga: è un dato l’attributo di prodotto, è un dato una coppia domanda-risposta. Lo sono il PDF della garanzia, l’immagine ad alta risoluzione, il video, il modello 3D in formato .glb. Sono questi i dati su cui l’IA decide chi mostrare e chi consigliare. Il feed di Shopping è il primo posto dove questo principio smette di essere teoria e diventa una casella da compilare o lasciare vuota: da quella casella dipende la visibilità. Se continui a pensare ai dati come righe di un report, stai guardando metà di questo nuovo mondo.</p><p>Tre cose da mettere a fuoco: cosa è cambiato, dov’è l’occasione, e dove starei attento. Una alla volta.</p><p><p>Grazie per leggere dataMesh! Iscriviti gratuitamente per leggere nuovi post e supportare il mio lavoro.</p></p><p></p><p>Cosa è cambiato</p><p>Da maggio 2026 Google ha lanciato in tutto il mondo un blocco di <a target="_blank" href="https://support.google.com/merchants/answer/17085370"><strong>attributi conversazionali</strong></a>, che si affiancano ai campi di sempre senza sostituirli. Il più importante è question_and_answer: fino a 30 coppie domanda-risposta per prodotto, che finiscono dritte nel motore RAG. L’utente chiede “Supporta il Bluetooth 6.0?”, e l’IA risponde con la tua risposta invece di tirare a indovinare. Poi ci sono document_link (fino a 5 PDF — manuali, garanzie — che l’IA legge per estrarre dettagli che in una descrizione non ci starebbero mai), related_product per dirle cosa serve insieme al prodotto, variant_option per le varianti che vanno oltre taglia e colore, e popularity_rank, un numero da 0 a 100 che la orienta quando trova più prodotti che andrebbero bene.</p><p>C’è poi un campo che esiste da anni ma che quasi nessuno ha mai compilato come si deve: product_detail. Ha una struttura rigida — sezione, attributo, valore — ed è esattamente quello che l’IA legge quando costruisce una tabella di confronto dentro la chat. Lascialo vuoto e il tuo prodotto da quel confronto sparisce. Non finisce più in basso: non c’è proprio.</p><p>L’occasione</p><p>Una logica c’è, e regge. Il problema più serio dell’IA nello shopping sono le allucinazioni, e un modello che si inventa una specifica o un prezzo è una grana legale, non un dettaglio estetico. Darle fatti certi, scritti da te — è questo che fanno question_and_answer e document_link — abbassa di colpo il margine di errore. Il feed diventa la fonte verificata, e il Business Agent che Google sta lanciando può rispondere ai clienti con la voce del tuo marchio, non con il tono neutro di un LLM qualsiasi.</p><p>Se vendi prodotti complessi — elettronica, attrezzatura, articoli tecnici — qui c’è un’occasione vera. Tutte le domande di nicchia che oggi ti arrivano via ticket o restano sepolte nelle recensioni puoi trasformarle in risposte che l’IA dà al posto tuo, al momento giusto, mentre il cliente sta ancora decidendo.</p><p>Il titolo torna a vendere</p><p>Questo è il pezzo che quasi tutti si perdono, perché è travestito da burocrazia.</p><p>Per dichiarare un <a target="_blank" href="https://support.google.com/merchants/answer/14743464?hl=en">contenuto scritto dall’IA</a>, Google ti chiede due attributi dedicati: structured_title e structured_description. Funzionano uguali: dentro ci metti il testo nel sotto-attributo content (stesso limite del titolo classico, 150 caratteri, stesse regole) e segnali la provenienza con digital_source_type impostato su trained_algorithmic_media. Per le immagini lo stesso lavoro lo fanno i metadati IPTC DigitalSourceType (TrainedAlgorithmicMedia, CompositeSynthetic, AlgorithmicMedia), che non vanno mai cancellati dai file usciti da strumenti come Product Studio.</p><p>A leggerla così sembra un adempimento per tenere buoni i legislatori. E in parte lo è. Ma chi si ferma qui non ha capito la mossa. Google sa benissimo che il feed di mezzo mondo è generato in automatico: una regola che mette insieme brand, modello, colore e taglia e produce “Nike Air Max 90 – Rosso – 42” per diecimila prodotti. Funzionale, freddo, identico a quello di tutti gli altri. Aprendo un canale apposta per i contenuti scritti dall’IA, Google sta chiedendo un’altra cosa: adesso voglio qualcosa che venda.