Viviamo nella società dei dati, la nostra vita, in tutte le sue dimensioni è sempre più influenzata dai nostri dati personali, da chi li utilizza, da cosa ci fa, da dove e quanto li conserva.<br />Senza dire che anche gli algoritmi ne sono straordinamente golosi, direi voraci.<br />Ecco perché dedicare tre minuti al giorno alla privacy potrebbe essere una buona idea, il tempo di un caffè veloce, un buongiorno e niente di più, per ascoltare una notizia, un'idea, un'opinione o, magari, per sentirti cheiedere cosa ne pensi di qualcosa che sta accadendo a proposito di privacy e dintorni.<br />Non una rubrica per addetti ai lavori, ma per tutti, un esercizio per provare a rendere un diritto popolare, di tutti e per tutti, centrale come merita nella nostra esistenza.

Good morning privacy!
Claim This Podcastby Guido Scorza
Podcast Overview
Viviamo nella società dei dati, la nostra vita, in tutte le sue dimensioni è sempre più influenzata dai nostri dati personali, da chi li utilizza, da cosa ci fa, da dove e quanto li conserva.<br />Senza dire che anche gli algoritmi ne sono straordinamente golosi, direi voraci.<br />Ecco perché dedicare tre minuti al giorno alla privacy potrebbe essere una buona idea, il tempo di un caffè veloce, un buongiorno e niente di più, per ascoltare una notizia, un'idea, un'opinione o, magari, per sentirti cheiedere cosa ne pensi di qualcosa che sta accadendo a proposito di privacy e dintorni.<br />Non una rubrica per addetti ai lavori, ma per tutti, un esercizio per provare a rendere un diritto popolare, di tutti e per tutti, centrale come merita nella nostra esistenza.
Language
🇮🇹
Publishing Since
4/14/2020
1 verified contact email on file for Good morning privacy!
Pitch yourself as a guest, propose sponsorships, or reach out directly to the host.
Recent Episodes

January 15, 2026
Basta un dito per proteggere la privacy dei nostri figli
Se proprio non sappiamo resistere alla tentazione di pubblicare le loro foto, basta un dito per proteggere la privacy dei nostri figli<br /><br /> Oggi nessuna notizia di attualità per iniziare la giornata ma un consiglio utile, anzi, secondo me prezioso, per tutti ma, in particolare, per noi genitori.<br /> Pubblicare le foto dei nostri figli è spesso una tentazione irresistibile.<br /> Lo si fa di continuo.<br /> Il primo bagnetto, il primo giorno di scuola, il compleanno e chi più ne ha più ne metta.<br /> È una pessima abitudine ma è dura a morire.<br /> Quindi in attesa di riuscire a sconfiggerla vale, forse, la pena provare a limitarne le conseguenze.<br /> La sigla e vi racconto come.<br /><br /> [—]<br /><br /> La necessaria premessa è questa: pubblicare online una foto dei nostri figli non è una buona idea, anzi, se mi si consente un abuso di schiettezza è davvero una pessima idea.<br /> Le ragioni sono tante.<br /> Ve ne racconto tre.<br /> La prima è che non dovremmo mai dar per scontato che crescendo i nostri figli siano felici della nostra scelta di condividere le loro immagini da bambini con il resto del mondo ma, a quel punto, tornare indietro potrebbe essere – e nella più parte dei casi sarà – impossibile.<br /> Mentre, infatti, ci vuole un attimo a pubblicare un contenuto online, una vita può non bastare per renderlo di nuovo privato.<br /> E iniziano a moltiplicarsi in giro per il mondo le azioni proposte da ex bambini, divenuti adolescenti, nei confronti di genitori, zii e persino nonni, perché cancellino le loro foto dai social network perché non vogliono, per esempio, che quella foto del loro primo bagnetto o della loro prima corsetta in costume sulla spiaggia rappresenti il loro biglietto da visita nel primo giorno di liceo.<br /> La seconda è che, sfortunatamente, con l’intelligenza artificiale che avanza, ormai, chiunque, in pochi tap sullo schermo di uno smartphone può prendere da una foto che abbiamo pubblicato online pieni di orgoglio materno o paterno il viso dei nostri figli e trasformarlo in quello di pornoattore o di una pornoattrice destinato a soddisfare gli appetiti più malati e perversi di quella parte di umanità disumana che ci piacerebbe non esistesse ma, invece, esiste.