La Tv esige un solo atto di coraggio: quello di spegnerla!

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La Tv esige un solo atto di coraggio: quello di spegnerla!
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May 19, 2026
Sal da Vinci all'Eurovision: quando un italiano piace al mondo, perchè ci vergogniamo?
VIDEO: Sal Da Vinci all'Eurovision ➜ <br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8552" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8552</a><br /><br />SAL DA VINCI ALL'EUROVISION: QUANDO UN ITALIANO PIACE AL MONDO, PERCHE' CI VERGOGNIAMO?<br />di Simona Bimbi<br /> <br />Ci sono occasioni in cui il successo di un italiano all'estero dovrebbe suscitare almeno un moto spontaneo di soddisfazione. Non necessariamente entusiasmo unanime, perché gusti e sensibilità possono essere diversi, ma almeno la capacità di riconoscere quando qualcosa di nostro viene accolto con simpatia, interesse e perfino ammirazione. E invece accade spesso il contrario: appena un artista, un simbolo o un tratto della nostra identità ottiene un consenso internazionale, una parte d'Italia sente il bisogno di prenderne le distanze, sminuirlo, quasi di vergognarsene. È una specie di riflesso condizionato, un'autodenigrazione preventiva che scambia il disprezzo per intelligenza e la freddezza per raffinatezza.<br />Dopo aver visto i commenti su Sal Da Vinci all'Eurovision Song Contest appena concluso mi viene da chiedere: ma perché noi italiani dobbiamo sempre lamentarci? Capisco che una canzone di musica leggera non è sicuramente un tema di fondamentale importanza, ma mi ha sollevato un po' di indignazione. <br />Tutto il mondo interessato alla musica parla dell'esibizione all'Eurovision del vincitore di Sanremo e, anche se ci sono pareri non favorevoli perché troppo anni '80, tutti ne riconoscono l'energia positiva, allegra, autentica e geniale... perché, diciamocelo, la gonna della sposa-ballerina che si stacca e diventa una bandiera italiana è un autentico colpo di genio! Infatti il boato del pubblico presente è stato uno dei più forti di tutte le esibizioni! <br />Sal Da Vinci è l'artista con più visualizzazioni e ascolti sul web di tutto l'Eurovision, molto avanti rispetto alla vincitrice bulgara! Solo su YouTube hanno guardato il video di Sal più di 26 milioni di volte! <br />LE CRITICHE<br />E da noi in Italia c'è qualcuno che lo ha accusato di portare in Europa canzoni da matrimoni della Camorra o nella migliore delle ipotesi di portare i vecchi stereotipi di pizza e mandolino! Poi ovviamente la canzone può piacere o non piacere e per fortuna ci sono anche giornali italiani che ne parlano bene, ma questi brutti commenti cosa c'entrano?!<br />Noi un tempo eravamo un'eccellenza mondiale in tanti campi, un'eccellenza sempre più difficile da mantenere o che ormai è purtroppo svanita e una volta che ci riconoscono un primato a livello europeo, se non globale, cosa facciamo? Ci vergogniamo! <br />Qual è il problema se a molti è piaciuto Sal Da Vinci?! Che ha parlato di matrimonio davanti a Dio e per giunta per tutta la vita? Che ha messo in scena l'emozione che dà la celebrazione di un matrimonio? Che ha portato una canzone neomelodica e non con tutte quelle sonorità che vanno di moda ora? Che ha fatto più di 30 anni di gavetta e quindi era il più anziano in gara? Gavetta che, fra l'altro, si vedeva bene nel modo di cantare, anche se non perfetto, nel modo di stare sul palco e di coinvolgere il pubblico, che forse gli altri avevano meno.<br />Cosa altro può aver dato noia? Che è arrivato a Vienna con moglie, figli, nipoti e genero? E così ricorda che la famiglia unita esiste ancora e ti sostiene nella gioia, ma anche quando non si ha tutto questo successo perché non avendo mai cambiato moglie lui ha sempre avuto accanto le solite persone.<br />Forse dà noia il fatto che ricorda che esiste ancora un'Italia affidabile? In un'intervista Sal ha detto che il suo verso preferito è: "Con la mano sul petto io te lo prometto davanti a Dio" perché "per me le promesse sono importanti". E in un mondo dove il rispetto di promesse elettorali, promesse matrimoniali o semplicemente promesse di riservatezza su un segreto di un amico, sembra dimenticato, lui con la sua semplicità dà una bella lezione a tante, troppe...

