La chiamano "dolce morte", ma in realtà è l'uccisione di innocenti

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La chiamano "dolce morte", ma in realtà è l'uccisione di innocenti
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June 2, 2026
Offerta l'eutanasia a un sacerdote ricoverato per frattura all'anca
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8563" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8563</a><br /><br />OFFERTA L'EUTANASIA A UN SACERDOTE RICOVERATO PER FRATTURA ALL'ANCA<br />di Giuliano Guzzo<br /> <br />«Sono rimasto molto scioccato». Sono le parole con cui padre Larry Holland, 79 anni, un sacerdote di Vancouver, ha ricordato un'esperienza che, in effetti, molto difficilmente avrebbe potuto lasciarlo indifferente. All'anziano prete cattolico, infatti, in un ricovero che lo ha visto come paziente a seguito di una frattura riportata all'anca in seguito a una caduta in bagno il giorno di Natale, è stata proposta... l'eutanasia. Proprio così: e per ben due volte. Lo ha raccontato lui stesso, in una intervista rilasciata al BC Catholic. La duplice offerta è stata fatta da due operatori sanitari diversi. Già questo è sconvolgente, se si pensa che Holland, come si diceva, era ricoverato per una frattura e non per qualche male incurabile. Ma colpisce ancor di più - e ha colpito, ovviamente, lo stesso sacerdote - il fatto che la proposta di morte assistita (MaiD) sia stata avanzata dal personale del Vancouver General Hospital, l'ospedale che lo aveva in cura, nonostante esso sapesse di avere a che fare con un prete.<br />LA PROPOSTA DI MORTE<br />Figurarsi, viene da commentare, con quale insistenza la «dolce morte» sarebbe stata proposta se il paziente fosse stato un altro... Ma torniamo alla proposta di morte. Quando l'ha ascoltata, padre Holland ha replicato che non stava morendo né allora né adesso e che il riferimento del medico all'eutanasia lo aveva lasciato «per un attimo senza parole». Non contento, secondo il racconto del sacerdote, il medico ha allora poi riproposto l'argomento, dicendo che è «qualcosa di cui bisogna discutere con chi ha ricevuto una diagnosi terminale». Che però è cosa che non riguardava (e fortunatamente non riguarda) il sacerdote di Vancouver, il quale ha voluto ribadire una cosa che dovrebbe essere ovvia. Padre Holland, secondo il suo racconto, ha infatti replicato ancora al medico di essere moralmente contrario all'eutanasia. A quel punto, il medico ha spiegato - ricorda ancora il sacerdote - che «voleva solo essere sicuro che, nel caso in cui mi fosse stata diagnosticata una malattia terminale o meno... fossi a conoscenza dei diversi servizi a cui avrei potuto accedere».<br />Tutto questo, meglio sottolinearlo, avviene in un Paese, il Canada, dove da anni c'è un cardinale coraggioso come Frank Leo che si batte con la vita anche osteggiando le nuove derive eutanasiche in Parlamento. D'accordo, ma a quelli che invece non sono cattolici? La morte viene loro offerta - e magari viene pure accettata - solo a seguito di fratture? Purtroppo la domanda non è così surreale, anzi. In effetti, c'è poco da stare tranquilli in un Paese dove la morte assistita, più che concessa, viene ormai apertamente proposta. Si prenda, per esempio, quanto avvenuto a Roger Foley, canadese affetto da atassia cerebellare, serio disturbo neurovegetativo. Ebbene, nel 2018 l'uomo si era trovato dinnanzi ad un tragico bivio: sborsare più di 1.500 dollari al giorno per le cure di cui aveva bisogno - e che non poteva permettersi - oppure l'eutanasia. Foley decise di denunciare l'ospedale e il governo dell'Ontario, producendo pure due audio (uno del 2017, l'altro del 2018) nelle quali il personale ospedaliero cercava ripetutamente di spingerlo a farla finita. Caso isolato? Non esattamente.<br />L'ATLETA PARALIMPICA CHRISTINE GAUTHIER<br />Per maggiori informazioni chiedere all'atleta paralimpica Christine Gauthier, la quale qualche anno fa aveva osato protestare per i ritardi nell'installazione in casa sua d'un montascale; risultato: si è sentita proporre la morte assistita. Lo scorso dicembre era poi emersa anche sui media italiani l'assurda vicenda di Jolene Van Alstine, 37 anni, residente nella provincia canadese del Saskatchewan. La donna soffre da otto anni di iperparatiroidismo...