<br /> Capita molto più spesso di quanto si possa immaginare.<br /> La terza è che le foto che pubblichiamo e il loro sfondo – magari con la targa della scuola frequentata dai nostri figli o il campetto dove giocano a pallone – potrebbero fornire indicazioni preziose a quella stessa umanità disumana che potrebbe volerli adescare.<br /> E, anche questo, purtroppo, la cronaca racconta che succede, succede e ancora succede.<br /> Ma se nonostante queste e le tante altre ragioni che suggeriscono di non farlo non sappiamo resistere dal pubblicare online la foto dei nostri figli, almeno, sfochiamo i loro visi.<br /> Farlo è facilissimo.<br /> Sull’iphone, dalla versione IOS18 in avanti – e, quindi, senza bisogno di avere l’ultimo modello – basta un dito e una manciata di secondi.<br /> Si fa così.<br /> Si sceglie la foto che non si sa resistere alla tentazione di pubblicare.<br /> Si va su “modifica” e quindi su “ripulisci”.<br /> A questo punto si cerchia il viso con un dito.<br /> L’intelligenza artificiale di Apple fa il resto e sfoca il volto di nostra figlia o nostro figlio rendendo impossibile per chiunque, dopo la pubblicazione, visualizzare il suo volto.<br /> È facile, costa poco tempo, garantisce un risultato ragionevole – anche se non il massimo – in termini di bilanciamento tra la spinta a pubblicare quella foto e l’esigenza di proteggere la privacy dei nostri figli e lasciare, come dovrebbe venirci in realtà naturale, che divenuti capaci di farlo siano loro a scegliere in autonomia dove tracciare la linea di confine tra le dimensioni pubblica, privata e segreta della loro esistenza.<br /> Pochi secondi, un dito e, certo, la rinuncia a far veder al mondo intero il sorriso dei nostri figli.<br /> È il prezzo di una...

January 14, 2026
Basta schiavi dei nostri tap sugli smartphone
Ci sono due notizie rimbalzate nei giorni scorsi online che suggeriscono una riflessione amara ma necessaria.<br /><br /> La prima è la decisione del Governo indiano di chiedere alle aziende di e-commerce istantaneo di smettere di promettere ai propri utenti consegne in dieci minuti.<br /><br /> La seconda sono le rivelazioni di un ingegnere informatico che racconta di aver lavorato sin qui una grande società di consegne a domicilio e di essersi licenziato per una sorta di obiezione di coscienza.<br /><br /> Entrambe le storie hanno la stessa morale: il lusso che ci piace a tutti di ordinare qualsiasi cosa restando seduti sul nostro divano attraverso un tap sullo schermo dello smartphone sta assumendo dei costi sociali insostenibili per le centinaia di milioni di persone che lavorano nel settore.<br /><br /> La sigla e ve ne parlo per qualche minuto.<br /><br /> Nel resto del mondo la tendenza non ha ancora preso così tanto piede ma nelle grandi città indiane sembra, ormai, irreversibile: si ordina un prodotto, uno qualsiasi, da una playstation a del cibo e ci si aspetta di vederselo consegnare in dieci minuti anche perché tanto promettono una serie di aziende specializzate in questo genere di e-commerce istantaneo.<br /><br /> Ma, naturalmente, mantener fede a una promessa del genere, significa far correre fino allo sfinimento i propri corrieri senza riguardo alle condizioni atmosferiche, al traffico, allo stress e alla stanchezza.<br /><br /> È per questo che il Governo indiano ha appena chiesto alle leader di questo settore di mercato di ripensare il modello di business, di smettere di promettere consegne tanto rapide, di rispettare di più i lavoratori e farli rischiare di meno lungo le strade delle grandi città.<br /><br /> Il lusso di chi ordina, infatti, è diventato un costo insostenibile per i lavoratori che devono consegnare l’ordine.<br /><br /> E non succede solo in India e non succede solo con il commercio elettronico istantaneo.<br /> Negli Stati Uniti, infatti, nei giorni scorsi una gola profonda ha denunciato una serie di pratiche algoritmiche disumane che sembrerebbero diffuse nel settore delle consegne a domicilio.<br /> Una su tutte, tanto per evitare che il caffè diventi lungo.