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Ecologia - BastaBugie.it

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by BastaBugie

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Quando l'amore per la natura si trasforma in odio verso l'uomo

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Episode thumbnail for Contenti? La famiglia nel bosco è stata rieducata

March 3, 2026

Contenti? La famiglia nel bosco è stata rieducata

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8471" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8471</a><br /><br />CONTENTI? LA FAMIGLIA NEL BOSCO E' STATA RIEDUCATA<br />di Andrea Zambrano<br /> <br />«La mia testa è cambiata. È stato necessario per tornare insieme». La rieducazione della famiglia nel bosco è completa. E ha il formato di un'intervista che - vedrete - ha tutta l'aria di essere il segnale che Nathan Trevallion è finalmente capitolato. È la condizione per poter riabbracciare i suoi figli e la moglie e c'è da stare sicuri che da ora in poi, assisteremo al ricongiungimento famigliare tanto atteso.<br />La casa? La allargheranno con un progetto di bioedilizia (come piace ai dettami green), faranno il bagno a secco e aggiusteranno gli infissi. E poi si collegheranno alla rete elettrica e a quella idrica. Non sentirete mai più parlare di unschooling. Si adatteranno ad una home schooling on line sotto la supervisione dei servizi. Sicuramente più controllata e addomesticata di ogni altra esperienza di scuola parentale italiana. Perché ciò che si vuole raggiungere è il controllo, non la libertà di educazione.<br />Lo Stato ha vinto e la famiglia nel bosco ha perso, crollata sotto una pressione micidiale, dopo quattro mesi di privazioni e umiliazioni, senza poter vivere con i propri figli, qualunque supereroe avrebbe ceduto. E Nathan ha ceduto, come avviene in Cina dove la rieducazione sociale ha bisogno di molte sedute per quelli più tetragoni all'adattamento.<br />L'intervista che il papà del bosco ha concesso mercoledì a Repubblica ha tutta l'aria dell'amara capitolazione. Lo si capisce più dalle domande di Corrado Zunino che dalle risposte del povero Nathan. Domande supponenti, domande che prevedono una risposta addomesticata fatta per compiacere i servizi sociali e il tribunale dei minorenni che gli ha tolto i figli e lo ha diviso dalla moglie.<br />Un uomo, nel difendere ciò che ha di più caro come i figli e la sua famiglia, ha due strade: o rovesciare il tavolo e rintanatosi nel bosco diventare come Rambo o crollare sotto i colpi di un'attenzione mediatica morbosa e asfissiante. Per salvare i suoi cuccioli e per salvare sé stesso.<br />Le domande del giornalista sono come un test in avanscoperta. Come se avesse ricevuto l'incarico di andare a verificare nel bosco di Palmoli se questo strambo naturista ha ancora voglia di andare avanti con la sua guerra personale: "Che cosa accetterete?" Gli chiede. E ancora, bacchettandolo: "È pronto ad accettare le visite dei servizi sociali? In passato non lo avete fatto"; Lo umilia: "Lo sa che i suoi figli ora dovranno studiare la grammatica e non solo giocare col mulo Gallipoli?"; Gli intima le condizioni: "Accetterà le regole delle leggi italiane?" fino alla domanda delle domande, quella che serve per staccare il lasciapassare definitivo: "Ora è cambiato? Ha rivisto qualcuna delle sue idee estreme?".<br />La risposta del poveretto è sconsolata: «Il cuore non è cambiato, la mia testa però sì. È stato necessario». E per forza, dopo 4 mesi di privazioni del bene più importante per un padre, quello dei figli e del diritto a educarli secondo la sua impostazione, la testa cambia per forza. Si può adattare ai soprusi, ma non può adattarsi a ciò che non è naturale, perché un padre che ha la grande responsabilità dei suoi figli e della moglie, ad un certo punto deve scendere a patti e mettere da parte la sua libertà, intesa come piena adesione ad un diritto naturale. Libertà che, invece, ora verrà invocata da un sistema educativo mellifluo che non si è fatto problemi nel provocare choc nei bambini pur di raggiungere il suo scopo.<br />«Accetteremo gli standard italiani, rispetteremo le regole». Così è deciso. E pazienza se in Gran Bretagna, paese di lui e in Australia, paese di sua moglie Catherine, si può vivere anche in spazi più angusti. Se ne tornassero a casa loro, è la sotterranea risposta che tradisce un razzismo che fa comodo quando fa...

