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Immigrazione - BastaBugie.it

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by BastaBugie

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Siamo sicuri che non sia in corso un'invasione dell'Italia e dell'Europa?

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May 5, 2026

Omicidio di Massa, quello che i media non hanno raccontato subito

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8525" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8525</a><br /><br />OMICIDIO DI MASSA, QUELLO CHE I MEDIA NON HANNO RACCONTATO SUBITO<br />di Roberto Marchesini<br /> <br />Ennesimo caso di violenza giovanile, questa volta a Massa: Giacomo Bongiorni, un padre di 47 anni è stato massacrato di botte davanti al figlio undicenne e alla fidanzata da un gruppo di giovani, alcuni dei quali minorenni. La sua colpa? Aver chiesto al gruppo di giovani di smetterla di tirare bottiglie di vetro alla saracinesca di un negozio. La domanda: cosa sta succedendo ai giovani, che sembrano essere diventati violenti? Ottima domanda, ma la vicenda offre un ventaglio di spunti molto più ampio.<br />Prima di arrivare al cuore del problema, soffermiamoci su come è stata data la notizia. Partiamo da «L'uomo cade e batte la testa»; ah, quindi è stata una disgrazia. No: è stato proprio aggredito e ucciso di botte. Proseguiamo con l'immancabile «Sono stati aggrediti, non sono criminali»; povere vittime, sono state aggredite; e l'ucciso, ovviamente, la sarebbe cercata? Infine: «un gruppo di ragazzi, circa una decina, che sarebbero tutti italiani»; ovviamente falso (erano rumeni), ma su questo torneremo.<br />Un primo tema è, ovviamente, la qualità del giornalismo italiano: dove sta il confine tra informazione e propaganda? Qual è il ruolo del giornalista, informare o modificare la «percezione» in base ai desiderata del momento? Secondo la classica definizione, il giornalismo è «il cane da guardia del potere»; nel senso che obbedisce al potere e aggredisce chi lo critica? Ma torniamo all'ultimo punto: i giovani erano tutti rumeni, cioè stranieri, immigrati. Eccolo, l'elefante nella stanza: la correlazione tra l'immigrazione che l'Italia ha subito negli ultimi anni e l'aumento della criminalità, in particolare i reati contro la persona.<br />GLI IMMIGRATI COMMETTONO MOLTI PIÙ REATI DEGLI ITALIANI<br />I dati dicono chiaramente che gli immigrati commettono molti più reati degli italiani e che il fenomeno è in aumento; per quanto riguarda i reati sessuali (non considerando quelli contro gli animali) i numeri sono ancora peggiori. Ma anche i dati ufficiali sono comunque falsati: gli «italiani di seconda generazione», cioè i figli di immigrati, non vengono considerati immigrati. Beh, che c'entra? Essendo «italiani» dovrebbero delinquere come gli italiani, cioè meno degli immigrati, giusto? Sbagliato. Uno studio tedesco, ad esempio, ha rilevato che mentre la prima generazione di lavoratori ospiti aveva tassi di criminalità comparabili a quelli dei tedeschi, la seconda e la terza generazione mostravano un trend in crescita.<br />A questo punto qualcuno potrebbe obiettare: «Ma io conosco un giovane immigrato, o un "italiano di seconda generazione", ed è un bravo ragazzo». Non ne dubito; ma questa obiezione tradisce un problema cognitivo diffuso, ossia l'incapacità di distinguere tra l'eccezione e la tendenza statistica. Che una persona sia onesta non smentisce il dato aggregato, così come un fumatore che vive cent'anni non dimostra che il fumo non faccia male. La statistica non parla di singoli, ma di probabilità e frequenze. Detto questo, cerchiamo di capire da cosa dipende la maggiore incidenza di reati tra alcune popolazioni immigrate. Non certo dal fatto di essere immigrati in sé - lo dimostra il bassissimo tasso di delinquenza tra gli asiatici orientali - né da presunti fattori genetici o razziali.<br />L'IMMIGRAZIONE È L'ELEFANTE NELLA STANZA<br />Da cosa, dunque, dipende questo fenomeno? Se gli «italiani di seconda generazione» sono cresciuti in Italia e, quindi, nello stesso ambiente culturale dei loro coetanei autoctoni, da dove deriva questa differenza? Forse dalla cultura patriarcale maschilista italiana? Dall'alimentazione? Dalla musica rap o dai videogiochi? Riflettiamo un attimo. Tra le varie influenze culturali che incidono sulla formazione di un bambino, di un...