<br /><br /> Uno dei parametri utilizzati dall’algoritmo che gestisce l’assegnazione delle corse ai rider sarebbe questo: se un rider, in una stessa serata, accetta un certo numero di corse di modesto o modestissimo valore, lo si contraddistingue come “disperato” e, da quel momento in poi non gli si propongono più corse meglio pagate.<br /><br /> La ratio è tanto semplice quanto disumana e disumanizzante: se è disposto a correre e lavorare tanto per un pugno di dollari, perché pagargliene di più?<br /><br /> Un ragionamento che, probabilmente, per la società che gestisce l’applicazione vale una significativa impennata dei guadagni e un’ottimizzazione nella gestione delle risorse umane ma che, evidentemente, non ha niente ma proprio niente a che fare con la dignità delle persone e dei lavoratori.<br /><br /> Due storie lontane, due storie diverse, due storie che suggeriscono, certamente, di puntare l’indice e di indirizzare un duro j’accuse all’industria del settore ma, al tempo stesso, due storie che dovrebbero impedirci di autoassolverci, di sentirci innocenti, di sottrarci alle nostre responsabilità.<br /><br /> In fondo se le cose stanno andando come stanno andando, con persone trattate da autentici schiavi anziché da madri, padri, figlie, figli, persone, insomma, in carne ed ossa, la colpa è anche nostra e di lussi e privilegi digitali talvolta stupidi ai quali, forse, potremmo rinunciare.<br /><br /> Perchè in fondo attendere trenta minuti anziché dieci per ricevere una playstation a casa non ci cambia la vita.<br /><br /> Come non ce la cambia fare lo sforzo – si fa per dire – di pensare a quello che avremmo voglia di mangiare a cena trenta minuti prima.<br /><br /> Insomma se ciascuno di noi facesse un piccolo passo indietro...

January 13, 2026
Sbaglia anche Dr. Google! Bisogna correre ai ripari in fretta.
Domenica scorsa, a seguito di una bella inchiesta giornalistica del The Guardian, Google ha impedito al suo AI Overview -il riassunto generato artificialmente che da un po' compare in cima ai risultati delle ricerche nel tentativo di soddisfare il più rapidamente possibile la curiosità degli utenti – di rispondere a alcune domande, in particolare, su alcuni valori delle analisi del sangue relativi a possibili patologie epatiche.<br /><br />I giornalisti del The Guardian avevano, infatti, denunciato la circostanza che talune di queste risposte erano sbagliate e fuorvianti e avrebbero potuto ingenerare gravi errori sulle condizioni di salute degli utenti.<br /><br />Bene lo stop di Google – che, pure, sostiene di aver agito prudenzialmente ma di non esser certa dell’erroneità delle risposte della sua intelligenza artificiale -, non benissimo e, comunque, francamente, non credo il problema possa esser affrontato e risolto in maniera episodica.<br /><br />Ma ve ne parlo dopo la sigla.<br />—-<br /><br />Dr. Google esiste da quando esiste Google.<br />Era il 1998.<br />È da allora che ci siamo abituati a consultarlo, tra l’atro, sulle nostre condizioni di salute, sulle diagnosi e sulle terapie.<br />E, però, fino a qualche mese fa la risposta è sempre stata un lungo elenco di link a fonti più o meno autorevoli tra le quali navigare alla ricerca di informazioni capaci di soddisfare i nostri interessi e la nostra curiosità.<br /><br />Con OverviewAI è cambiato tanto se non tutto perché Google ha iniziato a usare l’intelligenza artificiale per generare una sintesi editoriale del contenuto delle principali fonti proposte tra i risultati della ricerca.<br /><br />Obiettivo: semplificarci ancora di più la vita, farci risparmiar tempo, fornirci risposte piu1 centrate rispetto alla domanda senza imporci di andarle a cercare in infinite, per quanto autorevoli, pagine web.<br /><br />Molto nobile e molto bello ma soprattutto indispensabile in termini competitivi davanti a quello che stava accadendo: frotte di utenti che stavano smettendo di interrogare il motore di ricerca più famoso del mondo e iniziando a interrogare ChatGPT, l’intelligenza artificiale più popolare del momento perché, naturalmente, siamo tutti pigri e, sfortunatamente, preferiamo una risposta sintetica e preconfezionata che dover navigare in un lungo elenco di risultati della ricerca.