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Fecondazione Artificiale - BastaBugie.it

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Quando il tecnico di laboratorio si sostituisce all'atto di amore tra un uomo e una donna non può che derivarne abominio e disperazione

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Episode thumbnail for In utero, la nuova serie Tv con Castellitto sulla fecondazione artificiale

May 5, 2026

In utero, la nuova serie Tv con Castellitto sulla fecondazione artificiale

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8523" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8523</a><br /><br />IN UTERO, LA NUOVA SERIE TV CON CASTELLITTO SULLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE<br />di Giuliano Guzzo<br /> <br />Fecondazione in vitro, transizione di genere, coppie omosessuali e non, single che vogliono diventare genitori. Sembra esserci un po' tutto quanto il repertorio della "bioetica" progressista nei contenuti di In utero, la nuova serie tv sviluppata in otto episodi che debutterà l'8 maggio su HBO Max. Creata da Margaret Mazzantini, diretta da Maria Sole Tognazzi, che firma anche la direzione artistica, In utero ha come protagonista principale Sergio Castellitto. Il noto attore, infatti, interpreta il dottor Ruggero Gentile e la storia racconta di come egli abbia lasciato l'Italia, negli anni Ottanta, per aprire in quel di Barcellona la clinica Creatividad, dove offre servizi di fecondazione medicalmente assistita. <br />LA TRAMA E I PERSONAGGI<br />Gentile di nome - e di fatto, almeno nelle intenzioni di chi ha realizzato la serie -, il protagonista opera mosso da una convinzione di fondo: il figlio non è un diritto né un dovere, ma «un desiderio». Peccato che concepire un figlio come «un desiderio» equivalga esattamente ad intenderlo come un diritto, anziché come un dono. Ma andiamo avanti, perché un'altra colonna di In utero è Angelo, un giovane embriologo brillante e centrale nelle dinamiche della clinica, interpretato da Alessio Fiorenza. Dettaglio di non poco conto: Angelo è un uomo transgender e, da quanto è già trapelato, è destinato ad essere uno dei personaggi centrali della serie. Ci sono poi anche altri personaggi di rilievo nella serie - a partire da quello di Teresa, la moglie di Ruggero interpretata da Maria Pia Calzone, alla quale spetta il compito di amministrare la clinica e bilanciare le scelte a volte troppo emotive del marito -, ma gli elementi fin qui esposti già suggeriscono e fanno pensare a un taglio assolutamente permissivo e progressista di In utero. E infatti, dalle anticipazioni trapelate, sappiamo che nelle otto puntate i telespettatori vedranno: coppie di lesbiche - tormentate da dilemmi del tipo: quale delle due porterà avanti la gravidanza? - single intenzionati a diventare genitori, e così via. Come si diceva all'inizio, nulla del repertorio della "bioetica" progressista è stato risparmiato in questa serie.<br />UNA POLEMICA CON L'ITALIA?<br />Tanto che le storie di In utero, come è stato osservato sul Corriere della Sera, non avrebbero mai potuto essere ambientate in Italia perché da noi «una donna single non può ricorrere alla fecondazione assistita». Da parte sua, lo stesso Castellitto, parlando con Repubblica, ha fatto osservare che «l'Italia con tutti i suoi difetti ha genialità e immaginazione però è anche il luogo dove vive il Santo Padre, il centro della cristianità. Anche se fa riflettere che pure la Spagna è un Paese cattolico». Dunque appare davvero difficile non scorgere in un progetto come In utero una lettura parziale, se non propagandistica, delle tematiche bioetiche; e questo per un motivo piuttosto semplice. Da quanto infatti è dato di sapere, in questa serie - per la quale già si ipotizza una seconda stagione, che diventerebbe certa in caso di successo della prima - ai telespettatori sono offerti tutti i punti di vista possibili di chi sarebbe a favore di questa pratica: quello di chi gestisce una clinica di fecondazione assistita, quello di chi vi ci ricorre (single, coppie etero, Lgbt, ecc.), quello di chi vi lavora ed è anche protagonista di una transizione di genere, e così via. Inoltre dal trailer si evince come una coppia di donne chieda esplicitamente di voler un bambino con gli occhi verdi e con determinati tratti somatici, quasi come se si stesse scegliendo un prodotto da un catalogo.<br />Tutti, insomma, vengono rappresentati con le loro soggettività, i loro pensieri e le loro istanze; tutti fuorché - almeno a...