Episode thumbnail for Un terzo dei denuciati è straniero, l'integrazione che non c'è

March 10, 2026

Un terzo dei denuciati è straniero, l'integrazione che non c'è

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8476" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8476</a><br /><br />UN TERZO DEI DENUNCIATI E' STRANIERO, L'INTEGRAZIONE CHE NON C'E' di Lorenza Formicola<br /> <br />Nel 2024, il 34,7% dei soggetti perseguiti penalmente, quindi oltre un terzo delle persone denunciate, è di nazionalità straniera, una quota che tuttavia esplode oltre il 60% quando l'analisi si stringe attorno alla piaga dei reati predatori.<br />Rispetto al 2019, l'anno zero prima della paralisi della emergenza sanitaria, il balzo è netto: un incremento dell'8,1% nelle segnalazioni che segna il superamento della soglia dei 265.869 individui. Ma per leggere il fenomeno serve guardare alla demografia: l'Italia oggi ospita 5,7 milioni di stranieri, il 9% della popolazione totale, e sono circa 321mila gli irregolari. <br />In un'ottica analitica di lungo periodo, una delle ricerche più autorevoli in materia commissionata dal Ministero dell'Interno (Barbagli, Colombo, 2011) - basata sul monitoraggio del ventennio 1988-2009 - evidenziava come ben il 70% dei reati ascrivibili a cittadini stranieri sia stato perpetrato da soggetti in condizione di irregolarità. E la dinamica attuale ci dice che non è cambiato niente. <br />I dati rivelano una specializzazione delittuosa che vede gli stranieri prevalere in termini di arresti nelle fattispecie più "visibili": furti con destrezza 69%; scippi 61%; rapine in pubblica via 60,1%; violenze sessuali al 43%, spaccio di stupefacenti al 39%, furti di autovetture al 24,5%, contrabbando al 29%, omicidi volontari al 23,7%. Si tratta di ordini di grandezza vertiginosi, ancor di più se rapportati all'esigua incidenza statistica che tale gruppo rappresenta sull'intera popolazione nazionale.<br />La geografia del fenomeno vede Prato capolista delle città dove gli stranieri hanno maggior peso tra gli arrestati: nella provincia toscana un residente su quattro è cittadino straniero e il 62% di chi sta dietro le sbarre non è italiano. Seguono Milano e Firenze che guidano la classifica delle aree metropolitane più colpite dalla criminalità di strada: qui l'incidenza degli autori di nazionalità straniera raggiunge soglie critiche, attestandosi rispettivamente al 55,8% e al 56%. Parallelamente, le province di frontiera come Imperia, Bolzano e Trieste - tutti territori con incidenze superiori al 50% - confermano come i varchi d'Europa siano, oggi più che mai, i sismografi di un'integrazione che non esiste.<br />UNA ZONA D'OMBRA CLAMOROSA<br />Parallelamente, il sistema sanzionatorio rivela una zona d'ombra speculare. L'«Area Penale Esterna» è il modo in cui in burocratichese si indicano i 140.000 condannati che non sono dietro le sbarre; tra questi, oltre 30.000 sono stranieri. Quindi, in giro per le nostre città, ci sono trentamila immigrati condannati, ma lasciati liberi. Che vanno a sommarsi ai 20.000 in carcere. Si tratta di un bacino alimentato dalla Riforma Cartabia, che impedisce la detenzione per condanne inferiori ai quattro anni, lasciando in circolazione delinquenti di varia natura. <br />I rilievi statistici del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità aggiornati al 15 gennaio 2026 delineano con estrema precisione l'identità di questi "invisibili": un contingente fatto di marocchini, albanesi, tunisini, nigeriani, egiziani, peruviani, ucraini e via così. <br />C'è poi il nodo delle Rems (Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza): il 25% degli ospiti è straniero, con una quota del 30% tra rifugiati e richiedenti asilo affetti da disturbi post-traumatici. Il sovraffollamento di queste strutture genera cortocircuiti pericolosi con soggetti bisognosi di cure e potenzialmente violenti che rimangono liberi per mancanza di posti letto, trasformando il disagio psichico in un allarme di ordine pubblico. Emblematico è il caso del cittadino straniero che nel quartiere San Lorenzo a Roma ha aggredito brutalmente diversi passanti -...