April 14, 2026
Va in ospedale per un mal di schiena... le offrono l'eutanasiai
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8507" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8507</a><br /><br />VA IN OSPEDALE PER UN MAL DI SCHIENA... LE OFFRONO L'EUTANASIA<br />di Manuela Antonacci<br /> <br />Va in ospedale per un mal di schiena e, anziché ricevere cure, le viene proposta l'eutanasia. E' quanto accaduto ad una donna canadese che dopo essere corsa al pronto soccorso per essersi svegliata con delle fitte alla schiena, si è sentita proporre l'eutanasia, prima ancora di aver effettuato un esame. Miriam Lancaster, 84 anni, di Vancouver, è la protagonista di questa assurda vicenda avvenuta nell'aprile del 2025.<br />Secondo il medico che le ha proposto il Maid (l'assistenza medica per morire) la signora avrebbe potuto scegliere come alternativa alle doverose cure che la struttura ospedaliera a cui si era rivolta, il Vancouver General Hospital (VGH), le doveva, la possibilità di farla finita, prima ancora di sapere quale fosse la causa del suo dolore fisico. In realtà la causa dell'infortunio era piuttosto banale: la donna aveva semplicemente un bacino fratturato a causa dell'osteoporosi. Dopo essere rimasta per una settimana in quell'ospedale, sarebbe stata poi trasferita in un'altra struttura, dove è poi guarita nel giro di un mese.<br />La cosa più agghiacciante, oltre al fatto in sé, è che, come testimonia la figlia Weaver presente al momento dell'accaduto, il medico avrebbe cercato in qualche modo di convincere la paziente ad optare per una decisione così estrema: «Il Maid è un'opzione che porrebbe fine al dolore per sempre» le sarebbe stato detto. Ovviamente Weaver si chiede cosa sarebbe potuto succedere se lei non fosse stata accanto a sua madre in quel momento e se la donna fosse stata affetta da una patologia ben più grave o se fosse stata depressa e quindi estremamente condizionabile. Il problema è che in Canada simili episodi sono diventati frequentissimi.<br />Pensiamo a quanto accaduto a Roger Foley, affetto da atassia cerebellare, un serio disturbo neurovegetativo. Nel 2018 l'uomo si era trovato di fronte a due tragiche alternative: sborsare più di 1.500 dollari al giorno per le cure di cui aveva bisogno - e che non poteva permettersi - oppure come unica, assurda alternativa, accettare l'eutanasia. Foley, fortunatamente, decise di non farsi sopraffare ma, al contrario, di prendere in mano la situazione e di denunciare l'ospedale e il governo dell'Ontario, realizzando due registrazioni (una del 2017, l'altra del 2018) nelle quali il personale ospedaliero, incredibilmente, cercava con insistenza di spingerlo a farla finita. E non si pensi che si tratti di casi isolati.<br />Pensiamo anche all'atleta paralimpica Christine Gauthier, la quale qualche anno fa aveva osato protestare per i ritardi nell'installazione in casa sua d'un montascale; risultato: si è sentita proporre la morte assistita. Ce ne sono tante di situazioni e di esempi concreti che dimostrano come la teoria della pallina sul piano inclinato è veritiera. Parliamo cioè della metafora che descrive l'inarrestabile scivolamento verso derive eticamente inaccettabili, partendo da piccole concessioni iniziali apparentemente innocue o da casi estremi. E tutto ciò è provato anche da quanto contenuto in un documento officiale canadese, ovvero il rapporto della Commissione sul fine vita in Quebec.<br />Per la precisione, a pag 11 sono stati esaminati i casi di persone che, tra il 1°aprile 2018 e il 31 marzo 2019, hanno avuto accesso all'aide médicale à mourir, si parlava di almeno «tre casi» in nei quali «la diagnosi della persona era una frattura dell'anca». Quindi perché non proporre l'eutanasia a chi ha anche un semplice mal di schiena? Tutto questo potrebbe arrivare, anche presto, da noi. Esempi così gravi dovrebbero almeno in teoria, incidere sul dibattito italiano e portare chi spinge per la morte assistita a riflettere sugli scenari agghiaccianti che si aprirebbero una volta tolti tutti i paletti che...

