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by jackgallazzi

5 episodes
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Podcast Overview

Se le immagini potessero parlare, cosa ci direbbero? In questo podcast semi-serio proverò a raccontare le storie - inventate sulla base degli stimoli che le foto mi trasmetteranno - che si celano dietro a fotografie di streetphotography, sia mie sia di altri fotografi. In ogni episodio ci sarà una nuova foto, e dietro ogni nuova foto, una storia. Ogni settimana un nuovo racconto breve, buon ascolto!

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🇮🇹

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9/8/2023

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Recent Episodes

Episode thumbnail for TalkingPics - Margherita

October 15, 2023

TalkingPics - Margherita

<p>Siamo tutti così. Serrati, accatastati gli uni sugli altri. E con serrati intendo non solo estremamente pressati e vicini, ma chiusi, impenetrabili. Quando entriamo nella società e veniamo caricati sulla nostra nave portacontainer appariamo così dall’esterno: tutti uguali.</p> <p>Certo, ognuno ha la sua propria vernice a colorare l’armatura, ma nella sostanza non cambia poi molto. Siamo tutti omologati, perché è molto facile per la gru organizzarci in questo modo. Non deve fare alcuno sforzo per adattarsi a noi, perché noi siamo stati adattati a lei.</p> <p>Alcuni vengono smistati in alto, altri restano in basso, ma nulla viene deciso se non dalla gru. </p> <p>La cassa dentro è sicuramente confortevole, ci sono dei piccoli fori per respirare e il giusto spazio per dormire. Abbiamo anche un frigo bar sul lato sinistro pieno fino all’ultimo centimetro di barrette proteiche per mangiare, una cisterna piena d’acqua per bere, e poi una cisterna vuota per, beh lo avete capito</p> <p>Ecco, se devo trovare un difetto direi che è un po’ buia forse, l’unica luce che filtra è quella dei buchi per l’ossigeno, ma tanto vedere non serve: quando ci hanno caricato ci hanno promesso che all’arrivo saremmo stati aperti e sbarcati nel luogo a noi più congeniale, bastava fidarsi.</p> <p>Tra noi parliamo sai? La voce ci arriva un po’ metallica ma le conversazioni sono interessanti, nella cassa alla mia destra ho Margherita, a sinistra Jorge, sopra non mi hanno mai risposto e sotto ho Manuel, ma parlo principalmente con Margherita e Jorge. Parliamo di cose semplici in realtà, quello che eravamo ieri, prima di salire su questa nave e di dove vorremmo essere sbarcati un giorno. E Margherita mi racconta di lei, del compagno alla sua destra e di tutti gli altri alla sua destra, così io le racconto di me, di Jorge e di tutti i compagni alla sua sinistra, come in un transatlantico telefono senza fili. A volte però giungono delle storie strane, si dice che molte casse vengano consegnate molto in ritardo, quando ormai non servono più, o che non vengano consegnate proprio. Si dice anche che alcune non riescano in alcun modo ad aprirsi, anche una volta giunte a terra .</p> <p>Io però della nave mi fido e mi sono sempre fidato, sono sicuro che prima o poi la mia cassa si aprirà e troverò il mio posto, lo sento.</p> <p>Tra tutte le storie che ho ascoltato, quella di Margherita è l’unica che mi sia parsa folle. Fantastica di riuscire a trovare il suo posto da sola, senza aspettare il momento in cui Gru avrà deciso per lei il porto in cui sbarcare. Nessuno ci è mai riuscito, e nessuno sa cosa potrebbe succedere aprendosi in autonomia.</p> <p>Passano i giorni e io continuo a ripensare alla promessa di Margherita, a come sia cambiato il mondo là fuori, al luogo in cui verrò sbarcato. Oggi è una bella giornata a giudicare dal vociare della gente in questo nuovo porto, i raggi filtrano attraverso i miei buc</p> <p><br></p> <p>Credo che la cassa alla mia destra si sia aperta.</p> <p>“Margherita! Margherita cosa stai facendo?”</p> <p><br></p> <p>Ora Margherita sembra stia scendendo lungo tutti i nostri container, e a giudicare dal tonfo deve aver fatto un bel balzo.</p> <p><br></p> <p>Da quel giorno nessuno la sentí più, ma in ogni telefono senza fili riecheggia un po’ diversa di volta in volta la leggenda di Margherita, la ballerina che osó sfidare Gru per diventare ció che desiderava.</p>