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January 7, 2026

Dieci anni di accoglienza al migrante che ha devastato Malpensa

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8403" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8403</a><br /><br />DIECI ANNI DI ACCOGLIENZA AL MIGRANTE CHE HA DEVASTATO MALPENSA<br />di Anna Bono<br /> <br />Il cittadino del Mali che ha appiccato il fuoco e preso a martellate un monitor all'aeroporto della Malpensa il 20 agosto è entrato in Italia dalla Francia dieci anni fa, nel 2015. Al suo arrivo ha chiesto protezione internazionale dicendosi profugo e l'ha ottenuta, fino al 2019, quando la Commissione territoriale incaricata di riesaminare il suo caso ha accertato che in realtà gli mancavano i requisiti per ottenere lo status di rifugiato e glielo ha negato.<br />La protezione sussidiaria<br />Allora lui ha presentato ricorso, la Cassazione gli ha dato ragione, la sua richiesta di asilo è stata esaminata nel 2021 dal Tribunale di Milano dove un giudice ha confermato la mancanza dei requisiti necessari per ottenere lo status giuridico di rifugiato, ma gli ha concesso un'altra forma di protezione internazionale, quella sussidiaria.<br />Questo tipo di protezione è stato istituito dall'Unione europea nel 2013 per non respingere chi, pur non avendo diritto allo status di rifugiato, può dimostrare che, se rimpatriato, correrebbe il rischio reale di subire danni gravi, come la pena capitale o essere torturato, e minacce alla vita a causa di situazioni di violenza generalizzata. Il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria dura cinque anni, rinnovabili, e permette tra l'altro di andare a scuola, lavorare, chiedere un ricongiungimento familiare. Quello del cittadino maliano scade nel 2027.<br />LE PORTE DELL'ASSISTENZA<br />Non sappiamo molto su di lui, su come abbia vissuto in questi dieci anni, ma sappiamo come avrebbe potuto, e dovuto, trascorrerli. Dal momento in cui ha chiesto asilo si sono aperte per lui le porte del sistema assistenziale istituito apposta per le persone che entrano illegalmente nel nostro Paese e cercano di ottenere lo status giuridico di rifugiato.<br />A regola, è stato affidato a un Cpa, Centro di prima accoglienza, o a un Cas, un Centro di accoglienza straordinaria. Sono le strutture allestite per ospitare i richiedenti asilo mentre il loro caso viene esaminato. Attualmente, ci informa il Ministero dell'interno, sul territorio nazionale ce ne sono più di 5.000 con una capacità di oltre 80.000 posti. Gli ospiti ricevono vitto, alloggio, assistenza socio-sanitaria, assistenza legale, corsi di lingua e formazione, attività di socializzazione e orientamento al lavoro e una piccola somma giornaliera a loro disposizione.<br />La richiesta del cittadino maliano è stata esaminata, per due volte: la seconda volta da una Commissione territoriale. Le Commissioni territoriali sono gli organi preposti a valutare le richieste di asilo. Possono concedere lo status di rifugiato, protezione sussidiaria, permesso di soggiorno per motivi umanitari (protezione speciale) o rigettare la richiesta. Sono 20, ognuna composta da un presidente, un funzionario di carriera prefettizia, un funzionario della Polizia di Stato e un esperto in materia di protezione internazionale e tutela dei diritti umani designato dall'Unhcr. Inoltre i richiedenti durante le udienze sono affiancati da interpreti e mediatori culturali.<br />Dopo aver ottenuto protezione internazionale, un cittadino straniero ha diritto di essere inserito nel Sai, il Sistema di accoglienza e integrazione, dove può rimanere per sei mesi rinnovabili e anche oltre, se lo giustificano certe condizioni: ad esempio, terminare un ciclo di studio o di formazione. Anche il maliano arrivato dalla Francia ha potuto usufruirne. Al 31 Luglio 2025 sono 870 i progetti Sai (624 ordinari, 206 per minori non accompagnati, 40 per persone con disagio mentale o disabilità) affidati a 735 enti locali titolari di progetto: 646 comuni, 15 province, 25 Unioni di Comuni, comprese le Comunità Montane e le Unioni Montane di Comuni, e 49 altri...

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