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Lo stadio universale

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by Stefano Savella

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Podcast Overview

Un viaggio tra poesia e sport in età contemporanea. Storie, aneddoti, letture e analisi dei testi relativi a una combinazione formidabile: quella tra imprese sportive e creazione poetica. "Lo stadio universale" è un podcast ideato e curato da Stefano Savella.

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11/16/2020

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May 13, 2021

Ep. 08 | Gilka Machado | Agli eroi del calcio brasiliano

<p>I Mondiali di calcio del 1938 sono stati molto di più di un evento sportivo. Sull’Europa soffiavano già venti di guerra, e la stessa geografia calcistica, insieme a quella politica, ne fu stravolta. A quei Mondiali torna anche il Brasile, stavolta con una formazione ben più temibile di quella dei due campionati precedenti, quando era sempre stato eliminato al primo turno. Stavolta i sudamericani, nella prima partita, incontrano la Polonia. Il Brasile subisce ben quattro reti, ma ne segna cinque. Il protagonista della goleada carioca si chiama Leonidas, è insuperabile nell’area di rigore ed è conosciuto in patria come “Diamante nero”: nero, come la sua pelle. Non era così scontato che la maglia da centravanti dovesse andare sulle sue spalle. Soltanto cinquanta anni prima, in Brasile vigeva ancora la schiavitù. E i calciatori di pelle nera dovettero attendere a lungo prima di poter essere inclusi nelle squadre più importanti del paese.</p> <p>Molti studiosi hanno sottolineato come la nazionale di calcio del 1938 abbia contribuito a rendere la società brasiliana più patriottica, ma anche più aperta e orgogliosa della sua composizione multi-etnica. Accanto alle testimonianze giornalistiche e sociologiche di questo entusiasmo popolare, ne troviamo altre di natura letteraria. Una è quella di Gilka Machado.</p> <p>Oggi la ricordano in pochi. Ma tra il 1915 e il 1928 pubblicò alcune raccolte che fecero scandalo: sia per il rifiuto delle forme poetiche della tradizione, sia soprattutto per la tematica erotica, per la rivendicazione del corpo e del piacere femminile in una società assediata dal machismo.</p> <p>Rimasta vedova a soli 30 anni, Gilka Machado restò tutta la vita al di fuori degli ambienti letterari brasiliani. Le difficoltà della vita adulta diradarono le sue pubblicazioni e modificarono sensibilmente anche i temi delle sue ultime raccolte. L’ultima di esse composta integralmente di versi inediti s’intitola Sublimaçao ed esce nel 1938. Sono versi di ispirazione civile che raccontano la vita della classe operaia e delle donne afro-brasiliane, in una società che vive tutte le contraddizioni della modernizzazione avviata negli anni ‘20. L’esigenza di affermarsi, in questa raccolta, come una donna del suo tempo, le permette di tematizzare, con uno sguardo critico, anche l'identità nazionale, e, con essa, lo sport. Lo fa rendendo onore a quella nazionale impegnata oltreoceano a mostrare la gioia e la fantasia del calcio brasiliano. Rivendicando, addirittura, il potere di incanto e di pacificazione universale che appartiene al calcio brasiliano, più di ogni altra “opera d’arte o di scienza”. Ma senza perdere di vista l’impegno civile che caratterizza quella raccolta poetica. E infatti gli unici due calciatori menzionati nei suoi versi sono anche gli unici calciatori afro-brasiliani di quella nazionale: Leonidas e Domingos. Sono loro, e soltanto loro, a rappresentare il paese, a imprimere – come recitano i suoi versi – “nello sguardo dello straniero / quella realtà meravigliosa / che è l’uomo brasiliano”.</p>

