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Radio Radicale - Il Mondo a pezzi

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Podcast "Il Mondo a pezzi", Lunedì alle ore 10.00. Radio Radicale

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Episode thumbnail for Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri - Puntata del 22/06/2026

June 22, 2026

Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri - Puntata del 22/06/2026

Il negoziato Usa-Iran in Svizzera per porre fine alla Guerra nel Golfo. Il contenuto del memorandum sottoscritto dai due Paesi prevederebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz, la fine del blocco navale americano, l'eliminazione delle sanzioni all'Iran, lo scongelamento dei suoi fondi, un piano di ricostruzione dell'Iran con una dotazione di 300 miliardi. Effetti positivi della prospettiva di una riapertura dello Stretto di Hormuz: i prezzi dell'energia sono scesi sensibilmente. Trump si è reso conto di aver provocato una guerra che non avrebbe potuto vincere e il rischio che lo shock economico globale si protraesse era troppo alto per un presidente che a novembre affronterà le elezioni di Midterm. L'Iran, per parte sua, ha un bisogno vitale di riprendere le esportazioni di petrolio e gas. I Paesi del Golfo, che hanno subito i danni della guerra, hanno interesse a normalizzare il traffico marittimo. Ma l'Iran ha acquisito un'arma strategica grazie alla guerra: il controllo dello Stretto di Hormuz. L'accordo sembra escludere che vi saranno 'pedaggi' per il suo attraversamento, ma le compagnie di assicurazione e marittime temono nuovi scossoni. La chiusura di Hormuz ha provocato rialzi dei prezzi dell'energia e ripresa dell'inflazione. La Commissione europea l'ha definita 'inflazione energetica'. Bisognava evitare che l'impatto dell'inlfazione si trasferisse ad aziende e lavoratori. Resta il problema dell'alta dipendenza del continente europeo dall'energia da fonti fossili. L'elargizione di sussidi da parte dei governi per contenerne i costi non è sostenibile per le finanze pubbliche: serve un investimento sulle rinnovabili e un mercato energetico europeo. Secondo molti analisti si è trattato di una resa umiliante degli Usa all'Iran. E ci sono interpretazioni divergenti sul fondo da 300 miliardi per la ricostruzione: per Teheran è un riconoscimento dei danni causati dalla guerra. Trump nega che possa trattarsi di 'riparazioni' sostenute con fondi pubblici. Chi investirà? Gli Stati? Quali? Si tratterà di investimenti privati? Chi deciderà? Si tratta comunque di un mercato ad alto rischio. Serviranno garanzie che solo gli Stati potrebbero fornire. Quanto alla revoca delle sanzioni e allo sblocco degli asset iraniani, si tratterebbe di una misura di enorme importanza. L'Iran potrà rientrare nei mercati petroliferi e del gas e potrà incassare valuta estera.

