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Appunti - di Stefano Feltri

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by Stefano Feltri

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Appunti è il progetto editoriale indipendente curato da Stefano Feltri che offre analisi, approfondimenti e inchieste realizzati insieme a giornalisti, esperti e scrittori. Nella versione podcast trovate le conversazioni con ospiti italiani e internazionali, la versione audio dei corsi di Appunti e di Appunti di Geopolitica, oltre a brevi episodi dedicati ai libri di saggistica più interessanti e utili per capire l’attualità. Appunti è un progetto di informazione indipendente, sostenuto soltanto dalle sue lettrici e lettori. Se pensi che sia importante, abbonati o regala un abbonamento a qualcuno a cui tieni

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Episode thumbnail for L'Italia e le guerre della NATO

June 25, 2026

L'Italia e le guerre della NATO

L’appuntamento di Appunti di Geopolitica, con Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi. Con noi c’è Rita Borriello, analista geopolitica del centro Spykman. In questo episodio: Italia: Il caso Meloni-Trump mostra i limiti strutturali dell’Italia: può rivendicare lealtà alla Nato o marginalità operativa, ma il suo spazio d’azione resta quello di una potenza intermedia. Trump: La guerra con l’Iran pesa sulla sua popolarità più per gli effetti interni, benzina, inflazione, instabilità, che per valutazioni morali o strategiche degli elettori americani. Israele: Netanyahu esce indebolito dall’eventuale riapertura del negoziato tra Stati Uniti e Iran, ma l’opinione pubblica israeliana resta largamente favorevole alla linea di guerra. Populismo: Mamdani, Burnham e Mélenchon non rappresentano una vera alternativa alla destra radicale: promettono soluzioni costose e irrealizzabili, finendo per rafforzare i populisti nazionalisti. Cina: Pechino cerca stabilità nel Golfo perché dipende dall’energia che passa da Hormuz, ma il suo peso crescente la trascina dentro crisi da cui vorrebbe restare fuori. Europa: I rapporti con la Cina sono resi ingestibili da interessi divergenti anche dentro gli stessi settori industriali: protezione, importazioni e accesso al mercato cinese spingono in direzioni opposte. Russia: Le petroliere fantasma non decidono la guerra, ma l’economia russa appare sempre più fragile. Il rischio è che Putin reagisca all’indebolimento con nuove escalation. Ucraina: Zelensky deve gestire non solo il fronte militare ma anche pressioni interne nazionaliste, che complicano i rapporti con la Polonia e con l’Europa. Hormuz: Lo stretto è insieme chokepoint energetico e possibile arma geopolitica. Cambiarne lo status avrebbe effetti a catena su Malacca, Mar Nero e rotte globali. Per approfondire c'è Appunti Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Episode thumbnail for Il mondo dopo la resa di Trump

June 18, 2026

Il mondo dopo la resa di Trump

L’appuntamento di Appunti di Geopolitica, con Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi. Con noi c’è Rita Borriello, analista geopolitica del centro Spykman. In questo episodio: Iran – L’Iran esce rafforzato, ma non vincitore. La tregua certifica soprattutto la sconfitta americana: Teheran non è stata piegata, lo Stretto di Hormuz diventa una leva negoziale e gli Stati del Golfo devono ricalcolare la propria sicurezza senza poter contare davvero sugli Stati Uniti. Stati Uniti – Trump appare intrappolato dalla propria guerra: non può rivendicare una vittoria, ma nemmeno ammettere la sconfitta. La crisi mostra che la potenza militare americana non basta più a imporre un ordine politico. Golfo – Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Oman e Pakistan cercano nuovi equilibri. Il dato più rilevante è che l’opzione militare contro l’Iran si è rivelata impraticabile: l’unica strada diventa negoziare con Teheran. Europa – L’Europa come soggetto unitario resta evanescente. Contano i singoli Stati: la Francia potrebbe provare a occupare spazi lasciati liberi dagli Stati Uniti, mentre gli altri Paesi europei cercano alternative alla dipendenza da Washington. NATO – Il vertice in Turchia si annuncia complicato. Gli aumenti di spesa militare promessi sono difficili da sostenere e la NATO appare sempre più in “polmone artificiale”, anche per le tensioni tra Grecia, Turchia e Cipro. Ucraina – La guerra in Iran può cambiare anche il fronte ucraino. Putin ha perso la sua carta migliore, cioè l’appoggio politico di Trump; questo potrebbe aprire spazi negoziali, ma sia Mosca sia Kyiv devono fare i conti con le rispettive ali oltranziste. Vaticano – Leone XIV esce rafforzato sul piano simbolico: un papa americano contro la guerra mentre gli Stati Uniti la perdono. Resta da capire se la Chiesa saprà trasformare questo capitale morale in peso politico reale. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