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May 6, 2021

Ep. 07 | Kazimierz Wierzyński | Nurmi

<p>Ai Giochi Olimpici del 1920, tutti gli occhi erano puntati su quella che era considerata la nuova stella dell’atletica mondiale. Era nato a Turku, in Finlandia, 23 anni prima. Avrebbe quasi monopolizzato le gare di mezzo fondo di atletica per tutti gli anni Venti. E avrà l’onore, praticamente unico atleta al mondo, di essere invitato alla Casa Bianca da due diversi presidenti degli Stati Uniti: Calvin Coolidge negli anni Venti, Lyndon Johnson negli anni Sessanta. Il suo nome era Paavo Nurmi.</p> <p>Quasi coetaneo di Nurmi, in quegli anni in cui l’Europa era un unico grande cratere senza confini, era il poeta Kazimierz Wierzyński. Era nato da genitori polacchi di origine tedesca in una cittadina oggi in Ucraina, ma in quegli anni alle estreme propaggini orientali dell’Impero austro-ungarico.</p> <p>Quando scoppia la prima guerra mondiale, Wierzyński ha 20 anni: la trincea è il suo destino. Nel gennaio 1918 entra in contatto con l’Organizzazione militare polacca clandestina; nell’autunno di quell’anno, a guerra ormai conclusa, arriva a Varsavia e festeggia l’indipendenza della Polonia. Qui entra rapidamente nei più importanti circoli letterari della città ed è co-fondatore del gruppo di poesia sperimentale Skamander, di ispirazione simbolista.</p> <p>Gli anni successivi sono carichi di novità. Si stabilisce a Varsavia, dove pubblica le prime raccolte poetiche e diventa un personaggio centrale della vivace scena culturale della capitale polacca, che guarda all’Europa e in particolare ai modelli di Londra e Parigi. Nel luglio del 1926 accetta però un incarico apparentemente ben diverso da questo curriculum: la direzione del primo magazine sportivo del paese, il Przegląd Sportowy. Sotto la sua direzione, la rivista organizza il premio per il migliore personaggio sportivo polacco dell’anno: ancora oggi il più alto riconoscimento del paese nel campo dello sport.&nbsp;</p> <p>In quell’anno ad Amsterdam si svolgono le ottave Olimpiadi dell’era moderna. A quei Giochi venivano ancora assegnate medaglie alle migliori opere artistiche e letterarie. E tra i componimenti poetici, una giuria composta da undici critici letterari, tra cui l’italiano Giuseppe Prezzolini, decretò la vittoria per l’opera di un 34enne poeta polacco: Kazimierz Wierzyński, appunto. Che si affermò con una raccolta di quindici poesie composta l’anno precedente, e destinata fin dal principio all’esaltazione dei Giochi: si intitolava, infatti, Lauro olimpico.</p> <p>Sono versi che risentono degli anni in cui furono composti: lo slancio retorico appare oggi sovrabbondante, eccessivo. L’enfasi è talmente spiccata da apparire un artificio poetico perfettamente consapevole. Eppure l’effetto più moderno Wierzinski lo raggiunge non proponendo metafore iperboliche di atleti idealizzati, bensì soffermandosi sulle gesta di uomini sportivi in carne e ossa. Si tratta di uomini citati per nome all’interno dei suoi versi, uomini di cui oggi possiamo ricostruire biografie, vittorie e sconfitte con una buona precisione e le cui gesta, camminando sulla linea del tempo, hanno attraversato il Novecento per approdare su YouTube. Tra queste star dello sport mondiale non poteva mancare forse il più celebre atleta degli anni Venti in tutto il mondo: Paavo Nurmi, il finlandese volante, la furia del Baltico. Il poeta polacco dimostra di conoscerne bene le caratteristiche tecniche e anche alcuni aspetti biografici, rintracciabili nei versi a lui dedicati.</p>