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June 15, 2026

Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri - Puntata del 15/06/2026

Si apre oggi a Evian il G7 a presidenza francese. Macron ha posto al centro del vertice il tema degli squilibri economici mondiali. Gli Usa consumano e spendono troppo, hanno un deficit eccessivo. La Cina consuma poco ed è in una situazione di sovraccapacità. L'Ue non investe abbastanza. Un triangolo infernale rappresentato da questi tre grandi attori che hanno modelli di crescita distorti. L'eccesso di produzione cinese si riversa sull'Ue poiché i consumi ristagnano. Gli Usa, al contrario, spendono e consumano più di quanto risparmino. L'Ue contribuisce a questo squilibrio mondiale poiché investe poco rispetto ad un risparmio eccessivo. Anche l'Ue esporta più di quanto non produca. Non sarà la politica dei dazi trumpiani a risovere le distorsioni del modello Usa. Gli squilibri vanno corretti per tempo, poiché rischiano di accumularsi, scaricandosi sulla stabilità finanziaria, come è avvenuto con la crisi del 2008-2009. Macron pone sul tavolo la ricetta già suggerita dal FMI nei suoi outllook: la Cina dovrebbe stimolare consumi e domanda interna, gli Usa controllare la spesa e l'Ue finanziare gli investimenti interni. Ma la Cina resiste, per ragioni politiche, ad aumentare i consumi perché significherebbe avviare una razionale politica di redistribuzione dei redditi. In modo speculare, resistono gli Usa a cambiare la loro politica fiscale e i beni cinesi che trovano l'ostacolo dazi neegli Stati Uniti, si riversano sul continente europeo. La Commissione Ue ha definito 'insostenibile' il deficit commerciale verso la Cina. Pechino utilizza pratiche commerciali che travolgono la concorrenza: il goberno elargisce sussidi e agevolazioni alle proprie imprese. Negli anni la Commissione ha messo a punto un arsenale di strumenti per contrastare la Cina (strumento anticoercizione, indagini su distorsioni, controlli su investimeni). Ma questi strumenti restano inutilizzati, perché i 27 sono divisi: la Francia si mostra decisa a procedere, la Germania ha interessi diversi perché protegge le proprie aziende in Cina, la Spagna ha beneficiato di investimenti cinesi sul settore delle auto elettriche. Pechino sfutta le divisioni Ue. E' necessario insistere come Ue su condizioni di maggiore reciprocità con la Cina. L'apertura dev'essere reciproca. Ma difendersi non basta: l'Ue deve rafforzarsi.

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June 8, 2026

Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri Paleotti - Puntata del 8/06/2026

La Bce si appresta a varare un lieve aumento dei tassi di interesse, propbabilmente dello 0,25. Non significherà, con ogni probabilità, il primo passo verso una stretta monetaria. La Bce vuole dare un segnale, di fornte ad un innalzamento dell'inflazione nella zona euro che, con la crisi nel Golfo, è arrivata oltre il 3 per cento a causa del rincaro dei prezzi dell'energia. Quello della Bce sarà un intervento cauto, poiché sa che una stretta eccessiva deprimerebbe una crescita economica già debole. Nel 2022, all'indomani dello shock dell'invasione russa in Ucraina, intervenne con ritarso: ma in quell'epoca l'economia europea era in fase di forte espansione dopo gli anni della pandemia. La Bce interviene poiché è forte il rischio di stagflazione: crescita bassa e inflazione che supera il 3 per cento. E' necessario evitare che l'aumento dei costi dell'energia si trasmetta ad aziende e lavoratori. L'aumento dei costi può spingere le imprese ad aumento dei prezzi e, conseguentemente i sindacati a chiedere aumenti salariali. Come fronteggiare il rialzo dei prezzi dell'energia? Vanno protetti i ceti più disagiati e le imprese più esposte. Chiedere alla Commissione Ue qualche margine fiscale in più è normale, in una situazione di shock per i prezzi energia. Ma va fatto pensando al futuro, ponendosi l'obiettivo di ridurre la nostra dipendenza energetica, che rende vulnerabili i Paesi europei ogni volta che esplode una crisi geopolitica. I consumi delle famiglie soffrono già: la spesa è aumentata in Italia, ma si spende di più potendo comprare meno. La Commissione Ue non ci ha concesso né 'tesoretti', né fondi aggiuntivi. Non c'è nessuna deroga ulteriore rispetto a quella concessa sulla Difesa: 1,5 per cento del Pil in più, senza che venga conteggiato nel deficit. Non viene cioè conteggiato nell'ambito del percorso di aggiustamento che abbiamo concordato con la Commissione. All'interno di quell'1,5 per cento, l'Italia portà usare lo 0,3 per cento: in tre anni, equivale a circa 14 miliardi. Ma la Commssione ci ha anche indicato dei criteri precisi per questa spesa: va utilizzata per misure che rafforzino la resilienza del sistema energetico italiano, riducano la dipendenza dai combustibili fossili, incoraggino la transizione verde, le rinnovabili. A questo scopo non servono sussidi generalizzati, che rischiano di sovvenzionare chi non ne ha bisogno, stimolano la domanda di combustibili fossili, non riducono la dipendenza e sono interventi che costano molto all'erario, traducendosi in deficit e debito. Si rischia, proproga dopo proroga, che interventi eccezionali in presenza di shock diventino permanenti

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