March 31, 2026
Il suicidio assistito degli uomini e delle nazioni
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8493" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8493</a><br /><br />IL SUICIDIO ASSISTITO DEGLI UOMINI E DELLE NAZIONI<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />La cultura di morte contemporanea ha le sue ultime espressioni nell'eutanasia e nel cosiddetto "suicidio assistito", di cui oggi si discute in diversi paesi europei. Il percorso di legalizzazione dell'omicidio/suicidio, iniziato circa 50 anni fa con l'introduzione dell'aborto nelle legislazioni occidentali, giunge ora al suo logico compimento.<br />Il suicidio, che è l'atto, volontario e deliberato, con cui un uomo si dà la morte, è più grave dell'omicidio perché, a differenza di questo non lascia la possibilità di pentimento. Certo, ci sono delle eccezioni possibili. Il santo curato d'Ars rassicurò la moglie di un suicida, dicendole che tra il ponte da cui si era buttato e l'acqua in cui era annegato, aveva avuto la possibilità di pentirsi. Non si può escludere la possibilità che nei suoi ultimi attimi di vita, un suicida, in seguito ad un'illuminazione divina, si possa pentire del suo gesto. Per questo il nuovo Catechismo della Chiesa cattolica dice che «non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte» (n. 2283). Ma si tratta appunto di eccezioni. La morale non si applica alle eccezioni, ma alla natura dell'atto umano in quanto tale.<br />Secondo la morale cattolica, il suicidio diretto, voluto e cosciente, è un atto intrinsecamente cattivo, moralmente ingiustificabile. San Tommaso d'Aquino nella Summa Theologiae (II-II, q. 64, a. 5) lo spiega esponendo tre ragioni. In primo luogo, ogni essere tende naturalmente a conservarsi in vita. Togliersi la vita va contro questa inclinazione fondamentale ed è un atto contro la legge naturale. In secondo luogo, uccidersi significa nuocere anche agli altri, perché ogni persona vive non solo per sé, ma per la società di cui fa parte. In terzo luogo, la vita è un dono di Dio. Il suicidio equivale a usurpare un diritto che spetta solo al Creatore.<br />Il teologo passionista Enrico Zoffoli (1915-1996) scrive giustamente: «Il suicida nega in sé l'essere, ripudia la vita, infligge un "vulnus" nel tessuto più profondo del reale, commette la più imperdonabile delle ingiustizie in quanto ritiene non-buono l'essere, al punto di rifiutarlo, evadere dal suo dominio. Col suo gesto il suicida precipita nel peggiore degli assurdi: per esso, l'essere arriva a contraddirsi negando sé stesso» (Principi di Filosofia, Edizioni Fonti Vive, 1988, p. 664). <br />UN PECCATO GRAVISSIMO<br />Per questo sant'Alfonso Maria de' Liguori qualifica il suicidio come un peccato gravissimo, che a buon diritto può essere annoverato tra quelli che gridano vendetta al cospetto di Dio («Suicidium est peccatum gravissimum, et merito inter peccata vindictam a Deo clamantia annumerari potest», in Theologia Moralis, Lib. III, Tract. IV, cap. II, n. 4)<br />Se la mente è obnubilata, se ci si toglie la vita in un momento di alterazione psichica, la responsabilità è attenuata, ma questo non è il caso del suicidio assistito, che è un suicidio premeditato e organizzato, con piena avvertenza e deliberato consenso. E quest'atto, nella sua natura, è una sfida diretta a Dio, Signore supremo dell'universo, dal momento che il suicidio, come ricorda il padre Viktor Cathrein (1845-1931), è atto di dominio, anzi uno dei supremi atti di dominio (Philosophia moralis, Herder 1959, p. 344).<br />Il Codice penale italiano non considera reato il suicidio in sé, né quando viene tentato, né, evidentemente, quando viene portato a compimento. È invece punito chi istiga qualcuno a togliersi la vita, ne rafforza il proposito o ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, come stabilito dall'articolo 580 del Codice penale. In questa prospettiva, la legge mira a tutelare la vita come bene primario, proteggendo la persona da pressioni, influenze o aiuti esterni che possano spingerla...
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