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April 1, 2021

Ep. 06 | Rudyard Kipling | Skating

<p>Nel 1902, in Inghilterra, una donna mostrò al mondo dello sport di poter infrangere le regole non scritte della discriminazione femminile. Il suo nome era Madge Syers-Cave, la prima campionessa di pattinaggio su ghiaccio al mondo.</p> <p>Nel febbraio 1902 si sarebbe disputata a Londra la settima edizione dei campionati mondiali di pattinaggio. L’uomo da battere si chiamava Ulrich Salchow, uno svedese che ha fatto la storia di questo sport, inventando un salto che tuttoggi è il secondo salto per quoziente di difficoltà. Ma era, appunto, un uomo: e uomini erano tutti coloro che fino a quel momento si erano iscritti a un campionato mondiale di pattinaggio. Ma Madge Syers-Cave verificò che nel regolamento non c’era nessuna clausola che specificasse il sesso dei partecipanti. E decise, così, di sfidare Salchow.</p> <p>Poche settimane prima della performance di Madge Syers-Cave ai mondiali di Londra, il 4 gennaio 1902 il “Times” aveva pubblicato i versi di uno dei più celebri scrittori inglesi di tutti i tempi, Rudyard Kipling. Dopo aver raggiunto il successo con il Libro della giungla, Kipling avrebbe ottenuto nel 1907 il premio Nobel per la letteratura. Ma nel 1902, all’età di 36 anni, era già un celebrato poeta e una delle voci più autorevoli dell’imperialismo britannico. Ed è in questa veste che propone al “Times” quei versi, che furono letti - ed effettivamente lo erano - come una caustica tirata contro gli sport. In questa poesia dedicata ai suoi connazionali, The Islanders(Gli isolani), Kipling definisce i giocatori di cricket “idioti vestiti di flanella”, e le prime star del football come “tonti inzaccherati di fango”. L’obiettivo di Kipling era chiaramente nazionalistico: mentre il paese era in guerra, era inaccettabile, dal suo punto di vista, permettere che gli sport distraessero dallo sforzo bellico i giovani sportivi, e trovava spregevole che con lo sport ci si potesse addirittura arricchire.</p> <p>Ma la storia è sempre fatta di paradossi. E quello di Kipling è che la sua poesia in assoluto più celebre sia oggi considerata come un inno allo sport. Viene citata continuamente da campioni e allenatori, e una delle frase ipotetiche che vi sono contenute è addirittura impressa presso uno dei templi dello sport mondiale, all’ingresso dei campi da tennis di Wimbledon: “Se riuscirai ad affrontare il successo e l’insuccesso trattando quei due impostori allo stesso modo”. È la poesia intitolata If, “Se”.</p> <p>All’interno della produzione poetica di Kipling troviamo un’altra testimonianza del suo rapporto con lo sport. Nell’estate del 1897, Kipling ospita un illustratore venticinquenne, William Nicholson, che sarebbe diventato famoso, anni dopo, come maestro di pittura di Winston Churchill. Ed è in questa occasione che Nicholson mostra a Kipling i suoi disegni realizzati per L’Almanacco di dodici sport, un calendario illustrato. Kipling si mostra interessato e inizia a scrivere versi di accompagnamento a ciascuna illustrazione. Uno sport per ognuno dei dodici mesi, e una poesia per ognuno degli sport. Si tratta di testi di natura giocosa, quasi di filastrocche, ma sempre con una forte vena ironica o irridente. Vi troviamo sport tradizionali, come il cricket, il pugilato, il tiro con l’arco, il golf. Altri considerati tali a quel tempo, come la caccia o il coursing, una competizione tra coppie di cani. Per il mese di dicembre, Nicholson aveva disegnato un’immagine di pattinatori sul ghiaccio. E Kipling accompagna con i suoi versi anche quel disegno.</p>

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Un viaggio tra poesia e sport in età contemporanea. Storie, aneddoti, letture e analisi dei testi relativi a una combinazione formidabile: quella tra imprese sportive e creazione poetica.

"Lo stadio universale" è un podcast ideato e curato da Stefano Savella.

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