<br /><br />Meglio ChatGPT che Google insomma e, pazienza, per l’accuratezza della risposta, pazienza se l’intelligenza artificiale non è nata per far sintesi accurate specie in taluni ambiti, pazienza se l’errore è sempre in agguato, pazienza se OpenAI non è l’editrice di una blasonata enciclopedia.<br /><br />Questo è accaduto in tutti gli ambiti dello scibile umano, salute inclusa.<br /><br />Anche perché, altrimenti, lo studio medico del Dr. Google si sarebbe svuotato a tutto vantaggio di quello del Dr. ChatGPT perché chi ha appena fatto un’analisi del sangue e vuole sapere se sta bene senza attendere di vedere il medico, avrebbe preferito di gran lunga la risposta sintetica e preconfezionata di ChatGPT che il lungo elenco di link di Google.<br /><br />Ma, come si dice spesso, la sintesi è nemica dell’analisi e, soprattutto, la sintesi è un’attività creativa, difficile, complessa con la naturale conseguenza che sbagliare facendo sintesi è possibile, facile, in alcuni ambiti – a cominciare proprio da quello medico – frequente.<br />E quando si sbaglia a leggere un’analisi medica, a proporre una diagnosi a suggerire una terapia le conseguenze possono essere gravi e gravissime.<br /><br />Gli utenti, sfortunatamente, tendono a credere all’onniscienza dell’intelligenza artificiale e a fidarsene persino quando la stessa intelligenza artificiale suggerisce loro di interpellare un medico.<br /><br />È qui che sta il problema che non è episodico ma sistemico e non si può risolvere con l’eliminazione di alcune risposte sbagliate suggerite come tali da un’inchiesta giornalistica.<br />Io non...
392 total episodes available
Recent guests on Good morning privacy!
Guests from recent episodes — sign up to see every guest that has ever appeared on this show.
Industry experts
Guest
Similar Podcasts
Discover related shows you might enjoy
Deep-dive analytics for Good morning privacy!
Frequently asked questions
Have a different question and can't find the answer you're looking for? Reach out to our support team by sending us an email and we'll get back to you as soon as we can.
- What is Good morning privacy!?
- How often does this podcast release new episodes?
This podcast updates daily.
- Where can I listen to this podcast?
This podcast is available on 7 platforms including Apple Podcasts, Spotify, and more. You can also use the RSS feed directly.
- Does this podcast accept guests?
Yes, this podcast regularly features guests.
Legal Disclaimer
Pod Engine is not affiliated with, endorsed by, or officially connected with any of the podcasts displayed on this platform. We operate independently as a podcast discovery and analytics service.
All podcast artwork, thumbnails, and content displayed on this page are the property of their respective owners and are protected by applicable copyright laws. This includes, but is not limited to, podcast cover art, episode artwork, show descriptions, episode titles, transcripts, audio snippets, and any other content originating from the podcast creators or their licensors.
We display this content under fair use principles and/or implied license for the purpose of podcast discovery, information, and commentary. We make no claim of ownership over any podcast content, artwork, or related materials shown on this platform. All trademarks, service marks, and trade names are the property of their respective owners.
While we strive to ensure all content usage is properly authorized, if you are a rights holder and believe your content is being used inappropriately or without proper authorization, please contact us immediately at hey@podengine.ai for prompt review and appropriate action, which may include content removal or proper attribution.
By accessing and using this platform, you acknowledge and agree to respect all applicable copyright laws and intellectual property rights of content owners. Any unauthorized reproduction, distribution, or commercial use of the content displayed on this platform is strictly prohibited.