</p><p>Lo dice il <a target="_blank" href="https://support.google.com/merchants/answer/6324415?hl=en">suo stesso esempio ufficiale</a>. Stesso prodotto, due titoli:</p><p>* automatico: “Original Google shoes, mens, size 8, blue and orange”</p><p>* scritto dall’IA: “Stride & Conquer: Original Google Men’s Blue & Orange Power Shoes (Size 8)”</p><p>Il secondo ha un gancio, il primo è un’etichetta da magazzino. structured_title è la porta che fa rientrare nel feed il copy persuasivo che dieci anni di “titoli a regola” avevano escluso. Ed è qui che nasce la confusione che vedo ovunque. Non è “scritto a mano” contro “scritto da un software”, perché il feed lo genera sempre un software. È generativo (un modello che scrive) contro deterministico (una regola che combina i campi). Solo il primo va etichettato. Il secondo resta un title normale.</p><p>Due avvertenze, perché qui gli errori si pagano.</p><p>La prima è tecnica, e fa sprecare il lavoro a molti. Se vuoi che il titolo persuasivo venga usato davvero, devi mandare solo structured_title. Se gli lasci accanto anche il title classico, Google usa quello classico, e il tuo titolo — etichetta IA compresa — non lo vede nessuno.</p><p>La seconda pesa di più. Un titolo che si legge meglio non è automaticamente un titolo che si posiziona meglio. Il titolo resta il segnale con cui il motore aggancia il prodotto alle ricerche: una stringa piena di keyword come “memory foam king size medium firm” prende più query, un titolo elegante ne prende meno. Solo che il motore sta cambiando sotto i piedi mentre fai questo ragionamento. Quel calcolo valeva quando posizionarsi voleva dire incrociare parole chiave. Dentro AI Mode, Gemini, il Business Agent, l’IA non cerca la corrispondenza esatta: legge e riassume. Lì un titolo che spiega davvero il prodotto può battere la stringa-keyword. Il titolo perfetto del 2024 e quello del 2026 potrebbero non essere lo stesso, e per un bel po’ ti toccherà ottimizzare per due motori che convivono.</p><p>Dove starei attento</p><p>Primo: la parola “facoltativo”. Google ripete che questi attributi sono opzionali e che senza non perdi l’approvazione del prodotto. Vero, e fuorviante. Facoltativo vuol dire che il prodotto resta a catalogo, in un catalogo che però l’IA smette di citare. Lo scrive la documentazione stessa: ometterli “garantisce quasi certamente un calo della visibilità nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale”. È facoltativo come è facoltativo avere un sito che si carica. Tecnicamente sì, nella realtà no.</p><p>Secondo: chi fa il lavoro? Tutta questa impalcatura scarica sul venditore il compito di rendere accurata l’IA di Google. Sei tu a spacchettare le schede tecniche, a scrivere 30 domande e risposte per ogni prodotto, a produrre i PDF. Google ti vende il beneficio — meno allucinazioni, più visibilità — ma il conto, su un catalogo da migliaia di referenze, lo paghi tu. E lo paghi nel modo peggiore: più il catalogo è ricco e tecnico, più la fatica si concentra proprio sui prodotti che avrebbero più da guadagnarci.</p><p>Cosa farei se gestissi un e-commerce</p><p>Non aspetterei la “fase di applicazione rigorosa”. Quando arriva, chi ha popolato il feed prima è già davanti.</p><p>Partirei dai prodotti che contano. Prendi il 20% di referenze che fa l’80% del fatturato e su quelle compila product_detail, question_and_answer e variant_option come se la visibilità dipendesse da lì, perché dipende da lì. Le 30 domande non te le devi inventare: sono già scritte nei ticket dell’assistenza e nelle richieste che ti arrivano ogni settimana.