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Uno sguardo al mondo dell'economia senza dimenticare la dignità umana

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September 2, 2025

La polemica fra Italia e Francia, una gara tra due inferni fiscali

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8277" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8277</a><br /><br />LA POLEMICA TRA ITALIA E FRANCIA, UNA GARA TRA DUE INFERNI FISCALI di Federico Punzi<br /> <br />Probabilmente un fallo di frustrazione per la crisi politica ed economica che attanaglia Parigi, l'accusa di "dumping fiscale" lanciata all'Italia dal primo ministro francese Francois Bayrou.<br />È evidente anche ai più distratti che con la pressione fiscale che abbiamo nel nostro Paese chi muove una simile accusa si copre di ridicolo. Non basta presentare come prova la norma citata dal Bayrou, che tra l'altro esiste anche in Francia. La competizione tra Italia e Francia sul piano fiscale può essere descritta efficacemente come una gara tra due inferni fiscali, non c'è alcun paradiso qui.<br />Purtroppo, aggiungiamo. Perché in questa sede vogliamo commentare non tanto lo scivolone di Bayrou, ma gli argomenti usati dalla premier Giorgia Meloni, e non solo da lei, anche da altri autorevoli membri del governo, per respingere al mittente l'accusa. Accusa infondata, ma ciò non significa che una "linea di difesa" vale l'altra. Non possiamo fare a meno di sottolineare che non ci sentiamo affatto rassicurati dagli argomenti utilizzati per respingerla.<br />Nella sua replica la premier rivendica di non aver adottato "politiche di favore fiscale per attrarre aziende europee". Anzi, rivendica che il suo governo ha "addirittura raddoppiato l'onere fiscale forfettario in vigore dal 2016 a carico delle persone fisiche che trasferiscono la residenza in Italia".<br />LE VIRTÙ DELLA CONCORRENZA FISCALE<br />Male, molto male. Il governo Meloni dovrebbe adottare politiche fiscali e di efficienza amministrativa che aiutino le nostre imprese a competere e che attraggano le imprese altrui. E dovrebbe rivendicarlo.<br />Peggio, Meloni ne approfitta per una tirata moralistica contro presunti "paradisi fiscali europei", colpevoli di "sottrarre alle nostre casse pubbliche ingenti risorse". Beh, noi auspichiamo più paradisi fiscali in Europa e meno inferni fiscali.<br />La retorica contro i "paradisi fiscali" (tra l'altro in Europa non vediamo nulla di nemmeno lontanamente paragonabile a Bermuda o a qualche isola caraibica) è purtroppo segno inequivocabile di comunistata.<br />Sul piano fiscale non esiste "dumping", ma una sana e virtuosa concorrenza fiscale tra stati che andrebbe praticata e alimentata. Senza questa concorrenza, l'appetito fiscale degli stati non incontrerebbe limiti nelle migliori pratiche dei vicini o dei competitor. Sapere che il Paese confinante, o un Paese inserito nella tua stessa area economica, riesce a far pagare meno tasse e a mantenere una burocrazia meno opprimente, è un fattore di moderazione.<br />Parlare di armonizzazione o unione fiscale, a cui ha fatto riferimento nelle sue dichiarazioni il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani, significa voler cedere all'Ue quote di sovranità anche nel campo dell'imposizione fiscale. E c'è da scommettere che nel momento in cui si lavorasse ad un allineamento del livello della tassazione tra gli Stati membri, questo non avverrebbe verso il basso ma verso l'alto.<br />TROPPA SUDDITANZA CULTURALE NEL GOVERNO DI CENTRODESTRA<br />Tant'è che questa spinta viene guarda caso dai Paesi più inefficienti e spendaccioni, come Francia e Italia, che vorrebbero usare l'integrazione europea per sopprimere la fastidiosa concorrenza di Stati membri, spesso più piccoli, che riescono a far funzionare la propria macchina statale in modo più efficiente e meno costoso per cittadini e imprese.<br />Ma sottintendere che questi Paesi sottraggano indebitamente risorse alle nostre casse pubbliche equivale a sostenere che le imprese più competitive non dovrebbero sottrarre quote di mercato a quelle meno competitive. Non è una patologia, è la concorrenza che funziona correttamente. La soluzione è diventare più competitivi, non impedire agli altri di...