March 24, 2026
Chuck Norris, il "duro" che non si vergognava di Gesù Cristo
VIDEO: Chuck Norris ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Q8j85-Aj_xk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=Q8j85-Aj_xk</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8489" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8489</a><br /><br />CHUCK NORRIS, IL ''DURO'' CHE NON SI VERGOGNAVA DI GESU' CRISTO<br />di Don Stefano Bimbi<br /> <br />La morte di Chuck Norris, avvenuta in un'isola delle Hawaii il 19 marzo a 86 anni, chiude una parabola singolare: quella di un uomo di spettacolo che, pur immerso nel circo di Hollywood, non si vergognò di parlare di Gesù. E già questo, nel deserto morale dell'Occidente contemporaneo, basta a distinguerlo da un'intera folla di divi, influencer, artisti e saltimbanchi che trovano sempre il coraggio di bestemmiare il cristianesimo, ma mai quello di professarlo.<br />Chuck Norris era protestante evangelico, ma mentre non pochi cattolici arrossiscono davanti al Vangelo, un attore di film d'azione trovava ancora la forza di dire che senza Dio la vita perde il suo ordine. In un articolo del 2008 aveva dichiarato che l'aborto «non riguarda il diritto di scelta della donna, ma il diritto fondamentale alla vita».<br />Norris veniva da un'America in cui parole come disciplina, virilità, onore, patria e responsabilità non erano ancora state completamente consegnate alla caricatura progressista. Prima campione di karate, poi volto simbolo del cinema d'azione, costruì la propria fama tra combattimenti, giustizieri, soldati, uomini duri e inflessibili. Da The Way of the Dragon a Missing in Action, da Invasion U.S.A. a The Delta Force, fino a Walker Texas Ranger, una delle fiction più viste degli anni Novanta, incarnò un tipo umano oggi quasi proibito: il maschio che non chiede scusa di esistere.<br />Nei trenta film nel ruolo di protagonista Chuck Norris ha incarnato precisamente quello che il mondo moderno odia: l'uomo virile, l'autorità, la morale, la difesa degli innocenti e dell'ordine che non si conserva con le chiacchiere sociologiche, ma con l'uso della forza, anche fisica, al servizio del bene. Il sistema liberal-progressista tollera tutto, tranne la normalità; assolve ogni perversione, ma non perdona la rettitudine; celebra ogni trasgressione, ma considera provocatorio un uomo che parli di Dio, di famiglia, di disciplina e di valori tradizionali. Norris, con il suo stile diretto e senza vergogna, risultava insopportabile alla mentalità contemporanea proprio perché ricordava una verità elementare: una civiltà può sopravvivere solo se conserva forza morale, senso del dovere e un riferimento superiore all'ego individuale.<br />L'APPOGGIO AL PARTITO REPUBBLICANO<br />Anche sul piano politico, non si allineò al catechismo laicista imposto dall'oligarchia culturale. Fu conservatore, patriottico, estraneo alle liturgie del politicamente corretto. E questo bastò a renderlo sospetto agli occhi di chi pretende di impartire lezioni di umanità mentre benedice aborto, dissoluzione familiare, corruzione dei costumi, ideologia gender e disprezzo sistematico della legge naturale. Ha sempre sostenuto i candidati repubblicani alla Casa Bianca. Nel 1984 aveva detto al New York Times di essere «un grande ammiratore di Ronald Reagan». Ha sostenuto sia Bush padre che Bush figlio. Nel 2012 si era schierato con Mitt Romney, dicendo che gli Stati Uniti avrebbero avuto «mille anni di tenebre» se Obama fosse stato rieletto. Nel 2016 si era espresso a favore di Trump che, appresa la notizia della morte ha commentato: «Chuck Norris era un bravo ragazzo. Era davvero un duro. Non avresti voluto sfidarlo, te lo dico. Era un mio grande sostenitore».<br />Il 7 aprile 2009 pubblicò un articolo dove commentava il fatto che molte persone ignoravano le convinzioni religiose di Barack Obama lamentando «il clima di "correttezza politica" che serpeggia per l'intero paese, nel quale le persone hanno paura di manifestare le proprie convinzioni,...

