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Rame è la serie podcast di una community che vuole sfatare il tabù dei soldi. Nasce all'interno di una piattaforma (<a href="http://www.rameplatform.com">www.rameplatform.com</a>) che attraverso i suoi contenuti si pone l’obiettivo di avviare una rivoluzione culturale nella società, che trasformi la finanza personale in un argomento di conversazioni audaci e liberatorie. Annalisa Monfreda, ogni settimana, dialoga con un ospite diverso seguendo il filo della sua storia economica. Parlare di soldi può essere intimo e coinvolgente, rivelatorio ed eccitante. E si finisce sempre per svelare chi siamo e ciò in cui crediamo.

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June 2, 2026

Episodio 137. Guadagno seimila euro al mese e questo condiziona tutte le mie relazioni

<p>Sofia ha cinquant&#39;anni, vive in provincia di Como e ogni mattina attraversa la frontiera per andare a lavorare in Svizzera. Per capire la sua storia, bisogna partire da molto più indietro - da una famiglia in cui i soldi non c&#39;erano.</p><p>Sofia nasce da due genitori appena diciottenni. I soldi sono pochi, le tensioni molte, e quando i suoi si separano lei frequenta il liceo classico di Como in mezzo a figli di medici e avvocati. È lì che la mancanza di denaro diventa una sofferenza vera. «Le mie compagne avevano le Superga del colore della maglietta. Io avevo i vestiti dei sacchi. Ho fatto il primo anno di superiori con il Montgomery che mi era stato comprato e quando ero in classe non l&#39;ho mai tolto». È in quegli anni che si forma la convinzione che ancora oggi guida Sofia: i soldi danno libertà, e quella libertà bisogna guadagnarsela da soli. </p><p>Sua madre trova un lavoro come bibliotecaria e non vacilla: i suoi figli faranno l&#39;università. Sofia ottiene la borsa di studio massima, si laurea in Scienze dell&#39;Educazione alla Cattolica, poi si iscrive a un master a Venezia in Integrazione degli stranieri. Per fare lo stage obbligatorio, nessuno in Italia risponde. Così prova a telefonare in Svizzera e trova subito lavoro in un centro, dove lavora ancora adesso. </p><p>Oggi Sofia dirige venticinque persone e guadagna seimila euro al mese. È una posizione che gestisce con una discrezione quasi assoluta: quasi nessuno sa quanto guadagna. E quando la differenza con gli altri emerge, cerca di stemperarla. Ma dentro la famiglia il meccanismo si complica: paga sempre lei le pizze, fa sempre i regali più grandi, e sente che qualcosa nelle relazioni, piano piano, viene falsato. «Se guadagni tre volte quello che guadagna la persona con cui mangi la pizza, è anche normale che a un certo punto paghi e basta. Ma poi le relazioni vengono condizionate da questo, perché si insinua quel tarlo secondo cui sono sempre io quella che paga».</p><p>Il privilegio di cui sa di godere, Sofia cerca di farlo ricadere indirettamente anche sul resto della società. «Di mestiere lotto contro l&#39;ingiustizia sociale tutto il giorno. E cerco anche di fare in modo che la qualità della vita delle persone che mi sono più vicine sia migliore grazie al mio lavoro».</p>

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May 27, 2026

Episodio 136. Mrs. Veggy: «Per anni ho risparmiato su tutto, anche su di me»