Episode thumbnail for TalkingPics - Sabrina

September 30, 2023

TalkingPics - Sabrina

<p><br></p> <p>”Ammirala. Dopo la scintilla allontana il suo uomo prima che perda l’ultimo treno. Sta lì, sola. La sigaretta in bocca, dritta, punta verso l’ultima carrozza, che riparte lenta. Prima boccata.</p> <p> Sabrina fa qualche passo, come per guadagnarsi un paio di secondi in più prima di veder scomparire la ferraglia. Fa freddo la sera a Milano, anche di più senza un corpo a cui estorcere con l’amore un po’ di calore. Seconda boccata. Si volta e vaga per la banchina del binario 16 della stazione centrale, non vuole ancora tornare a casa. Il passo rallenta, rimane ferma. Probabilmente sta pensando alla bambina, alle responsabilità di domani, alla solitudine che l’accompagnerà per un anno, da quel momento in poi. Si stringe nella giacca di jeans, sospira e le scende una lacrima. Ora un’altra, e poi vengono raggiunte da due gemelle nere, che lasciano il segno del loro passaggio sulle guance fredde. Terza boccata.</p> <p>Ammirala. Riprende il suo viaggio verso l’uscita, tira fuori dalla tasca una salvietta per lavare via il trucco rovinato dal pianto. Non appare più quella donna forte e decisa di prima adesso, ma tu lo stesso ammirala.</p> <p>Soprattutto nella fragilità, tu ammirala.</p> <p>Quarta boccata. Fra le labbra l’ultima sigaretta sta finendo, il cellulare vibra, lei lo guarda e un po’ di cenere si posa sullo schermo. Gli angoli della bocca si increspano verso l’alto, fino a gonfiare gli zigomi spenti.</p> <p>Il fumo si dissolve, ora la notifica si legge nitida:</p> <p>“Torno presto, ti amo, Marco”.</p> <p>Sabrina sorride, e soprattutto quando sorride, tu, ammirala”.</p> <p> Credit: Daniel Arnold </p>

Episode thumbnail for TalkingPics - Raffaele

September 24, 2023

TalkingPics - Raffaele

<p>&quot;Raffaele è un artista di strada, suona il violino. Suona perché non ha altro, perché non è altro che questo: un violinista.</p> <p>In realtà è anche un nomade, oltre che essere un violinista. Un violinista nomade, o un nomade violinista, come preferisci. Se c’è una cosa che in vita sua ha fatto più di suonare il violino è stato camminare:</p> <p>Adesso è qui in Italia, in zona Padova, ed è per tutti Raffaele. In realtà però il suo nome è Raphael, ed è stato un bambino e un ragazzo di una poverissima regione a Nord del Sahel, subsahara. E’ un uomo di mezzo mondo, perché l’altra metà ancora non l’ha conosciuta, ma esaudisce un giorno alla volta il desiderio di visitare e portare la sua musica in ogni luogo della Terra</p> <p>Ora, io non so come ci sia finito un violino nel deserto, né come Raphael abbia fatto a trovarlo, non è importante. Quello che so è che Raphael con quel violino ormai un po’ scordato, ma di cui non si scorda mai, ha attraversato una guerra, e poi tanti confini, mari, oltre 20 Stati, e centinaia, forse migliaia, di città.</p> <p>Può essere difficile capirlo, in tanti gli hanno domandato il perché non si sia stabilito da qualche parte, possibile che in tutte quelle terre non ne abbia trovata una che potesse soddisfarlo? Per quale ragione non ha provato a ricominciare una nuova vita altrove, come tanti suoi conterranei hanno fatto nel corso degli anni?</p> <p>La verità è che, per quanto una casa possa essere malmessa, povera e disastrata, sempre Casa rimane, ed è insostituibile.</p> <p>Raphael si era trovato davanti a una scelta: restare a casa col rischio di non rivederla mai più, o partire senza mai fermarsi, con la speranza di rivederla, un giorno.</p> <p>Insomma, se nessun luogo sarebbe diventato la sua nuova casa, allora tutto il mondo lo sarebbe stato.</p> <p>Per questo ogni mattina cammina verso un posto diverso, Raphael, animando con la sua musica le case degli altri, nella speranza di poter rallegrare di nuovo, un giorno, anche la sua&quot;</p> <p><br></p> <p>Credits: SteveMcCurry</p> <p> </p>

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