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by Radio 24

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Podcast Overview

<p>RadioNext è il programma settimanale di Radio 24 sulla trasformazione digitale, un confronto sulle tematiche digitali viste con gli occhi dell'imprenditore, del manager, del professionista per capire le opportunità e gli impatti che il cambiamento epocale che stiamo vivendo offre alla nostra classe dirigente.&nbsp;</p><p>Attraverso il dialogo con un ospite affronteremo i temi specifici del business, i modelli competitivi, gli ostacoli culturali, i nuovi approcci innovativi, le sfide organizzative e la centralità del cliente.&nbsp;</p>

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Episode thumbnail for Droni industriali: sensori volanti o manager invisibili?

June 19, 2026

Droni industriali: sensori volanti o manager invisibili?

<p>Nella nuova geografia dell&rsquo;innovazione industriale, i droni non sono pi&ugrave; gadget da intrattenimento n&eacute; soltanto strumenti da difesa: stanno diventando sensori mobili, nodi intelligenti di una rete pi&ugrave; ampia, capaci di trasformare il territorio in una piattaforma dati. &Egrave; questo il punto al centro della puntata di RadioNext con <a href="https://www.linkedin.com/in/elmirotavolaro/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong><u>Elmiro Tavolaro</u></strong></a>, CEO e fondatore di&nbsp;<a href="https://www.vtsolutions.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><u>VT Solutions &amp; Consulting</u></a>, e <a href="https://www.linkedin.com/in/nataleleoni/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><u><strong>Natale Leoni</strong></u></a>, CTO della medesima azienda: due voci che portano il tema fuori dalla retorica futuristica e dentro la concretezza dei problemi reali, dal monitoraggio delle coste alla prevenzione degli incendi, dalla sicurezza dei cantieri alla governance del dato.&nbsp;</p><p>L&rsquo;azienda, nata a Rende e attiva nello sviluppo di soluzioni digitali per imprese e pubbliche amministrazioni, presenta tra le proprie aree anche un portfolio dedicato ai droni e alle applicazioni data-driven per il business. <strong>Elmiro </strong>racconta una traiettoria interessante: partire dalla Calabria, territorio esposto a rischio idrogeologico, incendi e inquinamento marino, per costruire soluzioni replicabili altrove. La prima applicazione forte riguarda il controllo delle coste, con droni equipaggiati con sonde SAR e algoritmi di object detection in grado di individuare possibili collegamenti abusivi verso il mare, arrivando fino a circa cinque metri di profondit&agrave;.&nbsp;</p><p>Ma il vero salto non &egrave; l&rsquo;hardware: &egrave; l&rsquo;orchestrazione. Natale spiega che il valore nasce dall&rsquo;integrazione di dati eterogenei, immagini satellitari, sensori, condizioni meteo, rilievi da drone, dentro un&rsquo;infrastruttura software capace di pianificare missioni, gestire flotte, piloti e flussi informativi. Siamo davvero pronti a considerare il drone non come &ldquo;occhio volante&rdquo;, ma come componente edge di una piattaforma IoT?&nbsp;</p><p>Il vantaggio competitivo non sar&agrave; raccogliere pi&ugrave; dati, ma raccogliere quelli giusti, interpretarli velocemente e trasformarli in decisioni operative. Nel caso degli incendi, ad esempio, l&rsquo;obiettivo non &egrave; solo rilevare un&rsquo;anomalia, ma anticipare l&rsquo;evoluzione del rischio incrociando vento, umidit&agrave;, dati storici e sensori sul territorio, cos&igrave; da orientare in modo pi&ugrave; intelligente la logistica dei mezzi di intervento. Qui l&rsquo;intelligenza artificiale smette di essere una promessa generica e diventa una leva di efficienza: meno latenza, pi&ugrave; automazione, pi&ugrave; capacit&agrave; predittiva.&nbsp;</p><p>C&rsquo;&egrave; per&ograve; un secondo tema, forse ancora pi&ugrave; rilevante per il business digitale: la sovranit&agrave; del dato. <strong>Natale </strong>sottolinea la crescente attenzione verso private cloud, modelli LLM portati &ldquo;in casa&rdquo; e architetture in cui i dati sensibili non escano dall&rsquo;ambiente controllato dell&rsquo;azienda. Non sempre serve il modello pi&ugrave; potente: spesso, per un caso d&rsquo;uso specifico, un modello pi&ugrave; leggero, personalizzato e governabile vale pi&ugrave; di una &ldquo;Ferrari&rdquo; tecnologica. &Egrave; una lezione importante per molte imprese italiane: l&rsquo;AI non si compra a catalogo, si integra con processi, vincoli normativi, cultura del dato e obiettivi misurabili.&nbsp;</p><p>E poi c&rsquo;&egrave; la privacy, inevitabile quando si parla di immagini, volti, cantieri, territori e persone. Elmiro richiama la necessit&agrave; di mascherare i dati sensibili e di applicare meccanismi di data governance, anche alla luce delle nuove regole europee sull&rsquo;intelligenza artificiale. In questa puntata emerge un punto ancora pi&ugrave; strategico: il futuro dei droni industriali non sar&agrave; nella spettacolarit&agrave; del volo, ma nella qualit&agrave; delle decisioni che abiliteranno. Perch&eacute; il problema non &egrave; accumulare dati all&rsquo;infinito. &Egrave; evitare che diventino l&rsquo;ennesimo archivio inutilizzato. La vera domanda per imprese e pubbliche amministrazioni &egrave; allora semplice: vogliamo droni che fotografano il mondo o sistemi intelligenti che ci aiutano a capirlo prima degli altri?</p>