<p>Clarissa, conosciuta sui social come Mrs. Veggy, ha trentadue anni, vive ad Arona ed è una delle voci più seguite della cucina vegetale in Italia. Cresce a Stresa, dentro un ristorante di famiglia dove di soldi non si parla mai apertamente, ma il messaggio è chiaro: chi guadagna di più, vale di più. Da bambina interiorizza quell’equazione e si dà un obiettivo netto: «Ho sempre desiderato diventare ricca».</p><p>A quindici anni inizia a lavorare nei weekend nel ristorante, come le sue cugine. Quei soldi le danno indipendenza e alimentano l’idea che la sicurezza passi dall’accumulare e dal concedersi il meno possibile. Dopo la laurea, quando si trasferisce ad Arona per fare la graphic designer freelance, rompe per la prima volta quel modello: mentre in famiglia anche chi ha un altro lavoro continua a fare i weekend al ristorante, lavorando di fatto sette giorni su sette, Clarissa decide di non tornare. Per i suoi non è concepibile che preferisca il tempo libero a qualche soldo in più.</p><p>Ma la vita da freelance è più faticosa del previsto. Per anni guadagna poco e quel poco la misura: si sente inadatta, non abbastanza adulta, non abbastanza utile nella coppia. L’ansia di diventare ricca si trasforma così in ansia del consumare: spendere il meno possibile, concedersi il meno possibile, risparmiare come forma di controllo.</p><p>Poi arriva il 2020. Nel pieno della pandemia apre un profilo Instagram di ricette vegetali. Nel 2022 firma con un’agenzia ed è la svolta: per la prima volta guadagna abbastanza, anzi di più, e nella coppia i ruoli economici si invertono. Ma diventare un personaggio pubblico porta con sé una nuova paura: non essere all’altezza. Una crisi profonda la porta in terapia, dove inizia a guardare anche il suo rapporto con i soldi.</p><p>Oggi Clarissa ha riempito di un altro significato l’idea di ricchezza che la guidava a quindici anni. I soldi non sono più un valore universale, ma uno strumento per stare meglio. Il simbolo è un cappuccino al bar, più volte a settimana: una piccola spesa che prima le sarebbe sembrata impensabile, e che adesso riconosce come un investimento in sé stessa.</p>

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May 19, 2026

Episodio 135. Ho guadagnato meno, ma ho iniziato a sentirmi libera

<p>Giorgia ha 34 anni, vive a Genova e insegna in un istituto professionale di periferia. È cresciuta in una famiglia di ceto medio e fin da bambina ha interiorizzato un’idea molto precisa: non dover dipendere economicamente da nessuno. Quando i suoi genitori si separano, lei vede da vicino cosa significa dipendere dagli aiuti familiari e costruisce, quasi senza accorgersene, un obiettivo identitario. «Non ho mai visualizzato cosa sarei stata da grande, ma sicuramente il come: una persona indipendente anche dal punto di vista finanziario».</p><p>Quella convinzione accompagna tutte le sue scelte. Giorgia studia Scienze dei Materiali, si trasferisce a Milano per la magistrale, lavora durante l’università per contribuire all’affitto e, una volta laureata, trova subito impiego in una multinazionale. Ha uno stipendio buono, benefit aziendali, prospettive di crescita e un contratto stabile. «Mi hanno valorizzato sia dal punto di vista economico che professionale».</p><p>Poi arriva il Covid, una gravidanza complicata e, insieme al lavoro da remoto, il ritorno a una vita che le manca: Genova, il compagno, la famiglia, gli amici. In quel momento riceve un’offerta per una supplenza come insegnante, un lavoro che aveva sempre desiderato fare. La scelta è improvvisa: quarantotto ore per licenziarsi e cambiare completamente vita. E Giorgia lo fa, lasciando alle spalle possibilità di carriera, aumenti di stipendio, assistenza sanitaria integrativa e un fondo pensione aziendale.</p><p>«Per mantenere comunque la mia indipendenza economica sarei stata disposta anche a fare un lavoro meno remunerativo, meno valorizzato, proprio perché nell&#39;infanzia e nell&#39;adolescenza ho costruito questa idea di me molto indipendente dal punto di vista finanziario».</p><p>Oggi Giorgia guadagna meno di prima, ma sente di aver costruito una vita più vicina a sé. E la stabilità economica che ha conquistato negli anni è diventata qualcosa di diverso da un semplice obiettivo: uno strumento per scegliere come vivere il proprio tempo, dove stare e a cosa dedicarsi. Anche gratuitamente. Perché oltre a insegnare, Giorgia è consigliera municipale e segretaria di partito a Genova. E proprio lì, nella possibilità di esserci anche dove il denaro non è il punto, per lei si misura il significato più profondo dell’indipendenza economica.</p>

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