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June 25, 2024

Gli stati generali della natalità, un'inutile passerella di politici

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7835" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7835</a><br /><br />GLI STATI GENERALI DELLA NATALITA', UN'INUTILE PASSERELLA DI POLITICI di Ettore Gotti Tedeschi<br />Il crollo natalità in Occidente è origine principale e diretta di "tutti" i problemi mondiali. Mi riferisco ai nobilissimi interventi degli Stati Generali della Natalità, che intendono ancora una volta far riflettere sul tema e arrivare a proposte concrete per invertire il trend. Il problema natalità è però escatologico oltreché socio-economico. Poiché mi occupo da più di 40anni di questo tema, inizialmente analizzandolo dal punto di vista economico e finanziario, mi propongo di dare un contributo. Anzitutto chiederei di riflettere sul fatto che l'origine di quasi tutti i problemi di cui soffre l'Occidente son dovuti al crollo della natalità, attenzione, crollo natalità esclusivamente in Occidente, "ricco e dotto"! Crollo che inizia circa 50anni fa e si sviluppa secondo caratteri specifici in tutto il cosiddetto Occidente, soprattutto in Europa e quindi nel nostro Paese. Circa 50anni fa al mondo (valori arrotondati per semplificare) c'erano 4 Miliardi di creature. Oggi sono raddoppiate: 8 Miliardi. Ma attenzione, 50 anni fa su 4 Mld, 1 Mld era in Occidente e 3 Mld nel resto del mondo. Oggi su 8 Mld, in Occidente ci sono ancora 1Mld di persone e 7 Mld son nel resto del mondo. Vediamo ora gli economics: 50anni fa l'Occidente con il 25%di popolazione controllava circa il 90% del Pil mondiale. Oggi, con il 12.5%ne controlla circa la metà, ed il resto gli è sfuggito di mano... Son riuscito a provocare la prima riflessione sul perché tutti i grandi cambiamenti son stato originati dal crollo natalità in Occidente?<br />LE CAUSE DELLA DENATALITÀ<br />Ma abbiam capito le cause? Negli ultimi due decenni, soprattutto, ogni anno, alla pubblicazione dei dati demografici leggiamo sempre gli stessi lamenti e le stesse proposte riadattate. Ma sempre di fatto screditate dalla constatazione prevalente e imponente che al mondo siamo troppi (8Mld, il doppio di 50anni fa, appunto). Ma fingiamo di dimenticare che è nel "resto del mondo" che c'è stata crescita di popolazione, in Occidente no! siamo invece lo stesso numero, e siam diventati più poveri e deboli e cerchiamo soluzione utopistiche per mantenere leadership. Sempre ogni anno leggiamo le proposte per frenare il declino, ma sempre le stesse e sempre di carattere socio economico. E, molto raramente, qualcuno si è posto la domanda sulle cause del declino solo in Occidente. Siamo troppo colti e sapienti? Siamo responsabili della nascita della civiltà (cristiana)? Siamo troppo consapevoli dell'impatto ambientale della popolazione? O soprattutto abbiamo perso il vero senso della vita?<br />Persiste infatti la contrapposizione di due visioni opposte. Una vede appunto nella crescita di popolazione un attentato all'ambiente. L'altra vede (miopisticamente però) nella decrescita della popolazione la causa di impoverimento e perdita competitività. Ma molto, molto raramente, ci si è soffermati a ricordare che il crollo nascite è sempre e solo nel (ex?) ricco e(ex?) colto Occidente, che ha conseguentemente perso leadership, che cerca di compensare in più modi, inventando un nuovo capitalismo sostenibile e inclusivo. Qualcuno ha capito, in sostanza, di che si tratta? È fondamentale riuscirci, perché ha drammatico impatto antropologico, e conseguentemente sulla nuova concezione di cosa è "civiltà". Frederic Nietzsche aveva perfettamente previsto tutto quanto è accaduto. Ohimè!<br />FINTE SOLUZIONI<br />Ma che è stato fatto per reagire? Constatiamo che in tutti i paesi occidentali la crescita natalità è sottozero, cioè meno dei due figli a coppia (cioè crescita zero), indispensabili per assicurare la "sostituzione". Constatiamo anche che le politiche adottate dai vari governi son state riferite a aiuti economici e...

