"Epidemie nel tempo. Percorsi nella storia" è un ciclo di podcast pensato dall’Istituto Storico Italo-Germanico della Fondazione Bruno Kessler per raccontare la storia delle epidemie nel lungo periodo. Esperti del tema ci aiutano a comprendere come le persone e le società hanno fatto i conti, dal tardo Medioevo ai nostri giorni, con le emergenze epidemiche.<br /><br />A cura di: Maurizio Cau, Claudio Ferlan, Alessandro Girardi, Alessandro Paris, Massimo Rospocher ed Enrico Valseriati<br /><br />Speaker: Enrico Valseriati

Epidemie nel tempo
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"Epidemie nel tempo. Percorsi nella storia" è un ciclo di podcast pensato dall’Istituto Storico Italo-Germanico della Fondazione Bruno Kessler per raccontare la storia delle epidemie nel lungo periodo. Esperti del tema ci aiutano a comprendere come le persone e le società hanno fatto i conti, dal tardo Medioevo ai nostri giorni, con le emergenze epidemiche.<br /><br />A cura di: Maurizio Cau, Claudio Ferlan, Alessandro Girardi, Alessandro Paris, Massimo Rospocher ed Enrico Valseriati<br /><br />Speaker: Enrico Valseriati
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🇮🇹
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6/25/2020
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August 13, 2020
Epidemie e diritto. Un percorso storico
Le epidemie hanno avuto storicamente un forte impatto sulla sfera giuridica. Da un lato il legislatore è chiamato a intervenire in situazioni di emergenza per definire le misure necessarie al contenimento della malattia e al supporto del sistema economico, dall’altro si apre la delicata questione del bilanciamento tra diritti individuali e tutela della salute pubblica. Vale dunque la pena chiedersi quale ruolo abbia esercitato il diritto nella gestione delle emergenze epidemiche e quali conseguenze hanno avuto le pandemie sullo sviluppo dei processi normativi e degli istituti giuridici. Uno degli orizzonti normativi più direttamente influenzati dalle pandemie è rappresentato dalla regolamentazione economica. Come mostra emblematicamente l’ordinanza dei lavoratori emanata in Inghilterra in occasione della peste di metà Trecento, le epidemie hanno spinto di frequente le autorità a introdurre leggi generali di regolamentazione economica. Nel corso dei secoli sono cambiate le misure di intervento da parte delle autorità, ma la gestione economica nella situazione pandemica rimane una sfida centrale per l'ordinamento giuridico. La legislazione sulle pandemie è diventata gradualmente più complessa e in vari Stati europei ha portato alla definizione di corpi normativi dedicati alla prevenzione delle epidemie. Ciò ha portato nel tempo al problema della conciliazione tra la libertà degli individui e la tutela della salute (pubblica e privata) da parte delle autorità. Si tratta di un tema che a partire dal tardo Settecento accompagna la discussione pubblica in occasione di ogni evento epidemico. Un ultimo aspetto da prendere in analisi riguarda il ruolo assunto dagli esperti nei processi decisionali adottati dai governi per affrontare l’emergenza. Come si è visto anche in occasione dell’attuale pandemia, fondare la decisione politica e la norma giuridica sull’evidenza scientifica non è un processo scontato, ed è di frequente oggetto di critiche da parte dell’opinione pubblica. La storia mostra in ogni caso come le epidemie abbiano rappresentato, anche per i sistemi giuridici, delle significative occasioni di innovazione. <br /><br />Tratto da un testo di Maurizio Cau, ricercatore presso l’Istituto Storico Italo-Germanico della Fondazione Bruno Kessler, e Thorsten Keiser, professore di Storia del Diritto presso la Justus-Liebig-Universität in Giessen

August 6, 2020
Messe in streaming e altari portatili. La peste a Gorizia nel Seicento
Cos’hanno in comune gli altari portatili del Seicento e le messe in streaming del XXI secolo? Entrambi, a modo loro, sono stati strumenti che la Chiesa ha adottato per non far mancare, al popolo dei fedeli, la propria presenza in periodo di epidemia e di quarantena. In una città di confine, come fu ed è Gorizia, un ordine religioso in particolare, quello dei Gesuiti, si prodigò nel XVII secolo per fornire alla cittadinanza i servizi ecclesiastici essenziali. La peste si palesò a Gorizia nel 1682, con il tramite di un mercante proveniente dalle terre slave. Pronta e ferma fu la risposta delle autorità gesuitiche, che supplirono, tra le altre cose, all’assenza dei nobili cittadini, i quali alle prime avvisaglie della pestilenza se la diedero a gambe, rifugiandosi in campagna. I Gesuiti, noti soprattutto per le loro istituzioni educative, chiusero la propria scuola e la propria chiesa nei giorni immediatamente successivi alla registrazione del primo contagio. Al contempo, non rinunciarono a fornire ai fedeli i loro servizi spirituali e medici. Subito venne preparato un altare portatile, condotto nei pressi delle abitazioni cittadine per dare conforto a donne e uomini e per ricevere le elemosine. Si dovette aspettare il 1683 per veder cessare l’epidemia di peste a Gorizia. Ma l’esperienza insegnò - e insegna ancora oggi - che la Chiesa deve leggere con attenzione e solerzia i momenti di cambiamento, specie quelli che comportano l’allontanamento fisico dei fedeli dai luoghi di culto. Solo così l’Ecclesia può vincere le sfide che il tempo le presenta. In tempi barocchi come in epoca di dirette streaming.<br /><br />Da un testo di Claudio Ferlan, ricercatore presso l’Istituto Storico Italo-Germanico della Fondazione Bruno Kessler

July 30, 2020
Peste. La Fase 2 a Bergamo nel Seicento
Le immagini potenti dei carri militari, carichi di feretri in coda a Bergamo; la mancata istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro; la pressione politica per la ripresa economica di una delle zone industriali più importanti d’Italia; il sacrificio di infermieri e medici negli ospedali provinciali. Sono soltanto alcuni degli indelebili ricordi che rimarranno della pandemia di Covid-19 che ha colpito la Bergamasca agli inizi del 2020. Le medesime aree subirono gravissimi danni in occasione della peste del 1630: a quell’epoca, tuttavia, la ripresa economica fu un pensiero meno impellente rispetto alla paura della morte e alla tutela della sanità pubblica. Contadini e mercanti, caduti in disgrazia, cercarono di godersi quel poco che era rimasto. Altri, approfittando della debolezza politica, si prodigarono per costituire bande organizzate di criminali, che saccheggiarono le poche abitazioni ancora occupate dalla cittadinanza. Non mancarono poi membri delle classi sociali più elevate che sfruttarono l’epidemia di peste per arricchirsi ulteriormente, senza particolari turbamenti di ordine morale. La popolazione sopravvissuta, di converso, si fece forza, affidandosi al culto dei santi, alla superstizione e a rimedi medici di scarso successo. Ciò non toglie che le magistrature veneziane, responsabili del governo di Bergamo in età moderna, ebbero fiducia nella forza e nella tenacia dei bergamaschi, che infine, pur tra molte difficoltà, riuscirono a superare la peggiore crisi della loro storia.<br /><br />Tratto da un testo di Fabio Gatti, dottorando presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore
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