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Paraponzi ponzi pò

NEL CONTINENTE... C'ERO ! Paraponzi ponzi pò

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by EDOARDO VIANELLO

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TUTTO QUELLO CHE MI VA DI RACCONTARE DAL 1938 AD OGGI! VITA, STORIA E MIRACOLI DI EDOARDO VIANELLO. SCRITTO E LETTO DA EDOARDO VIANELLO. Guardandomi indietro e andando con la mente ai momenti che hanno toccato i miei sentimenti, formato il mio carattere e determinato le mie scelte, sia quelle che si sono rivelate giuste che quelle che mi hanno complicato l’esistenza, mi sembra di aver vissuto in una favola… una favola, di cui sono stato il protagonista. Tutto quello che racconterò è realmente accaduto. Non ho avuto bisogno di romanzare gli avvenimenti...continua!!!

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April 29, 2022

IO C'ERO...6° CAPITOLO - 1943

<p>IO C'ERO...6° CAPITOLO - 1943</p> <p><strong>Tutto quello che mi va di raccontare dal 1938 ad oggi</strong></p> <p>6° capitolo - &nbsp;1943. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>BOMBARDAMENTI</strong></p> <p>Ora i ricordi cominciano ad affollarsi. Siamo in piena II guerra mondiale e i continui allarmi aerei, con le sirene spiegate, creano momenti di tensione e di panico.</p> <p>A me, inconsapevole di quanto stesse accadendo, il suono delle sirene destava una bizzarra emozione: un misto di terrore, nel guardare l’espressione dei miei genitori, e di gioia perché sapevo che nel ricovero, nel quale ci saremmo rifugiati, che si trovava sotto il mio palazzo, avrei trovato altri bambini con i quali poter giocare e chiacchierare.</p> <p>Beata incoscienza.</p> <p>Abitiamo, in via Etruria, davanti alla Caserma dov’è ubicata la Direzione di Artiglieria e quindi siamo veramente a rischio; tuttavia, escluso il crollo di un capannone, che si vede proprio dalle mie finestre, sotto il quale sono ricoverati dei cannoni - crollo non dovuto ad una bomba, ma all’errata manovra di un camion che prende in pieno uno dei piloni portanti - per fortuna non accade nulla di pericoloso.</p> <p>Proprio nel periodo dei bombardamenti su Roma un giorno si è visto, sempre dalla mia finestra, il fumo provocato dalle bombe sganciate nel quartiere di San Paolo, perché attraverso la caserma e la ferrovia si apre uno scorcio che mi permette di sconfinare, con lo sguardo, fino all’Eur. Quel giorno mio padre non è in casa e mia madre sa che doveva andare proprio in via Ostiense. Ci sono dei momenti di panico. Ma tutto finisce bene perché papà, all’ora del bombardamento, aveva già lasciato la zona.</p> <p>Con un anno di anticipo sui tempi canonici i miei decidono di farmi iniziare gli studi. Pensano però che possa essere pericoloso mandarmi a scuola. Così, mi affidano ad una maestra in pensione che abita due piani sopra di me, la signora Selan.</p> <p>Vado da lei tutti i giorni per tre ore di lezioni e questo per le prime tre classi elementari. Ogni anno però devo sostenere un esame di stato perché mi venga riconosciuto l’anno scolastico. Gli esami non finiscono mai, ma per me forse sono cominciati un po’ troppo presto.</p> <p>Comunque questa maestra è un po’ troppo accondiscendente. Basta che le dica che sono andato a passeggiare all’aria aperta, che mi dispensa dal fare i compiti. Per me è una pacchia, ma poi fatico ogni volta a riguadagnare il terreno perduto.</p> <p>È fissata per la calligrafia, mi fa scrivere in continuazione perché vuole che io migliori la mia scrittura e per stimolarmi mi fa vedere ripetutamente i vecchi quaderni del figlio, che sono con una grafìa perfetta. Lo odio! Però mi è rimasto, da questo insegnamento, il piacere di scrivere con chiarezza, accorgendomi che le cose scritte bene sembra che abbiano dei contenuti migliori.</p> <p>L’estetica dello spettacolo, quando la forma è anche sostanza.</p> <p>Continua…</p>