Episode thumbnail for Call center addio? La rivoluzione parte dalle PMI

June 12, 2026

Call center addio? La rivoluzione parte dalle PMI

<p><span style="background-color: transparent;">L’intelligenza artificiale è ormai entrata nel linguaggio quotidiano delle imprese, ma la distanza tra ciò che la tecnologia rende possibile e ciò che viene realmente implementato nelle organizzazioni resta ancora significativa. È da questa considerazione che nasce&nbsp;</span><a href="https://yourang.ai/"><span style="background-color: transparent;"><u>Yurang</u></span></a><span style="background-color: transparent;">,&nbsp;la startup fondata da&nbsp;</span><a href="https://www.linkedin.com/in/fausto-pagliara-60a21013/"><span style="background-color: transparent;"><strong><u>Fausto Pagliara</u></strong></span></a><span style="background-color: transparent;">, amministratore delegato e cofondatore, protagonista della nuova puntata di <strong>RadioNext.</strong></span></p><p>L’obiettivo dichiarato è di portare l’intelligenza artificiale all’interno dei processi aziendali in modo accessibile, concreto e immediatamente utilizzabile. Il terreno scelto è quello della comunicazione telefonica, un canale che continua a rappresentare uno snodo cruciale per customer service, prenotazioni, supporto clienti e attività commerciali.<br>La proposta di Yurang va oltre il tradizionale risponditore automatico: l’AI non si limita a fornire informazioni, ma può compiere azioni operative, interagire con CRM, aggiornare database, gestire appuntamenti e dialogare con sistemi aziendali in tempo reale. Un cambio di paradigma che apre opportunità interessanti soprattutto per piccole imprese, professionisti e attività commerciali spesso penalizzate dalla mancanza di risorse dedicate alla gestione delle chiamate. Quante opportunità vengono perse ogni giorno semplicemente perché nessuno riesce a rispondere al telefono? E quante attività potrebbero migliorare la qualità del servizio senza aumentare i costi fissi?<br>La risposta passa attraverso una democratizzazione dell’accesso all’intelligenza artificiale. Non solo sul piano economico, ma anche su quello delle competenze. Uno degli aspetti più interessanti del modello Yurang è infatti la volontà di semplificare l’adozione di sistemi AI avanzati, compresi quelli basati su agenti autonomi, ancora oggi percepiti come complessi da configurare e gestire. La piattaforma permette inoltre di scegliere il modello linguistico più adatto alle esigenze aziendali, evitando il vincolo verso un singolo LLM e offrendo maggiore flessibilità in un mercato che evolve a velocità impressionante.<br>Ma l’elemento decisivo resta il dato. Senza informazioni affidabili nessuna intelligenza artificiale può generare valore. Per questo la piattaforma distingue tra dati statici - come orari, servizi, regole aziendali - e dati dinamici, che richiedono l’accesso in tempo reale a sistemi esterni. È qui che entrano in gioco integrazioni con calendari, CRM e applicazioni gestionali, trasformando la conversazione telefonica in un’interazione realmente operativa.<br>Non si tratta soltanto di rispondere alle domande, ma di risolvere problemi e completare attività. La prospettiva futura raccontata da Fausto Pagliara amplia ulteriormente lo scenario. Yurang sta infatti sviluppando funzionalità di supporto in tempo reale agli operatori umani, creando un modello “human-to-AI-to-human” nel quale l’intelligenza artificiale ascolta le conversazioni, suggerisce risposte, monitora la qualità dell’interazione e fornisce coaching personalizzato al termine della chiamata. Una sorta di team leader virtuale sempre presente, capace di migliorare competenze commerciali, customer care e capacità relazionali.<br>Siamo davvero pronti a lavorare con un coach digitale che ci osserva durante ogni conversazione? O forse la è meglio chiedersi: quanto tempo passerà prima che questo diventi la normalità?</p>