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June 10, 2026

Medio Oriente, il caos come strategia

L’appuntamento di Appunti di Geopolitica è in diretta ogni martedì alle 17.30, con Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi. Subito dopo, ecco il video per il pubblico di Appunti. In questa puntata possiamo contare sul contributo di Greta Cristini, analista geopolitica e repoter, tra i volti più noti dell’analisi geopolitica in tv, e curatrice su Substack della newsletter Extrema Ratio. In questo episodio: Iran – Donald Trump cerca una via d’uscita dalla crisi con Teheran, ma l’Iran si sente in posizione di forza. Ogni volta che sembra avvicinarsi un’intesa, falchi repubblicani o Israele alzano la posta e rendono più difficile chiudere il conflitto in modo dignitoso per Washington. Netanyahu – Benjamin Netanyahu segue una propria agenda, non sempre coincidente con quella americana. La guerra in Libano gli serve a mantenere aperto il fronte militare e a ostacolare un accordo più ampio tra Stati Uniti e Iran. Libano – Israele applica nel sud del Libano una tattica simile a quella usata a Gaza: bombardamenti sui villaggi sciiti, evacuazione della popolazione e costruzione di una zona cuscinetto. Il rischio è che il disarmo di Hezbollah passi attraverso una nuova guerra civile libanese. Hezbollah – Hezbollah non è solo una milizia filo-iraniana, ma anche il principale partito della comunità sciita e un attore nazionale libanese. Trattare il futuro del Libano senza coinvolgerlo rende fragile qualunque cessate il fuoco. Israele – La vera vulnerabilità israeliana è interna: consenso ancora possibile per Netanyahu, opposizione divisa, esercito sotto stress, riservisti logorati e conflitto aperto sulla leva degli ultraortodossi. La guerra esterna può trasformarsi in crisi civile interna. Turchia – Ankara emerge come possibile nuovo nemico strategico nella narrativa israeliana, dopo l’Iran. Ma i canali con Israele non sono del tutto chiusi e la Turchia resta un attore troppo centrale, anche per Nato ed Europa, per essere trattata come un avversario qualunque. Unifil – La missione Onu in Libano appare ormai svuotata: può mediare solo se le parti vogliono parlarsi. Se Israele e Hezbollah scelgono la guerra, i caschi blu non hanno né mandato né forza per incidere. Metodo – L’analisi geopolitica deve tenere insieme l’albero e la foresta: il lavoro sul campo serve a capire il mosaico locale, ma senza una cornice più ampia si rischia di perdersi nel dettaglio. Solo collegando micro e macro si capisce il Medio Oriente. Polarizzazione – Su Gaza e Israele il pubblico chiede spesso di schierarsi, ma l’analisi non coincide con la presa di posizione. Il compito è restituire complessità, anche quando questo scontenta chi cerca solo conferme. Prossimi segnali – Le variabili da seguire sono la tenuta apparente del cessate il fuoco, Hormuz, la politica interna israeliana, le elezioni americane e israeliane, e soprattutto le conseguenze economiche: energia, voli, bollette e instabilità sociale possono cambiare il quadro più della diplomazia. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

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