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April 29, 2022

IO C'ERO...5° CAPITOLO - 1942

<p>IO C'ERO...5° CAPITOLO - 1942</p> <p><strong>Tutto quello che mi va di raccontare dal 1938 ad oggi</strong></p> <p><strong>5° capitolo - &nbsp;1942</strong></p> <p>Un giorno un signore viene a casa per consegnare non so cosa, mentre io sto giocando per conto mio nell’ingresso. Mi chiede quanti anni ho.&nbsp;</p> <p>Io rispondo: QUATTRO</p> <p>Questo momento, in sé insignificante, per me è invece importante perché è il momento in cui nella mia memoria cominciano ad imprimersi i primi ricordi.</p> <p>Si accendono dei flash sul primo viaggio della mia vita: in estate i miei decidono di organizzare questo viaggio nel Nord Italia, in treno. Ho un chiaro ricordo di una gita in vaporetto sul Lago di Garda, mentre guardo dalla plancia la sala macchine attraverso un portellone semiaperto, incuriosito dal rumore e da tutti quei pistoncini che si muovono in continuazione. E anche di alcuni giorni trascorsi in montagna dove dormivamo in un rifugio. Non avevo idea in che posto fossimo, ma poi ho saputo che eravamo stati a Passo Rolle e a San Martino di Castrozza. Ho delle immagini di Padova, della Chiesa di S. Antonio e della reliquia della mandibola del Santo, custodita lì su un altare. Mi fece una strana impressione. Poi, pensate, quella stessa reliquia - durante un pellegrinaggio che la portò in adorazione in giro per tutta l’Italia e, grazie a uno strano magheggio di mia madre, che per impietosire il parroco della nostra chiesa si diede malata, esercitando tutta la sua incomparabile capacità di persuasione, - finì per arrivare a casa nostra, nel nostro soggiorno, destando l’ammirazione e suscitando l’ossequio di tutto il vicinato.</p> <p>Ricordo infine che la nostra vacanza, prima di tornare a Roma, si concluse a Venezia.</p> <p>Ed è lì che sorse un incubo che mi sono portato dietro per tanto tempo.</p> <p>Infatti per molti anni ho avuto il terrore di tornare in piazza San Marco, perché ero spaventato dall’idea di rivedere la facciata della Basilica, come se qualcosa mi avesse turbato, ma senza capire cosa potesse essermi successo. Ne parlavo spesso con mio padre, ma non capiva nemmeno lui da cosa derivasse quel mio stato d’animo.</p> <p>Solo dopo diversi anni, tornando più volte a Venezia e chiedendo ad alcuni parenti veneziani di aiutarmi a ricordare, ho potuto scoprire cosa avesse suscitato in me tanto terrore e ho finalmente realizzato cosa era accaduto nel mio subconscio.</p> <p>Quando, nel 1942, c’ero stato, eravamo nel pieno della II Guerra Mondiale e le cupole d’oro di San Marco erano state coperte con dei teli, per non attirare le attenzioni delle forze aeree nemiche. Io nemmeno sapevo dell’esistenza delle cupole, ma evidentemente questa curiosa copertura, che avrò intravisto con la coda dell’occhio, senza rendermene conto, si è insinuata nei miei ricordi confusi, creandomi un alone di mistero e quindi uno stato d’ansia.</p> <p>Ora, ogni volta che torno a Venezia, riesco sì a godere l’insieme della bellezza di questa magica piazza, ma qualche volta riemerge quella strana sensazione che ho tenuto dentro per tanti anni.</p> <p>Continua…</p>