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January 8, 2026

Il tecno-schiavismo della surrogata sulla rotta Usa-Cina

IL TECNO-SCHIAVISMO DELLA SURROGATA SULLA ROTTA USA-CINA<br />Un numero crescente di cittadini cinesi ultra-ricchi si affida a madri surrogate americane per avere quanti più figli possibili (decine alla volta e, a volte, più di cento)<br />di Luca Volontè<br /><a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8408" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8408</a><br />

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December 23, 2025

Sono stata usata come una macchina fabbrica bambini

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8391" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8391</a><br /><br />SONO STATA USATA COME UNA MACCHINA FABBRICA-BAMBINI<br /> <br />Marie-Anne Isabelle è una donna britannica che ha vissuto sulla propria pelle il dramma di ciò che molti vogliono raccontare come una favola moderna: l'utero in affitto. Per lei, però, non è stata una storia di altruismo e lieto fine, ma qualcosa che ancora oggi definisce senza esitazioni «un incubo». «La maternità surrogata non è una favola, è un incubo» ripete nelle interviste e nei convegni internazionali dove, da anni, denuncia pubblicamente l'utero in affitto come «un inganno» che l'ha ridotta, parole sue, a «una macchina fabbrica-bambini».<br />Per capire perché Marie-Anne sia arrivata a usare parole così dure bisogna tornare indietro di circa dodici anni. Nel 2013 ha 39 anni, vive nel Regno Unito, ha un compagno che ama e due figli di 6 e 10 anni. Lavora nel settore educativo, è affettivamente serena e non ha problemi economici. Non cerca soldi, non cerca visibilità. Un giorno, però, si presenta a casa sua una delle persone a cui è più legata: la cugina Marje. Per lei è quasi una sorella. Marje ha un tumore all'utero, le hanno già parlato di isterectomia per salvarle la vita, ha congelato degli embrioni con il marito nella speranza di poter avere un figlio prima o poi. Quando si siede in salotto, le chiede una cosa che nessuno si aspetterebbe da un familiare: «Vuoi portare in grembo mia figlia per me?». All'inizio Marie-Anne resta scioccata. Sa poco o nulla di maternità surrogata. Ha letto qualche articolo sulle donne indiane sfruttate per sfornare neonati per coppie ricche europee e asiatiche, ma l'ha sempre percepita come una realtà lontana, esotica, quasi da reportage. La cugina la rassicura subito: nel loro caso, promette, sarà tutto diverso. Non ci sarà denaro, nessun contratto commerciale, solo un gesto d'amore tra parenti. È l'inizio di un percorso che lei, anni dopo, chiamerà «l'errore più grande della mia vita». Convinta di fare del bene, Marie-Anne accetta, ma pone una condizione che per lei è non negoziabile. L'embrione dovrà essere creato con l'ovulo della cugina e il seme del marito, così da essere geneticamente figlio loro, e lei dovrà poter vedere la bambina che porterà in grembo, avere un ruolo nella sua vita, essere almeno la "madrina" che la accompagna crescendo. Nessuno pensa di sedersi davanti a un avvocato; si dicono che sono famiglia, che basta la parola. In seguito lei scoprirà che la coppia aveva già valutato surrogazioni all'estero, ma troppo costose. Lei, invece, era la soluzione "perfetta": vicina, disponibile, gratuita.<br />L'ITER SANITARIO<br />Comincia così la trafila medica. Marie-Anne entra in un centro per la fecondazione in vitro (FIVET) dove le vengono trasferiti in utero gli embrioni creati con i gameti della coppia. Prima del concepimento affronta mesi di esami, visite, controlli. Racconterà di avere fatto iniezioni di ormoni tutti i giorni per circa tre mesi, di aver iniziato a sentirsi fin dall'inizio più un corpo a disposizione della clinica e dei committenti che una donna libera. Una volta instaurata la gravidanza, si accorge che tutti si sentono autorizzati a dirle cosa mangiare, come vivere, che cosa fare o non fare, come se il suo corpo non le appartenesse più. Era già madre di due bambini, sapeva che cosa significa portare una vita dentro di sé, ma questa volta sente che il legame con la piccola è "vietato": la bambina è sua e insieme non dovrebbe esserlo. Nel 2014 arriva il momento del parto. L'ospedale sa che si tratta di una surrogata, ma la legge britannica è chiara: la madre legale è sempre la donna che partorisce. Sono quindi le volontà di Marie-Anne a contare: lei chiede che in sala parto ci siano solo lei, la cugina e il compagno; il marito di Marje aspetterà fuori. I medici le propongono un taglio cesareo programmato; lei rifiuta, sostenuta da...

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