Una chiave di lettura rivoluzionaria per capire il flamenco nella sua essenza culturale e musicale, offerta da Sabina Todaro. Dedicato a chi voglia conoscere e/o approfondire questa forma d'arte in modo non nozionistico, ma utilizzando la logica e comprendendo questo meraviglioso fenomeno, che è il flamenco, in tutti gli aspetti possibili, come strumento per la vita.

Flamenco Chiavi in Mano podcast
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Podcast Overview
Una chiave di lettura rivoluzionaria per capire il flamenco nella sua essenza culturale e musicale, offerta da Sabina Todaro. Dedicato a chi voglia conoscere e/o approfondire questa forma d'arte in modo non nozionistico, ma utilizzando la logica e comprendendo questo meraviglioso fenomeno, che è il flamenco, in tutti gli aspetti possibili, come strumento per la vita.
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🇮🇹
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2/13/2022
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June 11, 2026
#157- Figure Chiave del Flamenco: Vicente Escudero - Flamenco Chiavi in Mano Podcast
Inauguriamo una rubrica, “Le figure Chiave del Flamenco”, e parliamo di Vicente Escudero, un bailaor fondamentale nella storia del flamenco. <br />Nasce a Valladolid, in Castiglia, nel 1888 lontano dalla cultura del flamenco. Fin da bambino aveva una passione smodata per il baile flamenco, il padre era calzolaio ed era disperato perché Vicente rompeva tutte le scarpe ballando. Qualunque scusa era buona per lui per ballare e soprattutto per creare ritmo. Batteva i piedi sulle bocche dei tombini di ghisa, e ognuna aveva un suono differente e questo lo affascinava tantissimo. Il padre lo inviò ad imparare un mestiere in una tipografia, ma Vicente era più interessato a creare ritmi sulle macchine da stampa che ad imparare ad usarle. Nella sua vita i suoni metallici e delle macchine furono un amore costante. <br /><br />L’approccio al flamenco è totalmente autodidatta, e volle capire la logica profonda del flamenco per cui visse anche per un periodo a Granada, al Sacromonte. Ai cafés cantantes era felice di ascoltare i bravissimi musicisti che ci lavoravano, ma non venne accolto nell’ambiente flamenco perché faceva cose e suoni molto particolari, e i musicisti non si trovavano bene con lui. <br />Incontro fondamentale fu con colui che definì e riconobbe per tutta la vita come il suo maestro, Antonio de Bilbao, al Café de las Columnas di Bilbao. <br /><br />Nel 1908/1909 fugge a Lisbona per evitare di fare il servizio militare, e da lì va a Parigi. A Montmartre vive fra gli artisti delle avanguardie, e diventò amico di tutti gli intellettuali, nonostante non avesse lui stesso una istruzione, scriveva molto male, ma aveva una intelligenza molto acuta e brillante. Veniva molto affascinato da questi artisti, soprattutto pittori, che avevano tanto desiderio di eliminare ciò che non era essenziale. A Vicente interessavano linee rette, geometriche, senza spazio per strizzare l’occhio al pubblico, a differenza di ciò che si faceva all’epoca nei cafés cantantes. <br /><br />Parigi lo consacra come artista flamenco riconosciuto, in America viene considerato come il miglior ballerino del mondo, Manuel de Falla lo contratta per mettere in scena El Amor Brujo a Parigi con Antonia Mercé La Argentina. Ma la Spagna lo riconosce finalmente come ballerino molto tardi, nel 1930, all’età di 42 anni! <br /><br />E comunque il pubblico spagnolo intellettuale lo capiva ma il largo pubblico no. <br />Fin da bambino era affascinato dai suoni meccanici e in un esempio di lotta fra l’uomo e la macchina, danzò con due motori elettrici nascosti dietro le quinte del teatro, circa trent’anni prima che John Cage rendesse celebre il concetto di musica concreta, e che facesse queste opere di rottura, come “4'33””, in cui per 4 minuti e 33 secondi il pianista chiude il pianoforte e la musica diventa i rumori ambientali. <br /><br />L’interesse di Vicente Escudero per il suono lo portò a cercare suoni nel silenzio, fatti con le unghie, con le mani, si costruì nacchere di metallo per aver suoni nuovi. <br /><br />Per primo ebbe il coraggio di ballare por Seguiriya, che era considerato il tempio del cante e che Escudero stesso diceva di ballare senza respirare per non profanare il tempio. Ma da allora in poi divenne possibile ballare por Seguiriya, e la cosa è molto importante: il flamenco non accetta le innovazioni con facilità. <br />Il suo lavoro sulla Seguiriya era anche molto teatrale, nella penombra, con cantaor e chitarrista illuminati in controluce, il bailaor al centro come se fosse la rappresentazione stessa della musica. <br /><br />Ebbe persino un passaggio in cui provò a cantare, con scarso risultato, e anche a dipingere e disegnare, per sperimentare tutto. <br /><br />Di lui restano poche testimonianze in video, soprattutto di quando era già anziano, e irrigidito dall’età e anche da una malattia degenerativa. <br />La cosa più importante del suo lascito è il Decálogo del buen Bailarín, pubblicato nel 1951 a Barcellona, frutto delle sue riflessioni...