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April 1, 2022

IO C'ERO...4° CAPITOLO - 1941

<p><strong>IO C'ERO...4° CAPITOLO - 1941&nbsp;</strong></p> <p><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;I MIEI FRATELLI</strong></p> <p>Nulla di particolare da essere ricordato, se non il fatto che inizio ad essere più consapevole di avere un fratello ed una sorella. Leonardo che ha dieci anni e Assunta Maria, o meglio Tunni, come ha deciso lei di farsi chiamare, che ne ha dodici. Loro sono troppo grandi per me o forse sono troppo piccolo io per loro e quasi non mi considerano, almeno è questa la mia sensazione.</p> <p>Hanno i loro amici coetanei ed io per loro sono solo un rompiscatole.</p> <p>Mia sorella è molto carina ed esuberante, ma soprattutto è un’artista o, come si dice, ha le “mani d’oro”. Dipinge, fa dei lavori a inchiostro di china, sotto la guida di mio padre, sa tagliare, cucire, si fa i vestiti da sola e ora sta anche imparando a lavorare la terracotta.</p> <p>Poi per tutta la vita ha fatto l’artista, a volte… incompresa, sbizzarrendosi in ogni forma d’arte. Comunque è molto brava e ancora oggi a casa ho tanti suoi quadri. S’infuria quando io metto le mani sulle sue cose, perché è molto ordinata e guai a spostarle qualcosa.</p> <p>Mio fratello invece è più tranquillo, non molto espansivo; va giù in cortile a giocare con i suoi amici e insomma si fa i fatti suoi. Con me è di poca compagnia. Ma è sempre stato pacato in tutta la sua vita e tuttavia, senza essercelo mai detto, ci siamo sempre voluti molto bene.</p> <p>Fa parte della famiglia anche un cagnolino, che ha solo qualche mese più di me, sempre allegro e scodinzolante. È un volpino, candido e pelosissimo, che si chiama Lulù, un nome da cagnetta, invece è maschio. Non che mi piacciano tanto i volpini, ma questo ho trovato…</p> <p>È la passione di mia madre. Lei lo chiama Tartufello, perché sostiene che il suo naso sembra un tartufo. Io non sapevo nemmeno cosa fosse un tartufo.</p> <p>Mi diverto ad aiutare mia madre a fargli il bagno, anche se a Lulù non piace per niente; mi diverte perché quando è bagnato diventa magro magro e poi quando lo asciughiamo col phon, pian piano il suo pelo si gonfia e diventa come un grande batuffolo di ovatta.</p> <p>Porto in me l’immagine di mia madre, eternamente vestita di nero, seduta in poltrona con Lulù in braccio, bianchissimo, sempre proteso in avanti col suo musetto a controllare ogni movimento e pronto ad abbaiare disperatamente appena qualcuno si azzarda a suonare il campanello di casa.</p> <p>Insomma anche lui è un grande rompiscatole, ma anche un ottimo compagno di giochi. Ha vissuto per 17 anni e mezzo ed è stato parte importante della mia vita.</p> <p>Poi ho uno zio, un fratello di mamma, che non abita con noi, ma è come se fosse così, perché</p> <p>lo vedo sempre girare per casa, zio Ciccillo.</p> <p>Infine c’è una signora che vive con noi, Pierina. Si occupa principalmente di me, ma in realtà è una sorta di tuttofare; mia madre con la sua mole, pur essendo molto attiva e sorprendentemente agile, non gliela farebbe a tirare avanti la casa da sola, con tre figli.</p> <p>Pierina ha quasi quarant’anni ed ha un bambino della mia età che abita con la zia. Tonino, questo è il suo nome, ogni tanto viene con la zia a trovare la sua mamma e giochiamo insieme.</p> <p>Pierina è sempre alla ricerca di un fidanzato che la voglia sposare e che possa dare un cognome a suo figlio che, non so com’è, assomiglia tanto a mio zio Ciccillo.</p> <p>Continua…</p>

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Guardandomi indietro e andando con la mente ai momenti che hanno toccato i miei sentimenti, formato il mio carattere e determinato le mie scelte, sia quelle che si sono rivelate giuste che quelle che mi hanno complicato l’esistenza, mi sembra di aver vissuto in una favola… una favola, di cui sono stato il protagonista. Tutto quello che racconterò è realmente accaduto. Non ho avuto bisogno di romanzare gli avvenimenti...continua!!!

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