Episode thumbnail for Talenti in fuga, AI e potere: l’Europa è già in ritardo? (pt.II)

June 5, 2026

Talenti in fuga, AI e potere: l’Europa è già in ritardo? (pt.II)

<p>La vera sfida dell&rsquo;intelligenza artificiale, lo abbiamo gi&agrave; detto pi&ugrave; volte, non &egrave; tecnologica. &Egrave; culturale, educativa e, soprattutto, organizzativa. Nella seconda puntata dedicata a <a href="https://www.rduei.it/nfe/r2i/45577/home/it_IT"><u>Research to Innovate 2026</u></a>, il confronto con <a href="https://www.linkedin.com/in/angela-liberatore-34b83334/"><strong><u>Angela Liberatore</u></strong></a>, Science Diplomacy Fellow dello &nbsp;<a href="https://www.eui.eu"><u>European University Institute</u></a> e ex capo del <a href="https://erc.europa.eu/homepage"><u>Dipartimento Scientifico del Consiglio Europeo delle Ricerche</u></a>, e con <a href="https://www.linkedin.com/in/luca-paolazzi-82446924/"><strong><u>Luca Paolazzi</u></strong></a>, curatore del <a href="https://www.cnel.it/Comunicazione-e-Stampa/Notizie/ArtMID/1174/ArticleID/6029/RAPPORTO-CNEL-%E2%80%9CL%E2%80%99ATTRATTIVIT192-DELL%E2%80%99ITALIA-PER-I-GIOVANI-DEI-PAESI-AVANZATI%E2%80%9D-LE-PRINCIPALI-EVIDENZE"><u>Rapporto CNEL</u></a> sull&rsquo;attrattivit&agrave; dell&rsquo;Italia per i giovani nei Paesi avanzati sposta l&rsquo;attenzione dalla sovranit&agrave; digitale alla capacit&agrave; di costruire un ecosistema in grado di formare, attrarre e trattenere talenti.<br>Un tema che riguarda direttamente imprese, manager e decisori pubblici. La domanda che abbiamo posto per partire sembra semplice solo in apparenza: ha senso introdurre l&rsquo;intelligenza artificiale come materia scolastica? La risposta che emerge dal dibattito &egrave; complessa. I giovani utilizzano gi&agrave; l&rsquo;AI nella vita quotidiana, spesso con naturalezza. C&rsquo;&egrave; chi la teme e chi la trasforma in uno strumento di apprendimento. Il punto, per&ograve;, non &egrave; insegnare una tecnologia destinata a cambiare continuamente, ma sviluppare un metodo.<br>L&rsquo;intelligenza artificiale pu&ograve; diventare una straordinaria leva educativa se utilizzata come strumento trasversale per imparare a ragionare, verificare informazioni, costruire spirito critico e affrontare problemi complessi. Perch&eacute; la vera competenza del futuro potrebbe non essere sapere usare un algoritmo, ma sapere dialogare con esso senza delegargli il pensiero. Da qui il collegamento con il tema della sovranit&agrave; tecnologica europea.