June 6, 2026
#156- La Serrana - Flamenco Chiavi in Mano Podcast
Prima di tutto ti consiglio di ascoltare l’episodio precedente, il 155, dedicato alla Liviana, il cante che introduce la Serrana. Sono cantes che si muovono sulla modalità flamenca, si accompagnano por arriba e lavorano sul ritmo di siguiriya. <br /><br />La Serrana ha una melodia molto particolare: ricca di ornamentazioni, lunga, complicata e con una estensione vocale poco comune. Forse proprio questa difficoltà tecnica spiega perché non tutti i cantaores la abbiano in repertorio. Se conosci il flamenco sentirai echi di Siguiriya, Liviana, Caña e Polo. Secondo Faustino Núñez e il suo sito flamencopolis la Serrana potrebbe essere una Caña o un Polo adattati al ritmo di siguiriya. <br /><br />Caña e Polo sono palos antichi, con letras lunghe, spezzate in due parti e intervallate da vocalizzi che ritroviamo anche nella Serrana. Usano però il compás di Soleá, mentre la Serrana lavora sulla siguiriya. In passato questi cantes appartenevano alla stessa famiglia: al Concorso de Cante Jondo di Granada del 1922 venivano infatti raggruppati insieme. <br />Dal punto di vista metrico, la Serrana usa versi di 7, 5, 7 e 5 sillabe, come la seguidilla castigliana, diversa dalla tradizione flamenca degli ottosillabi. Le tematiche parlano di sierra, mulattieri, animali da soma, contrabbando, guardie, carcere e personaggi ai margini della legalità. Il linguaggio è castigliano puro, privo di influenze gitane. <br /><br />Tra i personaggi citati nelle letras compare José María Hinojosa Corbacho, El Tempranillo, bandito romantico vissuto fra 1805 e 1833, una sorta di Robin Hood andaluso legato alle terre di Ronda e Sierra Morena. <br />Le prime testimonianze scritte parlano di seguidillas serranas già nella prima metà dell’Ottocento. Sappiamo che El Planeta e Juan de Dios le cantavano e che Estébanez Calderón le cita nel 1847. Probabilmente il palo stava prendendo forma proprio in quel periodo. <br /><br />Verso il 1860 diventa fondamentale Silverio Franconetti, che codificò la sequenza Liviana–Serrana–Cambio e contribuì alla diffusione del cante. Attraverso la sua influenza la Serrana arrivò a numerosi cantaores, da Antonio Chacón a La Parrala, fino ad Antonio Rengel. <br />La prima registrazione conosciuta è del 1898, su cilindro di cera, con Paco el de Montilla. Ascolteremo anche Antonio Pozo El Mochuelo e una versione di Estrellita Castro, segno del successo che la Serrana ebbe anche fuori dall’ambiente strettamente flamenco. <br /><br />Dal 1975 esiste a Prado del Rey il Concurso Nacional del Cante por Serrana. Ancora oggi la tradizione prevede Liviana, Serrana e remate finale, spesso por abandolao. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, e insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance dal 1990. Il cante por Serrana mi coinvolge profondamente: mi rende felice ballarlo e andare verso la terra, ricordando le terre della zona di Ronda. <br /> <br />

June 5, 2026
#155- La Liviana - Flamenco Chiavi in Mano Podcast