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November 18, 2025

Parte il circo del clima, ma l'allarmismo è sempre meno credibile

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8355" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8355</a><br /><br />PARTE IL CIRCO DEL CLIMA, MA L'ALLARMISMO E' SEMPRE MENO CREDIBILE di Riccardo Cascioli<br /> <br /><br />Il solito circo invernale della Conferenza sul clima - un concentrato di allarmi catastrofisti e soluzioni folli - si apre oggi a Belém, in Brasile, con il vertice dei capi di Stato che durerà due giorni, e terrà banco per due settimane. Ma quest'anno c'è una novità importante: a precederlo, tra i diversi studi che seminano paura tanto per preparare il clima (è proprio il caso di dirlo), è arrivato anche un lungo articolo del filantropo miliardario Bill Gates che suona come un contrordine: il mondo non sta per finire a causa del clima ed è meglio investire per lottare contro la povertà, questo è il succo del suo discorso di cui peraltro abbiamo già dato conto.<br />Anche se era rivolto propriamente ai partecipanti alla COP 30 (Trentesima Conferenza delle parti, ovvero dei 198 Paesi che hanno ratificato la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, UNFCCC), sarà ben difficile che il messaggio di Bill Gates venga recepito immediatamente. Basti pensare che il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in una intervista al quotidiano britannico The Guardian, per dare il senso della COP 30 affermava la settimana scorsa che «abbiamo fallito l'obiettivo di non superare gli 1.5°C di aumento delle temperature entro i prossimi anni e questo avrà conseguenze devastanti (...). È assolutamente indispensabile cambiare strada per limitare al massimo questo superamento ed evitare altri punti di non ritorno, come potrebbe essere l'Amazzonia. (...) Dobbiamo ottenere una drastica riduzione delle emissioni al più presto possibile».<br />Ma dietro le dichiarazioni massimaliste e gli scenari catastrofici dipinti, la realtà incombe, e il cambiamento di Bill Gates costituisce una prima breccia nel muro dell'ideologia ecologista che è destinata a provocare presto ben altri crolli.  Anche perché Gates in questi anni è stato tra i massimi finanziatori della causa cambioclimatista: si contano poco meno di 8 miliardi di dollari di investimenti personali, oltre a un miliardo e mezzo della Fondazione Bill &amp; Melinda Gates, in gran parte a sostegno della transizione energetica e il resto per lo sviluppo di tecnologie a zero emissioni.<br /><br />NON C'È DA FIDARSI<br />Eppure non c'è da entusiasmarsi troppo per questa "conversione" di Bill Gates. Per due motivi: anzitutto perché seppure il suo messaggio - basta catastrofismo e priorità allo sviluppo - è positivo, il fondatore di Microsoft è ancora lontano dal dire tutta la verità; e, in secondo luogo afferma cose di buon senso con qualche decennio di ritardo (il sottoscritto ha pubblicato la prima denuncia dell'ideologia ambientalista e cambioclimatista nel 2004, 21 anni fa, Le bugie degli ambientalisti, Piemme), tanto da lasciare il fondato dubbio che si tratti di tornaconto politico ed economico.<br />Quanto al primo aspetto, Bill Gates rinuncia sì al catastrofismo ma non a considerare il cambiamento climatico un problema serio per cui trovare soluzioni. Ma il fatto che il clima sia in continuo cambiamento non è un problema inedito, è la natura, è sempre stato così fin da prima che l'uomo apparisse sulla faccia della terra. E non ci sono evidenze di aumenti recenti di eventi atmosferici estremi, anche questi sempre esistiti, alcuni - come gli uragani - con ritmi ciclici. Il vero problema - e qui finalmente Gates lo riconosce almeno in parte - è, ed è sempre stato, il sottosviluppo.<br />Perché solo civiltà sviluppate sono in grado di difendersi efficacemente dagli eventi atmosferici, così come dai terremoti e dalle malattie. Non era necessario aspettare di vedere l'uragano Melissa in questi giorni spazzare le coste di Giamaica, Cuba e Haiti provocando 49 morti e distruzioni enormi per rendersi conto che...