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January 31, 2024

Holyart, l'amazon degli articoli religiosi

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7682" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7682</a><br /><br />HOLYART, L'AMAZON DEGLI ARTICOLI RELIGIOSI di Paola Belletti<br />Arrivo in anticipo presso la sede di Holyart, una grande e bella struttura che si pianta solida nella campagna reggiana solcata dalla A1. È tutto nuovo, ordinato, vivace come l'approccio delle prime persone che vedo. Mi viene incontro Stefano Zanni, fondatore e Ceo di Pulchranet, di cui Holyart è il brand principale. È un'impresa di e-commerce che dal 2006 distribuisce in tutto il mondo articoli religiosi, con un fatturato di 15 milioni di euro: 160 i Paesi raggiunti dalle consegne, 67.000 gli articoli a catalogo, 70 i collaboratori. Lo seguo nella visita agli spazi, 10.000 metri quadrati tra magazzino semi-automatizzato (con capacità logistica fino a 2.000 pacchi a turno) e uffici, sale meeting, spazi comuni, È il più grande hub logistico di articoli religiosi d'Europa. Dall'autostrada il marchio "si legge" inequivocabilmente, quel little bit di inglese lo conosciamo tutti. In un corridoio a piano terra campeggiano i volti di quelli che Zanni definisce senza soggezione i titolari della serie A dell'economia digitale: Jobs, Musk, Zuckerberg, Bezos, etc; Holyart gioca nello stesso campionato, sebbene con dimensioni non paragonabili. «In questo settore le scorciatoie per evitarsi tanti problemi sono relativamente semplici da imboccare», mi dice pensando anche alla spregiudicatezza dei big, «ma io ho deciso di non prenderle».<br />La decisione dipende dal fatto che, oltre ad essere inaccettabili, possono alla lunga danneggiare la crescita?<br />«La mia decisone di fondo è fare quello che è giusto, del resto non mi devo e non mi voglio preoccupare».<br />Algoritmi, Ai, logistica... cosa può restare del romantico fattore umano in tutto questo? E di cattolico? Le cose, una volta avviate, funzioneranno quasi da sole...<br />«Uno dei fattori principali che ha costruito e consente il successo di Holyart - più 8% nel 2022, e una crescita che prosegue anche dopo la spinta eccezionale del periodo Covid - è il lavoro di descrizione e correzione continua delle schede articolo».<br />Un esempio emblematico?<br />«Ho scoperto che la maggioranza dei sacerdoti, dicendo Messa ogni giorno, sa quante particole contiene una pisside solo prendendola in mano, ma se nella scheda legge il diametro, non gli è utile. Ora, dopo averla testata, indichiamo la capienza, il dato che può portare alla decisione d'acquisto, e lo steso avviene per tutto».<br />Un continuo lavoro di ascolto clienti, dunque...<br />«All'inizio il dialogo è col fornitore, in seguito è soprattutto grazie ai preziosi feedback dei clienti che possiamo migliorare».<br />Siamo al 1° piano.<br />«Se giù ci sono i fuoriclasse da cui prendiamo la carica, qua invece si prende serenità».<br />I volti che costellano questo ambiente in effetti sono un'altra faccenda: Giovanni Bosco, Pio da Petralcina, Piergiorgio Frassati... li ha fatti scegliere ai suoi collaboratori e, tra i ritratti di questi sponsor del successo umano in senso stretto - che cos'è la santità, se non riuscita della nostra vera vocazione? -, c'è un sacerdote non ancora canonizzato a cui deve molto del suo cammino spirituale, don Pietro Margini, fondatore della Familiaris Consortio.<br />«Nel nostro customer care sono tutti madrelingua dell'area che ci interessa. In questo settore è fondamentale la dimensione culturale, che non si riduce alla competenza linguistica. Facciamo il 70% di vendite all'estero, i fornitori sono quasi tutti artigiani del made in Italy».<br />Dopo la grande abbuffata del periodo Covid, c'è stata una contrazione nel mercato digitale, mentre voi avete continuato a crescere. Qual è la ragione principale che giustifica questa tendenza?<br />«Ci siamo concentrati sui clienti già acquisiti. Abbiamo lanciato un servizio premium e fatto investimenti...

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