La Liviana si presenta quasi sempre come introduzione alla Serrana, raramente come protagonista assoluta. Eppure questa funzione di apertura ne rivela l'essenza più profonda: Liviano significa leggero, ma la spiegazione più ricca viene da Pepe de la Matrona, cantaor sivigliano cresciuto nel cuore gitano di Triana. In una puntata del ciclo televisivo Rito y Geografía del Cante (RTVE, anni '70), Pepe ricorda che il liviano era l'animale che portava il campanaccio in testa alla recua, la fila di muli da soma. Non il più forte, ma il più mansueto. Tutti i cantes hanno bisogno del loro liviano. "Se costruisci una casa senza fondamenta, come farai ad arrivare al tetto?"<br /><br />La Liviana lavora su un compás di 12 tempi asimmetrico, come la Siguiriya. La chitarra accompagna in Mi por arriba in modalità flamenca, mentre la Siguiriya si suona in La, differenza percepibile già dalle prime battute. Anche la metrica è anomala: il flamenco lavora su versi ottosillabi, ma la Liviana segue lo schema 7-5-7-5, lo stesso delle seguidillas castellanas, il che suggerisce radici precedenti al flamenco.<br /><br />La prima menzione nella stampa risale al 1827, sul Mercantil de Cádiz: il cantaor Lázaro Quintana avrebbe cantato una seguidilla de Pedro la Cambra. Sopravvive ancora oggi una letra diffusissima "De quién son esos machos con tanto rumbo / son de Pedro la Cambra / van pa' Bollullos". Pedro la Cambra era un mulattiere benestante, rimasto personaggio quasi mitico dopo duecento anni.<br />Nel 1852 un manifesto del Teatro Principal di Valencia annuncia lo stesso tema cantato da Francisco Pardo. In entrambi i casi, però, non ci sono indicazioni sulla melodia.<br /><br />Nel 1881 Demófilo pubblica la Colección de cantes flamencos, accorpando Toná e Liviana in un'unica categoria con versi in otto sillabe, in contraddizione con la metrica reale della Liviana. La fonte era il cantaor Juanelo de Jerez, figura nebulosa di cui non si sa quasi nulla.<br /><br />Silverio Franconetti, la voce roca che inventò il professionismo nel cante aprendo il primo cafè cantante, strutturò la sequenza Liviana-Serrana-remate in macho di Siguiriya di María Borrico, ancora in uso oggi. Antonio Chacón lavorò per otto mesi al café di Silverio apprendendo il cante direttamente, ma non lasciò incisioni di Liviana. Da Chacón la trasmissione arrivò a Pepe de la Matrona.<br /><br />Nel 1944 Pepe Marchena incise un brano di Serrana in cui la chitarra vira in 4/4 e Pepe intona la melodia della Liviana, prova che all'epoca era nota abbastanza da essere citata senza spiegazioni. La prima registrazione di Liviana è del 1947 ma è privata, del musicologo Manuel García Matos. Nel 1954 Pepe de la Matrona registrò la Liviana Primitiva nell'antologia Hispavox curata da Perico el del Lunar.<br /><br />Antonio Mairena completò il cante di Juan Talega, che ricordava una strofa imparata dal padre senza sapere come finisse. Mairena la completò seguendo la logica interna del flamenco e la chiamò Toná Liviana.<br />Tra gli esempi da ascoltare: Fosforito, Luis Caballero, cantaor repubblicano condannato a morte durante la guerra civile che scelse di fare il cameriere all'Hotel Alfonso XIII pur di non rinunciare al cante, e per chi è alle prime armi Si tu me vieras di Miguel Poveda dall'album Zaguan.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance a Milano. Cerco di investigare tutto ciò che è possibile attraverso l'emozionalità e le neuroscienze per quanto riguarda l'espressione del flamenco. Il cante di liviana introduce il baile por Serrana, e mi ha molto affascinata esplorarlo a fondo.
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