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July 29, 2025

Davvero è colpa del caldo se non facciamo piu figli?

VIDEO: L'anno più caldo di sempre ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=M-jF_SD8mU0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=M-jF_SD8mU0</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8236" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8236</a><br /><br />DAVVERO E' COLPA DEL CALDO SE NON FACCIAMO PIU' FIGLI? di Raffaella Frullone<br /> <br />Un tempo si diceva "Piove, Governo ladro". Come a dire, qualunque cosa accada, è questo esecutivo disonesto e cialtrone la causa di qualunque disgrazia si abbatta sulle nostre povere vite. Ora invece se piove, è colpa del caldo. Le cosiddette "bombe d'acqua" che ogni estate fanno danni e qualche volta vittime sono figlie del caldo estremo, l'aria trattiene più umidità e quando la temperatura cala rilasciano tutto in violenti nubifragi, prima li chiamavamo semplici temporali, ora la loro azione è come un attacco militare e la colpa è del clima impazzito a causa del caldo estremo.<br />Ma il caldo fa questo e molto altro. A fine giugno a Milano è finito sul banco degli imputati come principale imputato per il crollo dell'insegna sulla torre Hadid dell'iconica City Life avvenuta all'alba di una settimana caldissima. «L'estate che scioglie le insegne» titolava sobriamente Il Domani. Ma ad evocare i 37 gradi che in quei giorni soffocavano il capoluogo lombardo sono state molte testate, dal Corriere a Repubblica, da Fanpage al Sole 24 ore, passando per Open. Sul crollo la Procura di Milano ha aperto un'inchiesta. L'obiettivo è chiarire quali siano state le imprese coinvolte nell'installazione dell'insegna posta sulla sommità del grattacielo e chi sia il responsabile della manutenzione, essenziale è essenziale capire se vi siano eventuali responsabili penali, chissà se alla sbarra finirà anche il caldo. Che nel caso dovrebbe spiegare perché ha risparmiato le torri della finanza e del commercio di Abu Dhabi, o gli hotel di Las Vegas a pochi chilometri dalla Death Valley. Ma con questo caldo è meglio non impiegare energie a farci troppe domande.<br />Ma il caldo, udite udite, sarebbe anche responsabile della denatalità che non fa che crescere nel nostro Paese. A scriverlo è il quotidiano torinese La Stampa, che citando un rapporto della Società europea di Embriologia e Medicina della Riproduzione, spiega che «i cambiamenti climatici incidono anche sulla fertilità umana, in termini complessivi, di nascite pretermine, di aborti e di basso peso alla nascita. E questo perché l'innalzamento delle temperature e l'aumento dell'inquinamento atmosferico sono associati a un peggioramento della qualità del seme maschile, con alterazioni nei parametri spermatici, riduzione del numero di spermatozoi e danni al DNA. Anche la riserva ovarica nelle donne può essere ridotta». Insomma se non nascono bambini il problema non è culturale, economico o sociale ma la colpa è sempre sua, del gran caldo. Non si spiega però come in Sudan la media di figli per donna si aggiri attorno ai 4,6, mentre arriva addirittura a sei in Niger dove la temperatura media è di quaranta gradi. Ma come abbiamo detto è meglio non farsi troppe domande.<br />Più comodo accodarsi e seguire la moda, del momento si intende. Perché il capro espiatorio è fluido e quindi cambia, e se sul podio dei mali del mondo al momento campeggiano Trump e Putin, se nella top ten troviamo la plastica, l'olio di palma e il fumo, insieme alla carne rossa e i parabeni, un posto d'onore lo ricopre anche il senso di realtà, un tempo così ampiamente diffuso e condiviso, oggi quasi del tutto scomparso dai radar, rimosso dal dibattito pubblico ed espunto dai tantissimi cervelli, perché è quello in fondo, la causa di ogni male, da estirpare a qualunque costo. E a qualunque temperatura.

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