<br>Secondo <strong>Angela Liberatore</strong>, l&rsquo;Europa dispone delle competenze, delle universit&agrave; e delle capacit&agrave; scientifiche necessarie per giocare un ruolo da protagonista. Quello che spesso manca &egrave; la capacit&agrave; di fare squadra. La sfida non consiste nel costruire muri digitali o nell&rsquo;isolarsi dai grandi attori globali, ma nel creare condizioni competitive che permettano all&rsquo;ecosistema europeo di svilupparsi. Infrastrutture comuni, accesso ai dati, cloud europei, investimenti coordinati e politiche industriali condivise sono gli elementi che possono fare la differenza. In altre parole, il problema non &egrave; la mancanza di intelligenze, ma la difficolt&agrave; nel creare ambienti capaci di valorizzarle.<strong><br>Ed &egrave; qui che il ragionamento entra nel cuore delle imprese.</strong><strong> Luca Paolazzi</strong> evidenzia un tema spesso sottovalutato: trattenere i talenti &egrave; molto pi&ugrave; difficile che attrarli. Lo stipendio conta, ma non basta pi&ugrave;. Le nuove generazioni cercano organizzazioni che offrano crescita professionale, apprendimento continuo, mobilit&agrave; interna, inclusione e condivisione di valori. Cercano aziende in cui sia possibile costruire un percorso e non semplicemente occupare una posizione. Un cambiamento che impone una revisione profonda della cultura manageriale italiana.<br>Se il lavoro deve essere parte della crescita personale, allora ricerca, innovazione e internazionalizzazione diventano fattori essenziali non solo per la competitivit&agrave; aziendale, ma per la capacit&agrave; stessa di trattenere competenze strategiche. &Egrave; un approccio che nei contesti pi&ugrave; avanzati &egrave; gi&agrave; consolidato: dipendenti pi&ugrave; coinvolti e soddisfatti generano migliori risultati economici. Non si tratta di welfare o di responsabilit&agrave; sociale fine a s&eacute; stessa, ma di una precisa strategia di business.<br>Sullo sfondo emerge poi una questione ancora pi&ugrave; grande: la glaciazione demografica. Meno giovani significa meno persone da formare, assumere e valorizzare. Per questo il dibattito sui talenti non pu&ograve; prescindere da una riflessione sull&rsquo;immigrazione qualificata e sulla capacit&agrave; dell&rsquo;Europa di diventare una destinazione attrattiva per competenze provenienti da altre parti del mondo. Ma anche qui il punto &egrave; sempre lo stesso: nessun talento sceglier&agrave; un Paese incapace di offrire prospettive ai propri giovani. Siamo davvero pronti a costruire un&rsquo;economia della conoscenza se continuiamo a considerare il capitale umano come una risorsa sostituibile? La risposta a questa domanda potrebbe determinare non solo il futuro dell&rsquo;innovazione europea, ma la sua stessa capacit&agrave; di competere nel nuovo equilibrio globale dominato da intelligenza artificiale, dati e conoscenza.</p>

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