March 17, 2026
Come Sal da Vinci a Sanremo, Bruno Mars conquista l'America
VIDEO: Risk It All ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=lY5V4hSLWY8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=lY5V4hSLWY8</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8479" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8479</a><br /><br />COME SAL DA VINCI A SANREMO, BRUNO MARS CONQUISTA L'AMERICA<br />di Raffaella Frullone<br /> <br /><br />Che il pop tornasse a cantare il matrimonio non era esattamente la previsione più scontata del nostro tempo. E invece sta accadendo. Se da noi il successo del brano di Sal Da Vinci a Sanremo ha mandato in tilt l'intellighenzia liberal - che vede come fumo negli occhi quel "Per sempre sì", con tanto di stacchetto che mette in evidenza l'anello nuziale e la promessa davanti nientepopodimeno che a Dio - negli Stati Uniti sta succedendo qualcosa di molto simile, ma probabilmente di portata ben maggiore.<br />Protagonista è Bruno Mars, con la sua Risk It All, ovvero "Giocati tutto", una ballata romantica che racconta una storia semplice quanto ormai controcorrente: una coppia che decide di sposarsi e di affrontare insieme il tempo, le difficoltà, la vita, buttando il cuore oltre l'ostacolo. Non l'amore liquido e intermittente che domina da anni la narrativa pop, non la fluidità sentimentale, ma una promessa che guarda all'eternità. <br />C'è da dire che Mars ha già onorato l'antica arte di donarsi tutta la vita con il suo successo del 2010 "Marry you", diventato la colonna sonora di molte proposte di matrimonio, soprattutto quelle che corrono sui social, un brano vivace e orecchiabile diventato presto coreografia.<br />In questo caso si va anche oltre, nel videoclip, in cui domina l'estetica romantica e cinematografica, ci sono alcuni dettagli che non sono passati inosservati: la location è una chiesa disseminata di statue dei santi, con una Madonna in bella vista, inoltre nei primi istanti della clip si intravedono un rosario e la Medaglia Miracolosa. Ma poi è lo stesso Mars mostrarsi seduto fuori e dentro la chiesa mentre suona la chitarra portando al collo quella stessa medaglia insieme a un crocifisso. Un immaginario esplicitamente cattolico dentro un prodotto pop globale: decisamente fuori dal comune.<br />Naturalmente nessuno pensa che Bruno Mars stia facendo teologia. Ma il segnale culturale resta interessante: nel pieno di un'epoca che racconta soprattutto relazioni fragili e fluide, senza prospettiva sul futuro, arrivano non una ma due canzoni che mettono in musica matrimonio e fedeltà.<br />E se da noi, dopo Sanremo, il pubblico ha trasformato il ritornello di Per sempre sì in un coro collettivo - cantato in piazza e soprattutto sui social - con Risk It All si prevede qualcosa di simile. <br /><br />RISK IT ALL<br />To hold your hand and call you mine<br />I'm tryna be your man 'til the end of time<br />Oh, I'll do anything, anything you ask me to<br />I would run through a fire<br />Just to be by your side<br />If your heart's on the line<br />You could take mine<br />Per tenerti la mano e chiamarti mia<br />Cercherò di essere il tuo uomo fino alla fine dei tempi<br />Farò qualsiasi cosa, qualsiasi cosa mi chiederai<br />Correrei attraverso il fuoco<br />Solo per essere al tuo fianco<br />Se il tuo cuore è in gioco<br />Potresti prendere il mio.<br /><br />L'AMORE PUÒ DURARE IN ETERNO<br />Da Napoli a Hollywood, da Sanremo alle classifiche americane, sembra emergere lo stesso filo rosso: dopo anni di storie usa-e-getta e amori a tempo determinato, il pop ricomincia a flirtare con l'idea che l'amore possa durare. Addirittura in eterno. Forse è solo una coincidenza musicale.<br />Oppure è il segnale di qualcosa di più semplice e profondo: anche nella cultura più disincantata resta una nostalgia ostinata per l'amore vero, quello indissolubile. E se perfino il pop ricomincia a cantarlo, forse è la volta buona che si ricominci a sposarsi.
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