</p><p>Sui contenuti scritti dall’IA smetterei di trattarli come un adempimento normativo e li userei per quello che sono: spazio per fare copy. Guarderei chi in azienda genera testo con un LLM, lo farei passare da structured_title e structured_description con l’etichetta giusta — solo lo strutturato, senza il campo classico accanto — e proverei a scrivere titoli più persuasivi della solita stringa, misurando se vendono di più. Tenendo a mente la <a target="_blank" href="https://www.auditsocials.com/blog/google-ads-ai-generated-content-label-policy-2026">regola che salva l’account</a>: se un umano scrive e l’IA ritocca, non si etichetta; se il testo lo produce la macchina, anche col tuo prompt, si etichetta.</p><p>E non perderei di vista il quadro grande: la <a target="_blank" href="https://brightbid.com/blog/google-merchant-api-migration-2026/">vecchia Content API chiude il 18 agosto 2026</a> in favore della Merchant API, e l’<a target="_blank" href="https://blog.google/products/ads-commerce/agentic-commerce-ai-tools-protocol-retailers-platforms/">Universal Commerce Protocol</a> porta il checkout dentro l’IA. Gli attributi sono quello che dici all’IA; quell’infrastruttura è quanto in fretta glielo dici e dove si chiude la vendita. Messi insieme — feed ricco e acquisto automatico — non sono il solito aggiornamento di Google Shopping. Sono altro.</p><p>Il bersaglio è Amazon</p><p>Mettiamo in fila i due pezzi. Da una parte un feed così ricco che l’IA scopre, confronta e consiglia un prodotto senza che l’utente apra nemmeno un sito. Dall’altra l’Universal Commerce Protocol e l’Universal Cart, che chiudono l’acquisto dentro la conversazione, con Google Pay già pronto, senza uscire dalla chat. Trovi, confronti e compri senza cambiare schermata.</p><p>Quel “senza cambiare schermata”, fino a ieri, aveva un nome solo: Amazon. Il fossato di Amazon non l’ha mai costruito il prezzo, l’ha costruito l’assenza di attrito: cerchi, leggi recensioni e domande, compri con un tocco. È per questo che una grossa fetta delle ricerche di prodotto parte da lì, saltando Google. Ricostruendo quell’esperienza sul web aperto, con dentro il feed dei venditori, Google prova a riprendersi il terreno che Amazon gli aveva tolto.</p><p>E c’è una differenza che a chi vende interessa più di ogni altra cosa. Su Amazon sei un venditore terzo: il cliente è suo, i dati sono suoi, la relazione è sua, e per stare nel marketplace paghi. Nel modello di Google il venditore resta il seller of record: i dati di vendita, il cliente, la fedeltà e la logistica restano tuoi. La promessa è seducente: la comodità di Amazon senza diventare uno dei tanti dentro Amazon.</p><p>Per questo non leggo gli attributi del feed come l’ennesimo adempimento tecnico. Sono munizioni in una guerra tra piattaforme. Il feed ricco è quello che fa scegliere te invece del concorrente; l’attributo native_commerce è quello che accende il tasto “Acquista” dentro la risposta. Senza, ti citano ma non ti comprano: sei in vetrina, ma la cassa è da un’altra parte. Lo stesso lavoro che ti rende visibile è quello che ti rende vendibile, nell’arena dove Google ha deciso di sfidare Amazon.</p><p>In sintesi</p><p>Il feed non è più un accessorio del marketing. Nell’epoca della ricerca conversazionale è diventato il primo ingresso alla tua vetrina, spesso l’unico, e con il checkout dentro l’IA anche la cassa. Chi lo tratta ancora come un file tecnico da aggiornare una volta al mese si ritroverà fuori dalle conversazioni in cui i clienti scelgono cosa comprare, senza nemmeno accorgersene.</p><p>La domanda da portare in riunione non è più “il feed è approvato?”. È “il mio feed è abbastanza ricco perché un’IA scelga me e non il concorrente che ha compilato gli attributi che io ho saltato perché tanto erano facoltativi?”.</p><p>Filippo Trocca scrive di misurazione avanzata, attribuzione e analytics su <a target="_blank" href="https://filippotrocca.substack.com/">dataMesh</a>. Se vuoi confrontarti su come misurare le performance del tuo business, scrivimi a <a target="_blank" href="mailto:filippo@analyticstraining.it">filippo@analyticstraining.it</a>.</p><p><p>Grazie per aver letto dataMesh! 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